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Orban vuole mano libera sui migranti: "L'Ue sospenda le procedure di infrazione"

Il premier ungherese ha scritto alla Commissione Europea insistendo sulla sospensione tutte le procedure di infrazione che riguardano i dossier sulla migrazione e le frontiere. 

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globalist

22 Novembre 2021


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I paesi del gruppo di Visegrád hanno spesso la pretesa di far parte dell’Unione Europea non rispettando però alcune regole, come la superiorità del diritto europeo su quello nazionale. La querelle che è in corso tra Bruxelles e Varsavia sullo stato di diritto è solo la punta dell’iceberg: il dibattito è stato infatti oscurato da ciò che sta accadendo ai confini con la Bielorussia e dalla crisi umanitaria e migratoria alle porte dell’Europa. 

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Su questo è intervenuto il primo ministro ungherese Viktor Orban, che ha invitato la Commissione Europea a sospendere tutte le procedure di infrazione che riguardano i dossier sulla migrazione e le frontiere. 

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Nel 2017 la Commissione aveva avviato tre procedure di infrazione contro Polonia, Ungheria e Repubblica Ceca per non aver rispettato i loro obblighi legali sulla ridistribuzione delle persone richiedenti asilo da Italia e Grecia. 

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Tra il 2015 e il 2016 la Polonia, dopo aver indicato un numero di 100 richiedenti che avrebbe potuto ricollocare rapidamente nel suo territorio, non aveva poi dato seguito alle relative domande di Italia e Grecia. L’Ungheria non ne aveva indicato nessuno, mentre la Repubblica Ceca aveva dato disponibilità solo per quelli provenienti dalla Grecia, ma non per le persone che venivano dall’Italia. 

Il 2 aprile 2020, la Commissione aveva giudicato i tre paesi inadempienti. Secondo il diritto europeo, se i paesi non provvedono entro due mesi a mettere fine ai comportamenti giudicati contrari al diritto europeo, la Commissione può presentare ricorso per inadempimento davanti alla Corte di Giustizia contro lo Stato in questione (art. 258 Trattato sul Funzionamento dell’Unione Europea) al fine di ottenere dalla Corte l’accertamento formale, mediante sentenza, dell’inosservanza da parte dello Stato di uno degli obblighi imposti dall’Unione.

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In una lettera alla presidente Ursula von der Leyen, il premier ungherese ha sollecitato a congelare le procedure che “pregiudicherebbero le azioni degli Stati membri volte alla protezione della loro integrità territoriale e nazionale, nonché alla sicurezza dei loro cittadini”.

“Alla luce dell’urgenza e della grave crisi” alle frontiere con la Bielorussia, Orban ha invitato Bruxelles a “proporre l’adeguamento del quadro normativo alle nuove realtà” e ad “interrompere l’applicazione delle norme obsolete e ostruzionistiche in vigore”, facendo riferimento a quanto stabilito nelle conclusioni del vertice dei leader di ottobre.

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