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Il mondo balla sul Titanic nucleare

La guerra di Putin all'Ucraina prende l'inquietante piega del nucleare: lo zar provoca e minaccia la vita sul pianeta. Per far capire fin dove è disposto ad arrivare.

Il mondo balla sul Titanic nucleare
Minaccia nucleare

Umberto De Giovannangeli

4 Marzo 2022 - 14.18


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Quante volte, per usare una metafora linguistica che desse conto della drammaticità degli accadimenti, si è utilizzata la parola “polveriera”. Pronta ad esplodere. Tante volte e su diversi quadranti.

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Ora però a far tremare il mondo è l’aggettivo che si accompagna alla parola polveriera. L’aggettivo “nucleare”. Un incubo che prende corpo con l’aggressione russa all’Ucraina. E non solo per i bombardamenti russi alla centrale nucleare di Zaporizhzhia, ma perché è il capo degli invasori a minacciare di far esplodere la polveriera nucleare.

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Quella polveriera che terrorizza il mondo

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Di grande interesse in proposito è un articolo di Amos Harel, il più autorevole analista militare israeliano.

Scrive Harel su Haaretz: “La maggior parte dell’attenzione del mondo è naturalmente concentrata sulle orribili immagini provenienti dalle zone di combattimento in Ucraina: edifici bombardati, morti e feriti, panico nelle strade e una colonna infinita di veicoli corazzati provenienti dalla Russia, che serpeggia lungo l’autostrada diretta a sud verso Kiev. Ma la drammatica settimana nell’Europa dell’Est ha portato con sé un potenziale di notizie ancora peggiori. Il presidente russo Vladimir Putin ha intensificato la sua retorica di minaccia nucleare insieme al livello di allerta per le forze nucleari della Russia. Gli esperti internazionali stanno già descrivendo la situazione risultante come una crisi nucleare in via di sviluppo che potrebbe rivelarsi la peggiore dalla fine della guerra fredda.

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Il Prof. Dima Adamsky dell’Università Reichman di Herzliya è uno di questi esperti. Dalla nostra lunga conoscenza, posso dire che Adamsky, che ha recentemente pubblicato un libro sull’argomento (“Russian Nuclear Orthodoxy: Religion, Politics, and Strategy”) è un uomo che sceglie le sue parole con grande cura. Ma in una conversazione con Haaretz mercoledì, sembrava ancora più preoccupato di una settimana fa, quando è iniziata l’offensiva di terra – le sue valutazioni di allora sono state confermate).

Lo scoppio della guerra, ha detto, ha già contraddetto molte delle prime valutazioni in Occidente sulle intenzioni di Putin. Un altro errore di calcolo potrebbe mettere la Russia sulla strada dell’escalation nucleare. Adamsky poggia la sua analisi sull’insolita dichiarazione del presidente russo di domenica che ha accompagnato il suo ordine di alzare il livello di allerta. Accanto alla dura retorica, ai termini religiosi e storici in cui Putin inquadra il conflitto e all’attrito militare sul terreno, egli vede un potenziale pericolo significativo. Adamsky paragona la crisi attuale a tre precedenti escalation che hanno coinvolto minacce nucleari tra l’Unione Sovietica e gli Stati Uniti: la crisi dei missili di Cuba del 1962, la guerra dello Yom Kippur nel 1973 e un quasi-confronto nel 1983, quando l’Unione Sovietica temeva un’invasione della Nato. Anche prima di alzare il livello di allerta, Putin ha rivolto una minaccia esplicita ai leader occidentali in un discorso della scorsa settimana, avvertendo “coloro che potrebbero essere tentati di interferire” che “le conseguenze saranno tali che non avete mai visto in tutta la vostra storia”.

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Adamsky crede che il comportamento di Putin, sebbene informato da considerazioni messianiche, derivi anche dalla frustrazione per i progressi più lenti del previsto delle forze russe sul campo e dalla sua rabbia per le dure sanzioni con cui la comunità internazionale ha risposto all’invasione. Putin era particolarmente furioso per le promesse degli stati europei di fornire armi all’Ucraina.

Secondo Adamsky, il semplice atto di aumentare il livello di allerta, in assenza di provocazioni nucleari da parte dei nemici della Russia, costituisce un’escalation, eseguita rapidamente in un modo che ha sorpreso l’Occidente. Tra i prossimi passi che Putin potrebbe considerare, secondo Adamsky, ci sono un test di armi nucleari, l’uso di missili ipersonici e anche il dispiegamento di missili nucleari in paesi amici di Mosca come il Kazakistan, la Bielorussia o (in un passo che sicuramente disturberà profondamente Israele) la Siria.

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Adamsky giudica che Putin cerca di terminare la guerra solo a condizioni favorevoli alla Russia e che è disposto a correre il rischio di inviare segnali nucleari espliciti per garantire un tale risultato. Questi potrebbero arrivare, per esempio, in risposta ad una decisione occidentale di inviare forze volontarie per aiutare l’Ucraina. “La combinazione di intenzioni messianiche e segnali nucleari è particolarmente pericolosa”, dice Adamsky a Haaretz. “Non significa che Putin sia pazzo. Per lui, c’è valore in una proiezione intenzionale di irrazionalità verso l’Ucraina e l’Occidente. Per tutte queste ragioni, ci stiamo avvicinando al momento più pericoloso di questa crisi”. Fiona Hill, che ha conseguito un dottorato in storia ad Harvard, è tra i principali esperti statunitensi sulla Russia di Putin. Ha guadagnato un’attenzione globale non richiesta nel novembre 2019, quando ha testimoniato come funzionario del Consiglio di Sicurezza Nazionale degli Stati Uniti durante il primo procedimento di impeachment del presidente Donald Trump, sui suoi rapporti con l’Ucraina. In un’intervista con Politico questa settimana, ha dato valutazioni simili a quelle di Adamsky, portandole forse un passo avanti. Putin, ha detto, sta cercando di abbattere l’intero ordine mondiale.

“Beh, siamo proprio lì. … sta rendendo molto chiaro che il nucleare è sul tavolo”, ha detto Hill quando gli è stato chiesto quanto siamo vicini ad un conflitto nucleare. “La cosa di Putin è che se ha uno strumento, vuole usarlo. Perché averlo se non puoi?”, ha detto, continuando a menzionare l’uso da parte della Russia di polonio radioattivo per avvelenare i dissidenti. “Quindi se qualcuno pensa che Putin non userebbe qualcosa che ha, che è insolito e crudele, ci pensi ancora. Ogni volta che pensi, ‘No, non lo farebbe, vero? Beh, sì, lo farebbe, e vuole che noi lo sappiamo, ovviamente”.

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Si può supporre che alla maggior parte dei consumatori di notizie, che sono cresciuti in un mondo post-sovietico (e con esso una certa riduzione degli arsenali delle potenze nucleari), lo scenario delineato da Adamsky e Hill sembra chiaramente irragionevole. Eppure i tempi cambiano. I rapporti iniziali da Wuhan, Cina, un po’ più di due anni fa, suonavano come un lontano tuono rotolante, solo marginalmente collegato alle nostre vite qui”.

Fin qui Harel.

Per saperne di più

Ci aiutano due giornalisti addentro a questioni di natura politico-militare. Il primo contributo è di Fulvio Scaglione, che su fanpage.it annota tra l’altro: “La Russia, nonostante un certo disarmo realizzato negli scorsi decenni, è tuttora dotata di un formidabile arsenale nucleare, forse addirittura più vasto di quello degli Stati Uniti che, non dimentichiamolo, per la Difesa spendono più di dieci volte più della Russia. Secondo i dati più recenti, ovvero quelli forniti dalla Federation of American Scientists (un’organizzazione non profit nata per portare un contributo scientifico all’esame dei grandi problemi internazionali) Mosca può disporre di 4.477 testate nucleari efficienti, più altre 1.500 circa che però sono smantellate o in via di smantellamento, comunque inutilizzabili. Delle 4.477 testate efficienti, “solo” 1.588 sono già a disposizione delle diverse guarnigioni, mentre le altre 2.889 sono tenute di riserva. A loro volta, le 1.588 già distribuite sono divise tra missili balistici intercontinentali basati a terra (812), sottomarini lanciamissili (576) e bombardieri (200). 

Come si vede, un apparato bellico impressionante di cui bisogna però sottolineare anche un altro aspetto. Missili, sottomarini e bombardieri formano la cosiddetta “triade nucleare”. Ebbene, nel dicembre scorso il ministro della Difesa Sergey Shoigu, accogliendo Vladimir Putin all’accademia delle forze armate, sottolineò che la triade russa aveva armi ed equipaggiamenti “moderni” (ovvero di ultima generazione) all’89,1% rispetto all’86% dell’anno prima. Un rafforzamento che aveva persino superato le aspettative, visto che l’obiettivo fissato da Putin nel delineare la strategia di difesa russa era stato dell’88,3% entro fine 2021.

Le basi di lancio a Rostov, Pietroburgo e Kaliningrad

Perché il punto vero sta proprio qui, cioè nell’enorme sforzo che la Russia ha fatto, negli ultimi anni, per rinforzare ma soprattutto ammodernare il proprio arsenale. Nelle operazioni di rinforzo va contata anche la nuova disposizione degli armamenti. La Russia ha tre basi capaci di lanciare missili dotti di testate atomiche e sono in posizione strategica: a Rostov (nel Sud-Est del Paese, a stretto contatto con il Donbass e l’Ucraina), a San Pietroburgo (quindi a Ovest) e soprattutto a Kaliningrad, l’exclave russa completamente circondata da paesi della Nato. Qui sono installati i missili 9m729, quelli che dovrebbero preoccupare di più noi: a differenza dei missili balistici, fatti per volare oltre i 5 mila chilometri, questi coprono una distanza massima di 2.500 chilometri, in pratica tutta l’Europa, fino alla Spagna e all’Irlanda.

Le armi nucleari più moderne, dai missili ipersonici all’Avangard

Ma il campo in cui la Russia si è spinta più avanti, sempre in relazione alle armi atomiche, è quello dei cosiddetti “missili ipersonici”, ovvero capaci di volare a Mach 7, cioè a quasi 8.600 chilometri l’ora. La differenza, rispetto ai missili “tradizionali”, non è tanto nella velocità (un missile balistico, quando ricade verso terra, può raggiungere anche Mach 17) ma nella manovrabilità. Per non parlare, poi, di altri sistemi d’arma come l’Avangard, dove si sfiora la fantascienza. Detto in termini essenziali, si tratta di una specie di aliante ipersonico capace di viaggiare a decine di chilometri di altezza negli strati densi dell’atmosfera per poi planare all’improvviso sul bersaglio portando con sé una bomba atomica che, nel caso specifico dell’arsenale russo, potrebbe essere quattro volte più potente della più potente testata americana. Da almeno un paio d’anni, poi, i russi dispongono del sistema RS-28 Samat capace di lanciare contemporaneamente 24 alianti Avangard”.

Così Scaglione.

Annota a sua volta, per Avvenire, Francesco Palmas: “Il Cremlino, con le ultime dottrine nucleari, si è avvicinato alla logica cinese, che gioca volutamente sull’ambiguità convenzionale/nucleare per alterare le logiche strategiche nemiche, molto più lineari. In caso di lancio di un missile russo, scatterebbe il sistema americano del ‘launch on warning’, sorta di dente per dente in tempo reale, con la risposta di forze equivalenti a quelle attaccanti, individuate quasi istantaneamente dal sistema di allerta precoce, senza avere la certezza che il missile russo in arrivo monti o meno testate nucleari. Un modo, tutto russo, per imporre la velocità desiderata alle operazioni nucleari e assumere il controllo della dimensione temporale. Se gli americani rispondessero in maniera azzardata, si esporrebbero al rischio di una guerra nucleare prolungata: sarebbe una catastrofe planetaria. Per comprenderlo, basta il motto apodittico delle forze missilistiche russe: «Dopo di noi, solo il silenzio».[…]

Nonostante il declino post guerra fredda, gli arsenali nucleari russi e statunitensi sono ancora stracolmi di testate. Mosca ha 4.477 ordigni: 1.588 testate strategiche sono sempre in allerta. Sebbene i numeri siano segreti, la federazione degli scienziati americani stima che 812 testate armino 812 missili a lancio terrestre, 576 sono sui sottomarini e circa 200 sono pronte ad essere caricate sui bombardieri. Questi ultimi contano oggi due divisioni di 55 aerei pesanti Bear H e 16 Blackjack. Solo una cinquantina di velivoli è effettivamente dispiegata, grazie alle limitazioni del trattato New Start. Ad essi si aggiungono le 4 divisioni di bombardieri a raggio intermedio Tu-22M3. La Russia ne allinea all’incirca 63, ripartiti fra le basi di Belaya, Shaykovka, Olenyegorsk, Dyagilevo, e Mozdok, in Ossezia del sud. Poco chiaro è il numero di armi nucleari assegnate ad ogni bombardiere pesante. Il Blackjack può trasportare fino a 12 cruise AS-15B o altrettanti Kh-102 con testate da 250 chilotoni. Per avere un ordine di idee, la bomba di Hiroshima era molto meno de- vastante, potente ‘appena’ 15 chilotoni. I 50 bombardieri schierati potrebbero quindi montare più di 600 missili cruise nucleari. E il Blackjack può assolvere anche alla missione secondaria del lancio di bombe nucleari a gravità. Gran parte delle testate assegnate ai bombardieri è custodita nei bunker centrali del comando di Mosca. Qualche centinaio è però sempre dispiegato nelle due basi principali della Dal’naya Aviatsiya, l’aviazione da bombardamento strategico…”.

Fin qui Palmas.

Stando al Bulletin of the Atomic Scientists pubblicato da Hans M. Kristensen e Matt Korda il 25 febbraio scorso, 812 testate nucleari sono installate su missili balistici intercontinentale (Icbm), 576 su sottomarini lanciamissili e circa 200 su bombardieri. Circa altre 977 testate nucleari sono in magazzino, insieme ad altre 1.912 testate considerate “non strategiche”. “In aggiunta alla scorta militare per le forze operative – scrivono i due ricercatori – un ampio numero, circa 1.500, di testate dismesse ma ancora operative sono in attesa di essere smantellate, per un totale di circa 5.977 testate nucleari”. “Stando a quanto si può osservare dalle immagini satellitari, insieme con le informazioni pubblicate nel trattato sulla riduzione delle armi nucleari (New START, firmato a Usa e Russia, ndr) – si legge – la Russia possiede all’incirca 306 missili balistici intercontinentale nucleari”, oltre a “10 sottomarini lanciamissili nucleari”, di cui cinque di tipo Delta IV e cinque di tipo Borei. Mosca ha a disposizione, infine, anche due tipi di bombardieri strategici: il Tu-160 Blackjack e il Tu-95MS Bear-H. “Stimiamo che ci siano tra i 60 e i 70 bombardieri negli hangar”.

Basta e avanza per tremare. Il mondo balla sul Titanic nucleare.

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