Patrick Zaki l'udienza decisiva rinviata al 6 aprile
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Patrick Zaki l'udienza decisiva rinviata al 6 aprile

Lo studente era andato al Tribunale per la sicurezza dello Stato a Mansoura per rispondere dell'accusa di diffusione di false notizie in patria e all'estero.

Patrick Zaki l'udienza decisiva rinviata al 6 aprile
Patrick Zaki
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1 Febbraio 2022 - 09.32


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Rinviata al 6 aprile l’udienza per Patrick Zaki, il ricercatore egiziano dell’Università di Bologna che stamani era atteso presso il Tribunale per la sicurezza dello Stato a Mansoura per rispondere dell’accusa di diffusione di false notizie in patria e all’estero. Lo si apprende dal profilo Twitter dell’attivista.
Zaki ha già trascorso 22 mesi in detenzione cautelare.

L’attesa della mattina

La sentenza su Patrick Zaki potrebbe slittare di alcuni giorni, ma lui ha confermato che nel suo processo a Mansura si aspetta una decisione del giudice monocratico già oggi.

In base alla legge egiziana oggi Hoda (la sua legale, ndr) presenterà al giudice tutte le prove e le evidenze e poi aspetteremo la decisione finale”, ha aggiunto lo studente egiziano.

“Poi aspetteremo la decisione finale che potrebbe arrivare già oggi anche se il magistrato potrebbe rinviarla di qualche giorno o anche una settimana”, ha detto ancora Zaki. “Non penso che la sentenza sia messa a punto già oggi: potrebbero volerci alcuni giorni per redigerla”, ha ribadito lo studente egiziano dell’Università di Bologna.

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Zaki, pur ammettendo di essere “preoccupato” per le passate accuse di istigazione al terrorismo che la Procura egiziana aveva mosso sulla base di post su Facebook, ha detto di non ritenere che questo dossier verrà mai riaperto.

Certo, sono preoccupato ma non penso che possano farlo. Perché dovrebbero farmi questo? Non c’è ragione”, ha detto rispondendo alla domanda se teme di essere posto sotto accusa su quel fronte dopo un’eventuale assoluzione nel processo per diffusione di notizie false. I dieci post pubblicati su un profilo che lui ritiene falso erano stati alla base dei 19 mesi di custodia cautelare in carcere che avevano preceduto l’apertura, a settembre, del processo nella sua città natale sul delta del Nilo.

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