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Marib, istantanea dell'orrore yemenita

L’acuirsi del conflitto, dallo scorso febbraio, ha già costretto oltre 100 mila persone ad abbandonare le proprie case, per cercare scampo dagli attacchi che continuano a colpire obiettivi civili:

Marib, istantanea dell'orrore yemenita
La guerra civile nello Yemen

Umberto De Giovannangeli Modifica articolo

8 Febbraio 2022 - 17.24


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Marib, istantanea dell’orrore yemenita. A darne conto, con la consueta perizia documentale, è Oxfam. 

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 Ad un anno esatto dall’escalation degli scontri per la conquista del “ricco” governatorato yemenita di Marib, la situazione umanitaria nell’area è disastrosa. Si contano almeno 1 milione di sfollati, mentre gli scontri non accennano a fermarsi. L’acuirsi del conflitto, dallo scorso febbraio, ha già costretto oltre 100 mila persone ad abbandonare le proprie case, per cercare scampo dagli attacchi che continuano a colpire obiettivi civili: 43 solo a gennaio, oltre un quinto degli attacchi totali nell’ultimo anno. 

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È quanto denunciato oggi da Oxfam, che rilancia un appello urgente alla comunità internazionale perché fermi un massacro che non sembra avere fine, facendo pressione sulle parti in conflitto per un immediato cessate il fuoco e riaprendo un dialogo che porti a una pace duratura.

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“Ciò che sta accadendo a Marib è un’istantanea dell’orrore e della sofferenza che tutto il popolo yemenita vive da ormai sette anni. – rimarca Paolo Pezzati, policy advisor per le emergenze umanitarie di Oxfam Italia – Le vittime civili – arrivate a oltre 18.000 tra morti e feriti – sono solo il danno collaterale di una guerra, che viola ogni regola del diritto internazionale, condannando la popolazione a vivere nell’incubo di bombe e missili sparati via terra. Nelle ultime settimane sono stati uccisi bambini che badavano agli animali o raccoglievano la legna. A gennaio 8 civili solo a Marib sono esplosi su mine anti-uomo illegali, disseminate ovunque nei terreni agricoli, lungo le strade o i binari percorsi dagli sfollati che si spostano di continuo attraverso il paese. Papa Francesco ha recentemente ricordato l’indifferenza della comunità internazionale per la tragedia dello Yemen, gli interessi legati alla vendita delle armi, lanciando un nuovo appello per la pace.”. 

Vivere in un campo profughi sotto le bombe

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Al momento nel governatorato di Marib si contano tra 120 e 150 campi informali e ufficiali, in cui quasi 2 milioni di profughi trovano riparo (secondo le stime delle autorità locali). Uomini, donne e bambini spesso scappati già 5 o 6 volte dai luoghi in cui avevano trovato una sistemazione.

Salem (nome di fantasia), con suo figlio Omar e i suoi fratelli vivono nel campo di Alswidan, alla periferia di Marib.

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 “Viviamo con la paura che gli attacchi possano colpire il campo in qualsiasi momento, ma andarsene è troppo pericoloso. – racconta Salem – Prima sentivamo cadere le bombe nelle vicinanze, ma gli ultimi attacchi sono arrivati fin qui. Di notte sento i miei figli che hanno dai 4 ai 10 anni gridare nel sonno “spara”, parlare di guerra. A volte il terrore li travolge al punto che istintivamente si alzano dal letto e cercano di fuggire dalla tenda.”

“Avevamo costruito una casa nel nostro villaggio, ma abbiamo dovuto lasciare tutto quello che avevamo”, aggiunge Omar, che sogna di tornare nella sua casa e fare una vita normale.

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Secondo le stime delle Nazioni Unite l’85% delle famiglie sfollate non riesce a far fronte alle spese quotidiane o pagarsi una casa (gli affitti a Marib sono diventati proibitivi), perché trovare un lavoro è pressoché impossibile. In molti anzi vivono con la costante paura di essere sfrattati dai terreni privati, dove vengono allestiti campi di fortuna in 9 casi su 10. Svalutazione della moneta yemenita e carenza di carburante hanno fatto il resto, con i prezzi di cibo e medicinali più che raddoppiati e famiglie costrette a indebitarsi per far fronte ai bisogni essenziali di ogni giorno.

Intanto lo Yemen è nel pieno della quarta ondata di contagi da Covid19 e gran parte degli sfollati non ha accesso ad acqua pulita e servizi igienico-sanitari. Con solo metà delle strutture sanitarie in funzione 2 yemeniti su 3, oltre 20 milioni di persone, non può contare su nessun servizio sanitario.

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La comunità internazionale ripristini il monitoraggio sulle violazioni dei diritti umani

“Le Nazioni Unite hanno di recente ribadito alle parti in conflitto l’obbligo di rispettare il diritto internazionale, che proibisce gli attacchi sproporzionati e richiede che vengano prese tutte le precauzioni possibili per evitare danni ai civili. –  conclude Pezzati – Tuttavia da quando a ottobre è stato sciolto il Gruppo di eminenti esperti sullo Yemen – l’organismo nominato dalle Nazioni Unite, responsabile del monitoraggio delle violazioni dei diritti umani in Yemen – non esiste più alcun controllo sulle ripetute violazioni dei diritti umani commesse da tutte le parti in conflitto, che senza eccezione sono state responsabili di vittime civili”.

Da qui l’appello urgente di Oxfam perché, oltre a lavorare per una pace duratura, la comunità internazionale riattivi quanto prima un sistema di monitoraggio sulle violazioni.

La risposta di Oxfam a fianco della popolazione

Oxfam è al lavoro a Marib per garantire l’accesso all’acqua alla popolazione, ricostruire servizi igienico-sanitari e infrastrutture idriche essenziali, fornire aiuti diretti alle fasce più vulnerabili per l’acquisto di beni di prima necessità. Nell’ultimo anno Oxfam qui ha soccorso 95.928 persone. Quello che si chiama solidarietà praticata e non “predicata”. 

Apocalisse umanitaria

Il segretario generale dell’Onu António Guterres più volte ha definito la situazione umanitaria yemenita come“la peggiore carestia che il mondo abbia visto da decenni. La fame è pressoché onnipresente in tutto il Paese; oltre 16 milioni di persone si troveranno in una condizione di scarsità alimentare nel corso di quest’anno e i numeri sono ancora in crescita. 

 “Milioni di bambini e famiglie disperati in Yemen potrebbero presto rimanere senza cibo, acqua pulita o servizi igienico sanitari a causa della profonda crisi economica e delle violenze incessanti– annota  un recente Rapporto di Save the Children -.  La confluenza di questi due fattori è probabile renda la terribile realtà che i bambini e le famiglie stanno affrontando ancora peggiore mentre sempre più persone stanche della guerra si trovano a dover affrontare una prospettiva reale di morte e malattie.

Le famiglie che non possono più permettersi alimenti di base potrebbero presto aggiungersi ai 18,5 milioni di persone che già vivono in condizioni di insicurezza alimentare – un numero destinato ad aumentare di 3,5 milioni, compresi circa 1,8 milioni di bambini. 

“La situazione rimane, secondo me, al limite della catastrofe – dice a Vatican News Monsignor Paul Hinder. il vicario apostolico dell’Arabia meridionale – perché c’è il problema della fame, c’è il problema della salute, c’è il problema soprattutto della guerra e dell’insicurezza con tutte le conseguenze che si possono immaginare. C’è la siccità e i contadini sono limitati nel lavorare la terra. E’ un complesso di elementi negativi che influiscono sulla situazione dello Yemen. Sicuramente ci manca il cibo, ci manca tanto nel campo sanitario e poi non bisogna dimenticare l’educazione. Il Paese si trova in guerra da più di 5 anni e tutto il settore dell’educazione si è in parte fermato con conseguenze disastrose anche per il futuro. Allora è difficile dire quale urgenza bisogna affrontare prima, io direi che prima di tutto la gente deve essere nutrita, perché altrimenti si muore, e poi c’è tutto il resto da fare per arrivare ad una vita minimamente dignitosa soprattutto nelle regioni dove il rischio per la popolazione è più grande”.

Una tragedia senza fine

A darne conto è  James Elder, portavoce dell’Agenzia delle Nazioni Unite per l’infanzia (Unicef) alla conferenza stampa al Palazzo delle Nazioni a Ginevra, in seguito alla sua missione sul campo in Yemen , nell’ottobre scorso. “Il conflitto nello Yemen  – ha rimarcato in quel frangente  Elder – ha appena raggiunto un altro vergognoso risultato: 10.000 bambini sono stati uccisi o mutilati dall’inizio dei combattimenti nel marzo 2015, vale a dire quattro bambini ogni giorno. Questi sono naturalmente solo i casi che l’Onu ha potuto verificare. Molti altri bambini morti e feriti non vengono registrati”. 

Alcuni numeri: 4 bambini su 5 hanno bisogno di assistenza umanitaria, ovvero oltre 11 milioni di bambini; 400.000 bambini soffrono di malnutrizione acuta grave; Oltre 2 milioni di bambini non vanno a scuola. Altri 4 milioni sono a rischio di abbandono; 2 insegnanti su 3 – oltre 170.000 – non stanno ricevendo uno stipendio regolare da oltre 4 anni; 1,7 milioni di bambini sono sfollati interni a causa di violenze. Con l’intensificarsi delle violenze, in particolare attorno a Marib, un numero maggiore di famiglie scappa dalle loro case; Un numero impressionante di 15 milioni di persone (più della metà delle quali sono bambini – 8,5 milioni) non hanno accesso all’acqua potabile e ai servizi igienico-sanitari. 

 “Sono tornato   da una missione sia nel nord che nel sud dello Yemen. Ho incontrato decine di bambini, molti sono stati di ispirazione; tutti sofferenti. Ho incontrato pediatri, insegnanti, infermieri – tutti hanno condiviso storie personali che riflettono quelle del loro paese: sono sull’orlo del collasso totale. 
La crisi umanitaria dello Yemen – la peggiore al mondo – rappresenta una tragica convergenza di quattro minacce: un conflitto violento e protratto, devastazione economica, servizi distrutti per ogni sistema di supporto – ovvero salute, nutrizione, acqua e servizi igienico-sanitari, protezione e istruzione – e una risposta delle Nazioni Uniti criticamente sottofinanziata. 
Agli attuali livelli di finanziamento, e senza la fine dei combattimenti, l’Unicef non può raggiungere tutti questi bambini. Non c’è altro modo per dirlo – senza un maggiore sostegno internazionale, un numero maggiore di bambini – quelli che non hanno alcuna responsabilità per questa crisi – moriranno. 
Eppure, l’Unicef sta avendo un impatto: Stiamo sostenendo il trattamento della malnutrizione acuta grave in 4.000 strutture sanitarie primarie e 130 centri di alimentazione terapeutica; L’Unicef sta fornendo trasferimenti di emergenza in denaro a 1,5 milioni di famiglie ogni trimestre – a beneficio di circa 9 milioni di persone; Stiamo fornendo acqua potabile a più di 5 milioni di persone; Stiamo rispondendo alla pandemia da Covid-19, con la consegna di vaccini contro il Covid-19 attraverso l’iniziativa Covax;  Stiamo fornendo supporto psicosociale, formazione sui rischi connessi alle mine e assistenza diretta ai bambini più vulnerabili, compresi quelli che sono sopravvissuti a ferite di guerra; Attraverso la formazione dell’Unicef e il dispiegamento di migliaia di operatori sanitari di comunità, più di due milioni di persone in zone rurali remote hanno accesso ai servizi sanitari;  E solo quest’anno abbiamo aiutato 620.000 bambini ad accedere all’istruzione formale e non formale; e abbiamo fornito vaccini – compresa una campagna antipolio che ha raggiunto più di cinque milioni di bambini”.

Secondo il terzo Report of the UN Secretary-General on Children and Armed Conflict in Yemen,più di 3.500 bambini sono stati vittime di una o più gravi violazioni in Yemen nell’arco temporale di un anno. . La negazione dell’accesso umanitario, l’uccisione e la mutilazione e il reclutamento e l’utilizzo di bambini sono state le più diffuse delle 8.526 gravi violazioni contro i bambini.

Il rapporto presentato all’Onu da Virginia Gamba, rappresentante speciale del Segretario generale per i bambini nei conflitti armati, spiega che “l’aumento vertiginoso degli episodi di negazione dell’accesso umanitario ai bambini nel Paese (4.881) durante il biennio è stata, di gran lunga, la violazione più verificata nei confronti di ragazzi e ragazze. Duemilaseicento (2.600) bambini sono stati uccisi o mutilati durante lo stesso periodo, principalmente attraverso l’uso indiscriminato di colpi di mortaio e di artiglieria anche in aree residenziali, combattimenti sul terreno, mine antiuomo e altri residuati bellici esplosivi”.

 Gamba ha ricordato che “le atrocità e le immense sofferenze subite dai bambini in Yemen sono il risultato di un conflitto armato che invariabilmente lascerà dietro di sé una generazione di bambini yemeniti segnati a vita. È urgente che tutte le parti si adoperino attivamente per una soluzione politica del conflitto, se sperano di salvare i bambini da ulteriori danni. Ragazzi e ragazze sono il futuro dello Yemen. Le parti in conflitto devono proteggerli dall’uso e dall’abuso e iniziare a trattare i bambini come il bene prezioso che sono».

Quell’appello inascoltato

Esprimo dolore e preoccupazione per l’ulteriore inasprimento delle violenze nello Yemen che sta causando numerose vittime innocenti e prego affinché ci si adoperi a trovare soluzioni che permettano il ritorno della pace per quelle martoriate popolazioni. Fratelli e sorelle, pensiamo ai bambini dello Yemen, senza educazione, senza medicine, affamati. Preghiamo insieme per lo Yemen”. Così Papa Francesco l’1° gennaio 2021. Tredici mesi dopo, la situazione è ulteriormente peggiorata e quell’appello accorato è caduto nel vuoto.

Il flop della conferenza dei Paesi donatori

conclusasi con la raccolta di solo il 43% dei fondi necessari alla risposta umanitaria per il 2021, da cui dipende la sopravvivenza di 20 milioni di yemeniti.

“Ridurre i finanziamenti è una condanna a morte” ha ammonito Guterres. Madib ne è la tragica conferma. E se un giorno dovesse esserci una “Norimberga” yemenita, a sedere sul banco degli imputati vi sarebbero anche i leader di un mondo silente se non complice di una mattanza infinita.

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