Il 9 maggio è una data importante per la storia della Russia, la Giornata della Vittoria che quest’anno potrebbe rappresentare una particolare importanza per la propaganda di Putin. Già fervono i preparativi per la parata e per le rappresentazioni nei cieli di Mosca, dove otto aerei da guerra Mig-29 andranno a formare la lettera Z, il simbolo della guerra in Ucraina.
Le celebrazioni si terranno nella capitale ma anche nelle altre città russe, e si punta a sfilare anche per le vie di Mariupol – come confessato anche dalla vice sindaca della città ucraina. Un’inchiesta di Bloomberg ha però confermato che, nelle stanze del Cremlino, molti alti funzionari siano convinti che l’invasione dell’Ucraina sia stata “un errore catastrofico”.
Hanno tentato di persuadere Putin a trovare una via d’uscita, facendo leva sul timore che il Paese possa essere riportato indietro di decenni, in termini di risorse e benessere e lamentando il rischio dell’altissimo costo che verrà pagato in termini economici e politici. Ma non hanno trovato alcuna sponda, e anche qui nulla di nuovo sotto il sole.
La conferma delle convinzioni del Cremlino è arrivata a stretto giro di posta. Ieri mattina, Putin ha parlato alla assemblea della Organizzazione governativa «Russia, terra di opportunità». Come ormai fa sempre, ha esordito parlando delle ragioni della sua scelta e delimitando gli obiettivi della operazione militare speciale. «Il nostro unico scopo è aiutare la nostra gente che vive nel Donbass. Noi opereremo con coscienza, e otterremo la normalizzazione della vita nel Donbass». Ma la parte più importante del discorso riguardava questa volta la sua ricetta economica, che può essere riassunta con una sola parola, autarchia. Magari con l’aiuto dell’amica Cina.
Il presidente ha detto di augurarsi che la nicchia di mercato che si è liberata dopo l’abbandono delle marche straniere di abbigliamento venga riempita dagli stilisti russi. «Se qualcuno se ne va dal nostro mercato ovviamente, come si dice, il luogo sacro non è mai deserto. Vorrei tanto che i nostri produttori occupassero questo posto». Lo stesso vale per il settore dell’alimentazione, dove ben presto le società straniere verranno sostituire dai ristoratori russi, «e questo porterà ad un aumento della qualità di servizio dei nostri cittadini». La piccola e media impresa secondo Putin dovrebbe puntare alla realizzazione di progetti congiunti russo-cinesi. «Perché Pechino è il nostro maggiore partner commerciale con un interscambio che supera i 100 miliardi di dollari».
In serata il presidente ha tenuto una riunione in videoconferenza sulla metallurgia, un settore importantissimo dell’export russo, dove si è lamentato delle «sanzioni illegittime», che però «incideranno negativamente sulle economie europee», mentre la Russia se la caverà riorientando le esportazioni verso «i più dinamici» mercati orientali. Oltre ai ministri economici e alla governatrice della Banca centrale Elvira Nabiullina, partecipavano non precisati «rappresentanti del settore», mai nominati durante i servizi dei telegiornali. Mancavano infatti i personaggi chiave dell’industria, come ad esempio gli oligarchi Aleksej Mordashov, Aliser Usmanov e Viktor Vekselberg. Tutti colpiti dalle sanzioni. Quindi, meglio non farli vedere.