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Chi è Elisabeth Borne: dopo 30 anni la Francia avrà una donna primo ministro

L'Eliseo ha dato l'annuncio: "E' la scelta della competenza al servizio della Francia, di una donna di principi, d'azione e di realizzazione". La prima donna fu la socialista Edith Cresson, eletta da Francois Mitterrand

Chi è Elisabeth Borne: dopo 30 anni la Francia avrà una donna primo ministro
Elisabeth Borne

globalist

17 Maggio 2022 - 10.54


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La Francia di Macron per la prima volta dopo 30 anni nomina una donna come primo ministro: Elisabeth Borne, 61 anni, già ministra del Lavoro e nel governo da quando Macron è stato eletto la prima volta nel 2017.
“E’ la scelta della competenza al servizio della Francia, di una donna di principi, d’azione e di realizzazione”, ha annunciato l’Eliseo.

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Per Marine Le Pen, Macron prosegue con la Borne “la sua politica di disprezzo e saccheggio sociale”. All’opposizione di gauche, Jean-Luc Mélenchon parla di “una delle figure più dure del maltrattamento sociale”. Origini di sinistra, fama di grande competenza e già ministra dei Trasporti nel governo di Edouard Philippe, poi della Transizione ecologica, quindi del Lavoro con Jean Castex, Elisabeth Borne è la seconda donna nella storia a guidare un governo francese. La prima, 30 anni fa con François Mitterrand, fu la socialista Edith Cresson, che rimase però in carica meno di un anno, travolta da un’impopolarità senza precedenti.

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Con la Borne, alla quale i detrattori rimproverano una certa freddezza e mancanza di flessibilità – in particolare nelle trattative con i partner sociali – si apre il secondo mandato di Macron, con il quale oggi nel primo incontro all’Eliseo ha già parlato di formazione del nuovo governo. Una struttura che dovrebbe essere annunciata in brevissimo tempo ma che poi – come la stessa premier – sarà sottoposta alla verifica delle elezioni legislative di metà giugno. Nel caso di una clamorosa sconfitta – di fatto una sconfessione da parte dell’elettorato – il governo cadrà e dovrà essere nominato un nuovo premier.

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Borne ha avuto un’infanzia difficile, il padre – scampato all’Olocausto – morì quando lei aveva soltanto 11 anni, lasciando la madre senza risorse. Le risorse per i suoi brillanti studi – si diplomò al Politechnique – le arrivarono dai sussidi dello Stato per gli orfani di francesi vittime della guerra. La sua carriera cominciò da giovanissima, addirittura sotto Mitterrand, poi fu fra i consiglieri del premier socialista Lionel Jospin, quindi stretta collaboratrice di Ségolene Royal.

Negli anni si è costruita una fama di paziente e instancabile costruttrice di accordi, riforme, intese, soprattutto nel settore dei trasporti. Sul suo tavolo – nel dopo Castex e all’inizio del secondo mandato di Macron – finiranno subito temi scottanti come la rivalutazione del potere d’acquisto promessa da Macron e cavallo di battaglia dei suoi avversari alle presidenziali. Ma anche le conseguenze della guerra e la pianificazione ecologica sulla quale il presidente ha annunciato fin dalla sera della sua rielezione di voler puntare molto.

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Macron ha scelto dopo aver oscillato fino all’ultimo ed aver optato per la prudenza. La Borne non era la sua prima scelta, la preferita del presidente era Catherine Vautrin, ex Républicains ma già bruciata appena si è saputo della sua candidatura: troppo conservatrice, vicina alla destra, ostile alle nozze gay. Oggi, prima dell’investimento della Borne, ha salutato con grande cordialità Jean Castex, che lo ha accompagnato per 20 mesi. Era stato nominato come premier “delle riaperture” dopo il lockdown con Edouard Philippe, ha rappresentato la Francia di provincia e la fedeltà all’impegno. Ha salutato sorridendo ed ha escluso ambizioni politiche, almeno nell’immediato.

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