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Unhcr e guerra: "Vi racconto la paura negli occhi di chi fugge dalla martoriata Ucraina"

Quello che segue è il racconto di Karolina Lindolm Billing della sua recente missione in un Paese martoriato da oltre 100 giorni di guerra.

Unhcr e guerra: "Vi racconto la paura negli occhi di chi fugge dalla martoriata Ucraina"
Karolina Lindolm Billing.

Umberto De Giovannangeli Modifica articolo

5 Giugno 2022 - 12.52


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Il suo nome: Karolina Lindolm Billing. Il suo incarico: rappresentante dell’Unhcr, l’Agenzia delle Nazioni Unite per i rifugiati, in Ucraina. 

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Quello che segue è il racconto della sua recente missione in un Paese martoriato da oltre 100 giorni di guerra.

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Vi racconto la paura di chi fugge dalla guerra”

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.”Ho passato le ultime settimane a Kyiv, Poltava, Dnipro, Zaporizhia e ora a Vinnytsya, a incontrare sfollati interni, autorità locali, servizi di emergenza e volontari nei paesi ospiti.
La situazione è in divenire, e la prospettiva per le vittime innocenti di questa guerra brutale e insensata è molto fragile.


Ci sono persone che fuggono ancora dai combattimenti, altre che restano nei luoghi in cui hanno trovato riparo negli ultimi cento giorni; altri ancora stanno già tornando per ricostruire le loro case. Ho incontrato anche persone che sono ritornate, si sono rese conto che la situazione era pericolosa e sono fuggite di nuovo.
A Dnipro ho visto pullman in arrivo con persone evacuate da posti come Bakhmut. Erano visibilmente deboli e scosse. Molte erano anziane, avevano difficoltà a camminare da sole e avevano bisogno di aiuto. Queste persone non hanno più niente, o quasi.

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Per alcuni, è la seconda volta che fuggono dalle loro case dal 2014. Hanno bisogno di sostegno umanitario immediato: un posto dove dormire, abiti, prodotti per l’igiene, cibo, contributi in denaro e, cosa molto importante, counseling e primo soccorso psicologico.


L’Unhcr fino a questo momento ha assistito insieme ai suoi partner oltre 1,2 milioni di persone in tutta l’Ucraina. Di queste, 233.000 hanno usufruito dei servizi di protezione e counseling; 500.000 di beni essenziali quali materassi, coperte e lampade solari in zone prive di elettricità; e 73.400 hanno ricevuto assistenza vitale per mezzo di convogli umanitari diretti nelle zone più colpite.

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Abbiamo anche incrementato la capacità ricettiva di 182 centri collettivi e di accoglienza, in modo che le persone appena fuggite possano avere un luogo caldo e dignitoso dove dormire per un breve periodo. Questa settimana ho parlato con molti sfollati interni che vivono nelle strutture di accoglienza temporanee. Questa notte hanno un posto caldo dove dormire, ma non sanno cosa succederà domani o nei mesi a venire. Come ha detto un’anziana sfollata che ho incontrato ieri a Koziatin, nell’oblast di Vinnytsya: “La nostra domanda principale è: dove andiamo adesso?” Sapeva che la permanenza nel centro di accoglienza sarebbe stata temporanea.
A Dnipro ho conosciuto la sessantenne Iryna nel dormitorio dell’Accademia Statale di Educazione Fisica e Sport.
Era fuggita con suo marito, sua figlia, suo genero e i loro due bambini da un rifugio di Kharkiv. Cercano un appartamento in affitto a Dnipro, ma non possono permetterselo.


Iryna mi ha detto: “Tutti vogliamo tornare a casa, ma Kharkiv è ancora una zona pericolosa. E non possiamo andarci, per via dei bambini. Uno dei miei nipoti ha già cominciato ad avere reazioni neurologiche allo stress: a volte ha dei tic nervosi che gli deformano il viso”.

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In un dormitorio di Poltava ho incontrato persone che erano tornate a Kharkiv e avevano scoperto che non era ancora possibile ricostruire le loro case o riprendere il lavoro, e così sono tornate a Poltava.
Mentre continuiamo a cercare di raggiungere le persone nascoste nei rifugi nelle aree soggette a bombardamenti pesanti, stiamo anche aumentando l’impegno per sostenere gli sfollati a medio e lungo termine; per gettare le basi per un recupero e per soluzioni durevoli.


Con l’aumentare dei rischi e delle necessità, la protezione deve essere al centro della nostra risposta. Tutti sono traumatizzati. Il sostegno psicosociale è essenziale per il recupero. I bisogni sono enormi. Alcuni sono fuggiti senza documenti di identità e hanno bisogno di aiuto per riceverne di nuovi, per poter avere accesso a diritti e servizi. Con il crescere della povertà stanno aumentando anche i rischi di sfruttamento, di abuso e di strategie adattative dannose.

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Molte persone con cui ho parlato hanno raccontato che alcuni ritornano nelle loro case, anche in zone dell’oblast di Luhansk, perché semplicemente non possono permettersi le spese di essere sfollati.


L’Unhcr sta anche potenziando i programmi che aiuteranno le persone a riparare tetti, finestre, porte e buchi nei muri delle case danneggiate. Negli oblast di Donetsk e Luhansk e in alcune zone intorno a Kyiv, abbiamo fornito kit di emergenza per impedire alla pioggia di entrare dai tetti. Finora 24.300 famiglie hanno ricevuto questi kit di emergenza. Stiamo anche lavorando per sostenere la ristrutturazione e il cambio di destinazione d’uso di edifici che possono essere trasformati in centri collettivi a medio termine, per persone che devono uscire dai centri di accoglienza temporanea ma non possono permettersi l’affitto di una casa.
Ma questo non basterà.


L’inverno si avvicina. E gli inverni in Ucraina possono essere di una durezza estrema. Avere un posto caldo, sicuro e dignitoso dove stare può salvare la vita. Quindi l’Unhcr, in quanto prima organizzazione nella distribuzione di beni non alimentari e di riparo, sta preparando insieme ai suoi partner una panoramica dei tipi di sostegno specifico di cui le famiglie vulnerabili avranno bisogno il prossimo inverno, a complemento dell’assistenza fornita da autorità nazionali, Nazioni Unite e dai nostri partner umanitari”.

Così la rappresentante dell’Unhcr in Ucraina.

Torture e stupri

Numerosi casi di tortura di civili si registrano nei territori liberati dagli occupanti razzisti”, denuncia il difensore civico ucraino Lyudmila Denisova su Telegram. “Bambini di meno di 10 anni uccisi con segni di stupro e tortura sono stati trovati nella città di Irpin”, aggiunge. “Nella regione di Kiev – spiega ancora -, il ‘campo per bambini di Prolisok’ ha ospitato per tre settimane la base di un’unità dell’esercito razzista. Nel seminterrato sono stati trovati cinque cadaveri di uomini con le mani legate dietro la schiena. Sono stati torturati e poi uccisi a sangue freddo. Una delle vittime aveva il cranio schiacciato”, aggiunge. “Altri uomini sono stati uccisi con un colpo alla parte posteriore della testa o del torace”.

I racconti sono drammatici. Nel villaggio di Viktorivka, nella regione di Chernihiv, che è stata sotto occupazione per 25 giorni, afferma Denisova, “i razzisti hanno tenuto la gente in ostaggio nei sotterranei, compresi anziani e neonati. I residenti venivano scortati anche per raccogliere un secchio d’acqua. Non venivano fornite cure, nemmeno a quelli la cui vita dipendeva da trattamenti medici. Un uomo con l’asma è morto. I soldati russi hanno ordinato agli ostaggi di seppellire il corpo nei boschi. A causa delle condizioni di vita inumane e alle infezioni portate dagli occupanti, è aumentato il numero di malattie, compresa la varicella”.Denisova ha riferito anche di almeno altre tre persone torturate trovate nel distretto di Konotop nella regione di Sumy sul luogo dove erano accampati i soldati russi. “Torturare e uccidere civili è un crimine contro l’umanità e un crimine di guerra in base agli articoli 7 e 8 dello Statuto di Roma della Corte penale internazionale”, ricorda Denisova, che fa appello alla Commissione di inchiesta Onu per le violazioni dei diritti umani.

“Dal primo giorno dell’invasione su vasta scala dell’esercito russo sul territorio ucraino noi registriamo, documentiamo e raccogliamo le prove di tutti i crimini commessi dall’esercito della Federazione russa sul nostro territorio. Ad ora i procuratori della regione di Kiev sono occupati nella gestione di oltre 2.600 procedimenti penali di crimini di guerra”. Lo dichiara Khomenko Oleksii, capo della Procura regionale di Kiev. Le inchieste aperte vanno da “attentato all’integrità territoriale e all’inviolabilità dell’Ucraina, a violazione delle leggi e dei costumi di guerra”. 

In particolare – sottolinea Oleksii – “ci sono stati numerosi attacchi di missili e di artiglieria contro le case dei civili, che hanno portato alla morte delle persone” e tante “fucilazioni di civili che tentavano di fuggire dai luoghi dei combattimenti. Inoltre stiamo indagando sugli omicidi e le torture avvenuti durante l’occupazione dei centri abitati della regione di Kiev”. Dal 24 febbraio a oggi nell’intera regione «stando ai dati del registro Unico delle inchieste pregiudiziali a causa delle azioni belliche sono morti oltre 1.500 civili, ci cui 178 donne e 44 bambini. 165 corpi non sono ancora stati identificati», fa sapere il capo della Procura di Kiev. 

Dalla parte dei bambini

Ecco il report di 100 giorni di guerra visti e subiti dai più indifesi tra gli indifesi, fatto da chi è sempre dalla parte dei bambini: Save the Children.

“Dal 24 febbraio, in Ucraina, tutti i bambini sono in grave pericolo di danni fisici e di gravi disagi emotivi. I combattimenti hanno esacerbato una situazione umanitaria già grave. Prima dell’escalation della violenza, molti bambini nell’Ucraina orientale erano già troppo spaventati per frequentare le lezioni e angosciati dalla presenza di soldati armati dentro e intorno alle loro scuole.

In 100 giorni di guerra, sono state danneggiate e distrutte dai bombardamenti e dall’intensificarsi del conflitto, almeno 1.888 scuole. Più del doppio delle 750 attaccate nei primi 7 anni di conflitto nella parte orientale del paese. 

Ogni guerra è una guerra contro i bambini

Attualmente, 7 milioni e mezzo di bambini si trovano senza istruzione. Sebbene sia una priorità assoluta per bambini e genitori in crisi, troppo spesso è il primo servizio a essere sospeso e uno degli ultimi a riprendere.

Ma per molti minori sfollati all’interno del Paese, le scuole non colpite sono diventate un luogo di riparo dalla violenza incessante del conflitto. Come le testimonianze che ci arrivano dal campo, in cui a parlare è Mariia*, una bambina di soli 10 anni, che è stata costretta a scappare, sotto le bombe, e lasciarsi tutto alle sue spalle 

“Quando abbiamo lasciato la nostra regione d’origine, ero felice che non avremmo sentito più quelle esplosioni. Ma ero triste di lasciare la casa, il nostro appartamento”, ha detto Mariia. “Ora viviamo in un’atmosfera diversa, ci sono molte persone qui. Tutto è cambiato. Fisicamente mi sento bene, ma emotivamente è stato difficile. Spero di poter tornare a casa. Se non sarà possibile, ci sistemeremo qui. Spero che tutte le persone stiano bene e trovino serenità”.

Da aprile Mariia e la sua famiglia vivono in una classe e condividono i bagni con altre 60 persone nella scuola di Chernivtsi, nell’Ucraina occidentale. La madre, Olena*, ha spiegato che il conflitto sta mettendo a dura prova la salute fisica e mentale di sua figlia.

100 giorni di paura

Se continuano gli attacchi alle scuole, i minori come Mariia continueranno a sopportare il peso maggiore della guerra. Un singolo attacco non solo può causare danni devastanti ai bambini, fisici ed emotivi, ma anche privare centinaia di studenti della possibilità di ricevere un’istruzione di buona qualità. Ogni giorno che passa, mette sempre più a rischio le vite e il futuro dei bambini.

“Il fatto che il numero di scuole bombardate negli ultimi 100 giorni sia più che raddoppiato rispetto ai 7 anni di conflitto prima di questa escalation è assolutamente deprecabile. Ogni attacco a una scuola è un attacco ai bambini”, ha affermato Onno van Manen, Direttore pro tempore di Save the Children in Ucraina.

Occorre fare ogni sforzo per trovare una soluzione diplomatica e scongiurare una guerra ancora più catastrofica. Chiediamo fermamente a tutte le parti in conflitto di cessare gli attacchi e le minacce contro le scuole e di astenersi da qualsiasi uso militare delle strutture educative. La presenza di forze militari o altri gruppi armati nelle scuole danneggia le strutture, interrompe l’istruzione degli studenti e può provocare attacchi da parte delle forze avversarie. Le scuole devono essere protette come spazi sicuri che offrono riparo dai pericoli e l’opportunità di imparare e giocare”.

Fin qui Save the Children

Quasi 14 milioni di ucraini sono stati costretti a fuggire dalle loro abitazioni a causa dell’invasione russa. Lo ha affermato la responsabile Onu della crisi in Ucraina, Amina Avada. “Le famiglie e le comunità sono state distrutte e sradicate. In poco più di tre mesi, circa 14 milioni di ucraini sono stati costretti a fuggire dalle proprie case, la maggior parte dei quali donne e bambini: la portata e la velocità di tale trasferimento sono sconosciute alla storia”, si legge nella nota.

Non ci saranno vincitori”

La guerra tra Kiev e Mosca “non avrà vincitori”. Così Amin Awad, inviato speciale dell’Onu in Ucraina.

Gli ultimi bollettini mostrano che l’esercito russo continua la sua lenta avanzata, mentre Kiev chiede maggiori sostegni, soprattutto armi, agli alleati occidentali. Ma al di là dei piccoli passi avanti di Mosca, e dell’eventuale rafforzamento della resistenza ucraina, l’impressione è che la guerra sia in una fase di stallo, in attesa magari della ripresa dei negoziati, fermi da settimane. “Abbiamo bisogno di pace. La guerra deve finire”, ha esortato Awad, che in una nota ha invitato le parti a sedersi di nuovo intorno a un tavolo.

L’invasione russa lanciata il 24 febbraio “ha messo a dura prova la popolazione civile”, dice Awad, con “distruzioni, devastazioni in città e villaggi” ma anche “vite, case, posti di lavoro e opportunità persi”. Da diverse settimane gli eserciti ucraino e russo si scontrano nell’est del Paese, nel bacino minerario del Donbass, ormai obiettivo prioritario per Mosca, come nel sud, dove funzionari russi hanno accennato a una possibile annessione dei territori occupati.

“In poco più di tre mesi, quasi 14 milioni di ucraini sono stati costretti a fuggire dalle loro case, la maggior parte sono donne e bambini”, ha continuato Awad nella dichiarazione, definendo il fenomeno “senza precedenti nella Storia”.

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