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Il politologo russo Gromyko: "Per un negoziato l'Ucraina deve essere neutrale..."

Allontanato lo scorso marzo dal Comitato scientifico presso il Consiglio di sicurezza, al Corriere: "La Nato non ha mai dato ascolto alla Russia. Con l'ingresso di Finladia e Svezia si creeranno nuovi focolai di tensione"

Il politologo russo Gromyko: "Per un negoziato l'Ucraina deve essere neutrale..."
Gromyko

globalist Modifica articolo

4 Giugno 2022 - 10.59


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“Più si va avanti, più sarà impossibile per Mosca ritirare le truppe dalle aree già conquistate. So di essere brutale, ma è la realtà dei fatti. La prima cosa da fare dovrebbe essere il ritorno a uno status di neutralità dell’Ucraina”. Lo dice al Corriere della Sera il politologo russo Aleksej Gromyko, nipote di Andrej Gromyko (ministro degli Esteri dell’Urss dal 1957 al 1985), direttore dell’Istituto europeo dell’Accademia delle scienze russa.

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All’inizio dello scorso marzo questo cognome così importante è tornato d’attualità. Il professore, 52 anni, studioso di affari internazionali, integrazione e sicurezza europea, è stato allontanato dal Comitato scientifico presso il Consiglio di sicurezza con una nota firmata direttamente da Vladimir Putin per aver scritto e firmato insieme ad altri suoi colleghi un documento sgradito sull’Operazione militare speciale.

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Il professore ritiene che quello in Ucraina non sia solo un conflitto locale, che non lo sia mai stato. “Un ruolo enorme nell’influenzare e rimodulare l’idea della Russia sulla propria sicurezza è stato giocato negli ultimi trent’anni dal processo di allargamento della Nato verso Est” afferma. Difficile però, secondo Gromyko, trovare un tavolo di confronto con la Nato.

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“Nel 2020 la Russia ha proposto una moratoria sulla dislocazione dei missili di media e corta gittata in Europa, sulla base di un documento preparato da questo istituto. Alla Nato nessuno ci diede ascolto – prosegue – Il modo in cui l’Occidente ha gestito fin dall’inizio la vicenda ucraina rappresenta una profonda delusione, anche a livello personale. Questa militarizzazione della diplomazia è desolante, per tutti. Quanto a me, non mi reputo certo un dissidente. Sono solo un cittadino russo che desidera la fine di questa tragedia”.

A proposito dell’ingresso di Finlandia e Svezia nella Nato il professore sostiene che “la destabilizzazione in Europa è destinata ad aumentare, con la nascita di nuovi focolai locali di tensione”. “Non si può stabilizzare un conflitto militare come quello in Ucraina facendo ricorso a una destabilizzazione militare ancora maggiore – commenta – C’è un tempo per ogni cosa”. Il professore ritorna poi sull’allontanamento dal Comitato scientifico presso il Consiglio di sicurezza con una nota firmata da Vladimir Putin, per aver scritto insieme ad altri suoi colleghi un documento sgradito sulla “operazione militare speciale”.

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“Noi eravamo e siamo convinti della necessità urgente di un cessate il fuoco temporaneo – afferma – Quel testo, frutto di settimane di lavoro, sosteneva anche la necessità di creare corridoi umanitari, come poi è avvenuto. E conteneva alcuni punti di stretta attualità, come la continuazione dei colloqui sulla stabilità strategica tra Russia e Usa, oggi sospesi, ma dai quali nessuno è ancora ufficialmente uscito. Bisogna trovare a ogni costo un modo per riavviare il dialogo tra il mio Paese e l’Occidente”.

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