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Siamo patrioti, non nazisti". Il vice comandante del Battaglione Azov parla con gli israeliani di Haaretz

Il Battaglione Azov raccontato dal suo vice comandante Svyatoslav Palamar, in una intervista di straordinario interesse e attualità fatta dall’inviata di Haaretz in Ucraina, Liza Rozovsky

Siamo patrioti, non nazisti".  Il vice comandante del Battaglione Azov parla con gli israeliani di Haaretz
Il vice comandante del Battaglione Azov, Svyatoslav Palamar,

Umberto De Giovannangeli

14 Maggio 2022 - 17.17


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Il Battaglione Azov raccontato dal suo vice comandante in una intervista di straordinario interesse e attualità fatta dall’inviata di Haaretz in Ucraina, Liza Rozovsky, e che Globalist propone ai lettori italiani.

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“Ecco chi siamo”

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Scrive Rozovsky: “In un’intervista con Haaretz, il vice comandante del Battaglione Azov, Svyatoslav Palamar, ha discusso la situazione dei soldati che si sono barricati nelle cantine e le aspettative di aiuto da parte di Kyiv e della comunità internazionale. L’alto ufficiale dell’unità militare, istituita nel 2014 con l’obiettivo di difendere la città di Mariupol dall’aggressione russa, ha parlato anche della sua percezione di Israele, nonché dell’affermazione che tra i suoi soldati vi siano elementi nazisti”.

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Le forze separatiste hanno detto che, dal momento che i civili sono stati evacuati da Mariupol, non avranno pietà di coloro che vi rimarranno. Cosa vi aspettate?

“Ci aspettiamo che i nostri politici, con il sostegno di altre nazioni, trovino comunque una soluzione, che sarebbe l’evacuazione delle nostre forze. Qui ci sono molti uomini a cui non possiamo dare un’assistenza medica adeguata. Le aree dove teniamo i feriti sono state sottoposte a massicci bombardamenti e ci sono poche medicine, pochi strumenti per effettuare operazioni e la situazione dei feriti è molto grave. Chiediamo alla Croce Rossa, alle Nazioni Unite, ai politici forti del mondo di rendere possibile il salvataggio dei nostri uomini. La condizione più importante è un cessate il fuoco per raccogliere i feriti. Anche la Russia ha delle perdite: anche loro hanno bisogno di raccogliere i cadaveri perché fa già caldo e i corpi sono stati sepolti a lungo sotto le macerie. L’aria è tossica. Non solo per i corpi dei morti, ma anche per il fumo, i missili e così via”.

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Realisticamente parlando, quanto resisterete?

“La situazione è molto grave e stiamo cercando di risparmiare munizioni, ma il tempo passa e la cosa peggiore sono i nostri feriti. Questa è la nostra priorità – gli uomini e le donne che hanno combattuto con coraggio – devono essere aiutati”.

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Quante donne ci sono ora tra di voi?

“Non voglio indicare un numero, ma credetemi, ce ne sono molte. Ci sono anche donne che sono state uccise”.

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Il presidente Volodymyr Zelensky ha detto che non c’è alcuna possibilità militare di sfondare a Mariupol. Pensa che la vostra leadership stia facendo tutto il possibile per liberarvi?

“Loro dicono che stanno facendo tutto il possibile, ma io penso che noi abbiamo fatto l’impossibile. Pertanto, chiediamo anche a loro di fare l’impossibile. Di portare via la mia gente e quella delle unità sorelle che sono qui: i marines, la guardia costiera, le guardie di frontiera e le forze di difesa territoriale. Le donne e gli uomini che sono qui presenti. Nella storia dell’umanità esiste la pratica di evacuare il personale militare con il supporto di una terza parte – sia che si tratti di un paese terzo, neutrale, sia che si tratti del territorio ucraino”.

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Mercoledì è apparso sui social media un video di un combattente della Guardia Costiera, che si è identificato come ebreo, proveniente da un’altra unità all’interno dell’impianto Azovstal, in cui si appella ai legislatori israeliani. Si è rivolto al Primo Ministro Naftali Bennett e ai membri russofoni della Knesset Yuli Edelstein del Likud e Evgeny Sova, Yulia Malinovsky e Alex Kushnir di Yisrael Beiteinu e ha chiesto che Israele aiuti a evacuare le forze ucraine da Mariupol.

“Si è rivolto ai vostri politici e alla nazione di Israele”, dice Palamar. “Lui pensa, e lo penso anch’io, che Israele sia un Paese forte, che combatte da molto tempo e che protegge i suoi soldati. Sappiamo che Israele prende sul serio i membri delle sue forze armate, che difendono il vostro Paese sia dagli attacchi territoriali sia dai terroristi che compiono attentati. La stessa cosa sta accadendo qui. Credo che questo sia terrore. Non c’è altro nome per definirlo”.

L’impianto di Azovstal è già stato paragonato a Masada, dove si asserragliarono i combattenti ebrei che si ribellarono all’Impero romano e alla fine furono tutti uccisi. Capisce che questo potrebbe essere anche il suo destino?

“Ogni minuto. Da un momento all’altro ci aspettiamo di essere uccisi”.

La propaganda russa sostiene che siete nazisti. Ma oltre alla propaganda, da anni ci sono testimonianze di media indipendenti e rapporti internazionali che indicano che i combattenti di Azov hanno posizioni di estrema destra.

“Che cos’è il nazismo? Quando qualcuno pensa che una nazione sia superiore a un’altra, quando qualcuno pensa di avere il diritto di invadere un altro Paese e distruggere i suoi abitanti – questo è terrore, questa è violenza, questi sono crematori e campi di filtraggio. Questo è aggrapparsi a una religione o a un’idea. Cosa sta succedendo qui? Noi crediamo nell’integrità territoriale del nostro Paese. Non abbiamo mai attaccato nessuno e non abbiamo mai voluto farlo. La nostra unità si è riunita quando il nostro Paese è stato attaccato [nel 2014], e la nostra massima priorità è difendere il nostro Paese. Non pensiamo, e non abbiamo mai pensato, di essere migliori di altri. Con noi prestano servizio persone di diverse nazionalità – greci, ebrei, musulmani, tatari di Crimea – e anche se un tempo tra noi c’erano hooligan del calcio che urlavano negli stadi, quelle sono posizioni di giovani che sono cambiate perché siamo un’unità militare. Non abbiamo ambizioni o posizioni politiche. Con noi prestano servizio solo cittadini ucraini. Non ci sono cittadini stranieri con noi perché questo è vietato dalla legge”.

Qualche giorno fa ho parlato con un’ex residente di Mariupol, la quale ha affermato che i combattenti di Azov vanno in giro con simboli nazisti, con svastiche. È una bugia?

“Parlano del nostro simbolo, “l’idea della nazione”. Il suo significato è che l’idea principale di quello che una volta era un reggimento e ora è il nostro battaglione è la difesa dei nostri ideali nazionali. Penso che ogni civile e ogni soldato di ogni nazione – questa è la sua idea, perché spetta a tutti difendere i propri interessi nazionali, soprattutto se il Paese gli dà le armi”.

Insisto.  Può dire che i combattenti del battaglione non hanno delle vere e proprie svastiche tatuate sul corpo?

“Non ci sono svastiche. Può darsi che ci siano iscrizioni in lettere slave antiche, o un’iscrizione runica pagana. Ogni individuo tra noi può credere a ciò che vuole qui nell’unità. Viviamo tutti in pace”.

A Zaporizhzhia ho incontrato i rifugiati di Mariupol e ho parlato con persone evacuate a Rostov, in Russia. Tutti hanno ripetuto la stessa affermazione: “Hanno sparato da tutte le direzioni mentre erano nei sotterranei. Hanno sottolineato che non erano solo i russi a sparare, ma anche i soldati ucraini – indiscriminatamente, contro le case. Capisco che quando ci sono battaglie di strada, non c’è un’alternativa. La domanda è un’altra: Ne è valsa la pena? Kherson, per esempio, si è arresa senza combattere, ed è occupata, ma non ci sono state vittime di questa portata. La strenua difesa di Mariupol è valsa la pena?

“Se ne è valsa la pena? Siamo qui perché non è stato dato nessun altro ordine, e per ora non c’è nessun altro ordine. Dobbiamo mantenere la linea. Siamo soldati e dobbiamo agire secondo gli ordini. Lo facciamo per il bene del nostro Paese. Non voglio credere e non voglio capire i ragazzi che si sono ritirati senza combattere e senza un ordine. Penso che se ci fosse stata resistenza nelle zone dove sono arrivati i russi [Kherson e Melitopol], la situazione sarebbe stata completamente diversa. Perché hanno agito così? Non lo so. Non avevamo aerei, missili o lanciarazzi a più canne. Tutta la distruzione è derivata proprio da questi attacchi [russi]. È vero che nelle battaglie di strada può succedere di tutto, ma tutte le nostre unità hanno lavorato con la massima cautela. Non abbiamo mirato alle case, ma piuttosto ai veicoli russi vicino alle case. Dovete capire questo. Inoltre, dovete capire che il nemico usava mezzi illegali: Per esempio, hanno fatto indossare ai civili dei nastri bianchi [che simboleggiano l’appartenenza alle forze russe]”.

In un’intervista rilasciata ai giornalisti russi circa un mese e mezzo fa, Zelenskyy ha detto di averle suggerito di andarsene e che lei ha risposto di non volerlo fare.

“Non era un ordine, ma una conversazione in cui ci è stato chiesto quale fosse la nostra situazione qui, a quel tempo. La situazione era molto grave. C’erano molte vittime e morti. Uscire da un assedio come questo significa perdere il 90% delle persone. E questo solo nel caso in cui fossimo riusciti a “sfondare” l’assedio in battaglia senza portare con noi i morti e i feriti. Se li avessimo portati con noi, saremmo stati uccisi tutti. Cosa avremmo pensato di noi stessi dopo aver abbandonato i nostri feriti e i nostri morti? Perciò abbiamo detto: “Signor Presidente, non saremo in grado di farlo”. Pertanto, non c’è stato alcun ordine del genere”.

L’intervista finisce qui. 

Chi è Andriy Biletsky, il fondatore del Battaglione Azov

A raccontarlo, in un documentato report su InsideOver, è Mauro Indelicato.

Scrive tra l’altro Indelicato: “Biletsky viene considerato non solo fondatore, ma anche ideologo del Battaglione Azov. Proviene da un’altra città dell’est, ma a nord, ossia Kharkiv. Nato nel 1979, si laurea in storia nel 2001 con una tesi proprio sull’esercito insurrezionale ucraino. Aderisce all’organizzazione politica di estrema destra Tryzub nel 2003, così come risulta iscritto al partito social-nazionale dal 2002. Lo lascia quando la formazione politica si trasforma nell’attuale partito Svoboda, aderendo a Patrioti dell’Ucraina.

Nel 2011 è una figura di spicco dell’estrema destra ucraina, quando a Kharkiv viene raggiunto da alcuni uomini armati e ferito da colpi di arma da fuoco. Per le autorità si tratta di un regolamento di conti interno agli ambienti della destra. Pochi mesi dopo viene arrestato per le sue attività considerate insurrezionali e finalizzate al terrorismo all’interno del gruppo Patrioti dell’Ucraina. Quando fonda il Battaglione Azov diventa un riferimento sia ideologico che militare. Il giornalista militare britannico Askold Krushelnycky, che segue le vicende nell’est dell’Ucraina, lo intervista nel giugno 2014 e lo descrive come un “generale freddo nel dare indicazioni militari”.La guerra nel Donbass lo lancia anche in politica. Il successo del Battaglione Azov contro i separatisti a Mariupol gli conferisce infatti una certa notorietà e nelle elezioni parlamentari del 2014 conquista un seggio come indipendente. Ma il ruolo di parlamentare è incompatibile con la divisa militare e lascia quindi la direzione del Battaglione nel 2016. Nel 2019 non viene rieletto: le liste di estrema destra infatti non raggiungono il quorum e vengono emarginate dal contesto politico ucraino.

Biletsky però resta uno dei riferimenti politici più importanti del Battaglione Azov. Tanto che nella guerra scoppiata nel 2022 contro la Russia viene segnalato nelle trincee attorno la capitale Kiev.

Nel gennaio 2015 il Battaglione viene promosso nel rango del Reggimento Operazioni Speciali, i suoi membri risultano stipendiati regolarmente come tutti i soldati ucraini e sono quindi sottoposti alla legislazione civile e militare ucraina.

I crimini di guerra del Battaglione Azov

La scelta operata da Kiev non manca di suscitare perplessità sia in Ucraina che all’estero. Sotto accusa è in primo luogo l’ideologia dei membri del Battaglione Azov, considerata di estrema destra e legata a partiti e movimenti neonazisti e suprematisti bianchi. A Biletsky ad esempio nel 2010 è attribuita la frase secondo cui “l’Ucraina è chiamata a guidare le razze bianche in una crociata finale”. L’inclusione del Battaglione nell’esercito aumenta le accuse della Russia contro il nuovo governo di Kiev, reo secondo Mosca di sostenere elementi neonazisti e russofobi. Ma il dito a livello internazionale viene puntato anche sul modus operandi del Battaglione. Nel 2014 Amnesty Internazional denuncia al premier ucraino di allora, Arsenij Jacenjuk, crimini e abusi da parte dell’Azov contro combattenti rivali e contro la popolazione civile.

 Due anni più tardi è l’Ocse ad evidenziare le responsabilità di combattenti del Battaglione nelle uccisioni di massa di prigionieri, nell’occultamento di cadaveri in fosse comuni e nelle torture inflitte a combattenti e civili riscontrate nel Donbass durante gli scontri del 2014. In Ucraina sono state aperte alcune inchieste che però, allo stato attuale, non hanno portato a delle conclusioni giuridiche”.

Così Indelicato.

Combattenti, quelli dell’Azov, lo sono certamente. “Democratici” e antinazisti, beh, su questo ci sarebbe molto da dire. E da scrivere.

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