Ucraina: Polonia, Gran Bretagna e Svezia mandano altre armi per fermare l'avanzata russa
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Ucraina: Polonia, Gran Bretagna e Svezia mandano altre armi per fermare l'avanzata russa

Da Varsavia è previsto l'invio di una sessantina di obici semoventi Krab del calibro di 155 mm. Si tratterebbe della commessa più importante mai ricevuta dai polacchi nell'ambito degli armamenti

Ucraina: Polonia, Gran Bretagna e Svezia mandano altre armi per fermare l'avanzata russa
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2 Giugno 2022 - 21.46


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Altre armi in arrivo a Kiev. Dopo i lanciarazzi multipli annunciati da Washington e probabilmente già posizionati nell’Europa orientale o forse addirittura già entrati in Ucraina, anche Polonia, Gran BretagnaSvezia hanno annunciato oggi nuove forniture per contrastare l’avanzata russa.

Da Varsavia è previsto l’invio di una sessantina di obici semoventi Krab del calibro di 155 mm. Si tratterebbe della commessa più importante mai ricevuta dai polacchi nell’ambito degli armamenti. Londra, invece, ha confermato in giornata la fornitura di missili a lungo raggio. Una decisione presa in accordo con Washington, ha precisato il ministro della Difesa Ben Wallace, e «strettamente coordinata» con l’invio americano del sistema Himars ufficializzato ieri.

Anche Stoccolma si sta dimostrando particolarmente attiva: missili antinave, lanciagranate e fucili di precisione saranno presto spediti in Ucraina. Il fronte atlantico, nord ed est europeo si sta confermando particolarmente sensibile alle richieste di Kiev mentre altri paesi continentali mantengono una linea più cauta.

Zelensky e il suo entourage hanno assicurato i partner occidentali che con le nuove armi non sarà colpito il territorio russo ma è innegabile che con queste forniture e il necessario addestramento, l’esercito ucraino sarà in grado di difendersi e contrattaccare con maggiore successo rispetto alle ultime settimane. Un obiettivo sempre più indispensabile per evitare di capitolare definitivamente in Donbass, dove ormai le forze nemiche avrebbero in mano quasi l’80% di Severodonetsk.

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Il fiume, che consente il passaggio dalla provincia di Lugansk a quella di Donetsk, sarebbe però ancora sotto il controllo di Kiev e il suo attraversamento potrebbe richiedere qualche altra settimana. Il tempo necessario, forse, per l’arrivo dei nuovi equipaggiamenti militari sul fronte sud-orientale e per non cedere ulteriori territori. 

Intanto, la guerra continua a fare vittime anche a Kharkiv, la seconda città ucraina situata a nord del Donbass. Una scuola è stata colpita la notte scorsa e una donna ha perso la vita. Secondo le autorità russe l’aviazione di Mosca avrebbe distrutto nella città e nella sua periferia numerose postazioni militari. E mentre si lavora per una missione navale internazionale, con l’appoggio dell’Onu, per scortare le navi in uscita dai porti sul Mar Nero e consentire l’esportazione del grano, per la prima volta dal 24 febbraio è intervenuta ufficialmente Angela Merkel.

L’ex cancelliera, che più di qualcuno, all’inizio del conflitto, aveva proposto come figura di garanzia per trattare direttamente con Putin, ha espresso totale «solidarietà all’Ucraina invasa e attaccata dalla Russia» e il pieno sostegno «all’autodifesa» di Kiev. Bisogna «porre fine a questa barbara guerra di aggressione» che è un’evidente violazione del diritto internazionale. Chissà che la Merkel non possa ritornare in gioco, in una fase in cui trattative e negoziati sono purtroppo fermi al palo.

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