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No vax, quell'antisemitismo ripugnante e il monito di Brecht

Un oggi segnato da un insorgere di movimenti che fanno dell’antisemitismo un elemento fondante di una narrazione che ha spazio solo per l’odio, declinato in ogni sua forma e matrice.

No vax, quell'antisemitismo ripugnante e il monito di Brecht
Estrema destra

Umberto De Giovannangeli

3 Novembre 2021 - 22.23


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Prima di tutto vennero a prendere gli zingari. E fui contento perché rubacchiavano. Poi vennero a prendere gli ebrei. E stetti zitto, perché mi stavano antipatici. Poi vennero a prendere gli omosessuali, e fui sollevato, perché mi erano fastidiosi. Poi vennero a prendere i comunisti, ed io non dissi niente, perché non ero comunista. Un giorno vennero a prendere me, e non c’era rimasto nessuno a protestare.

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E’ una delle frasi più celebri, tragicamente vere, del grande Bertolt Brecht.

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Un ammonimento che vale anche per l’oggi. Un oggi segnato da un insorgere di movimenti che fanno dell’antisemitismo un elemento fondante di una narrazione che ha spazio solo per l’odio, declinato in ogni sua forma e matrice.

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No-vax. No pasaran

 La cronaca offre, purtroppo, ogni giorno materia di preoccupazione. Una coreografia macabra, che richiama direttamente i deportati nei lager nazisti, quella scelta dai No green pass di Novara per manifestare la loro contrarietà al passaporto vaccinale. Sabato 30 ottobre hanno sfilato infatti per le vie della città piemontese con delle pettorine a strisce verticali, con tanto di numero d’identificazione, sorreggendo cartelli e cantando slogan della protesta che vanno da “Stop dittatura” a “La gente come noi non molla mai”. L’iniziativa ha suscitato lo sdegno della comunità ebraica, che ha sottolineato l’inopportunità dell’accostamento tra le vicende contro cui protestano i manifestanti e il dramma della Shoah: “Davanti a farneticazioni come quelle di Novara – dice Noemi Di Segni, presidenti dell’Unione delle comunità ebraiche italiane – non è possibile invocare la libertà d’espressione garantita dalla Costituzione. Paragoni impossibili come quello cui abbiamo assistito costituiscono un assoluto abuso e un’offesa alla Memoria, che non è solo Memoria ebraica ma patrimonio comune di una società e civiltà. Come spesso denunciato in questi mesi e anni, un presidio valoriale sempre più a rischio e il cui persistente oltraggio a rischio mette anche il  nostro futuro”. 

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Il rifiuto di Edith

Da Novara ad Anzio. “Gentile Sindaco, sarei tornata volentieri per il Premio per la Pace nella sua città se nel frattempo non avessi saputo che è stata negata la benemerenza ad una mia correligionaria, Adele Di Consiglio. Una donna sola, sopravvissuta alla barbarie nazifascista che ha annientato la sua famiglia come la mia. Invece è stata riconfermata la cittadinanza onoraria a Mussolini, che ha ancora molti seguaci non solo nel suo territorio, ma nell’Europa stessa”. Così la poetessa Edith Bruckin una lettera aperta al primo cittadino di AnzioCandido De Angelis, con cui ha voluto spiegare la sua scelta di rifiutare il riconoscimento che il Comune le avrebbe dovuto assegnare il 20 gennaio 2022 in occasione del 78° anniversario dello Sbarco. La scrittrice 90enne, è sopravvissuta ai campi di concentramento e vanta svariati riconoscimenti. Il 20 febbraio 2021 ha ricevuto a casa sua la visita di Papa Francesco e a giugno ha vinto con “Il pane perduto” il Premio StregaGiovani 2021. Per tutti questi motivi, era stata scelta come ospite d’onore nella seconda edizione dell’evento culturale istituito nel 2020 proprio dall’amministrazione De Angelis. “Io, superstite della Shoah, che da una vita scrivo e testimonio nelle scuole italiane, compito arduo e faticoso, senza l’odio verso alcuno, anzi nel nome della pace e fratellanza umana, avendo avuto la visita di Papa Francesco che mi ha chiesto perdono esteso al popolo martire, devo la fedeltà a me stessa e per la solidarietà con la signora Di Consiglio (che non conosco)”, ha scritto Bruck nella lettera. Che si conclude con questa frase: “La ringrazio ma non posso accettare il Premio per la Pace dove è in fermento la nostalgia attiva dell’epoca più vergognosa, incancellabile per chi l’ha vissuta”.

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Scrive su Moked.it, il portale della comunità ebraica milanese,Rav Alberto Moshe Somekh:“Il dibattito sul Green pass sta suscitando nel mondo politico e culturale reazioni abnormi che richiedono una risposta argomentata. Paragonare le eventuali restrizioni nei confronti dei non vaccinati contro il Covid alle persecuzioni razziali e alla Shoah, infatti, va ben oltre una terribile e inaccettabile banalizzazione. Allora non si poteva decidere se essere cittadini di serie A o B: si era ebrei e basta. Sotto i nazisti neanche l’abiura poteva cambiare le cose. Insomma, essere perseguitati per ciò che si è assume un tono ben differente dall’essere perseguiti per ciò che semplicemente si fa, o meglio si può scegliere di fare o non fare.
Ma la deriva antisemita è solo uno degli aspetti impliciti in quel modo distorto di ragionare. In linea di principio la tutela della sanità pubblica è uno dei compiti istituzionali dello Stato. Se il governo ritiene che nell’interesse dei cittadini sia indispensabile imporre delle restrizioni temporanee alla libertà personale per garantirne la salute esso ha non solo il diritto, ma anche il dovere di farlo senza essere giudicato alla stregua di una dittatura. Si può naturalmente dibattere se nelle condizioni attuali gli strumenti che abbiamo per gestire la pandemia e le conoscenze scientifiche che possediamo sulla loro efficacia giustifichino simili provvedimenti: su questo mi manca la competenza necessaria per esprimermi e lascio il parere agli esperti. In ogni caso si discuterebbe solo sul come e non sul se: tutto un altro piano.
C’è però un punto sul quale convengo con gli avversari del Green pass. Se è possibile una soluzione alternativa, per quanto difficile e complessa, si ha il dovere di preferirla alle limitazioni e considerare queste ultime solo come una extrema ratio. Se per esempio il problema dei trasporti si può affrontare potenziando le linee e mettendo a disposizione della collettività un numero maggiore di mezzi che consentirebbe un alleggerimento delle presenze a bordo, c’è l’obbligo morale di ricercare questo tipo di provvedimento, piuttosto che lasciare il servizio com’è e accontentarsi di proibire l’accesso ai (pochi) autobus in circolazione ai non vaccinati, dicendo: tanto quest’anno abbiamo il Green pass! La novità del certificato vaccinale non può costituire un alibi all’incompetenza”. 

Non vaccinati = ebrei”.

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E ancora svastiche, stelle di David e la parola ‘dittatura’ scandita come slogan.

Addirittura la richiesta di una nuova Norimberga. Nelle piazze anti green pass serpeggia il paragone che in più di un’occasione ambienti contrari ai vaccini hanno azzardato tra la discriminazione subita dagli ebrei durante la Shoah e quella che secondo gli anti vax introdurrebbe il certificato verde per i non vaccinati. 
 A Napoli come a Genova e Roma in tanti hanno sfilato con appuntate sulle magliette delle stelle di David per ricordare le famigerate stelle gialle di stoffa che gli ebrei furono costretti a mostrare con il varo delle leggi razziali durante il nazismo. Un marchio distintivo che precedette e accompagnò tutta la persecuzione. Un segno doloroso che ora il popolo no vax mutua e di conseguenza appella tutte le disposizioni anti covid, prima le mascherine poi il lockdown e ora il green pass come frutto di una “dittatura”. Proseguendo ancora con la simbologia nazista, in piazza cartelli mostravano il green pass accostato a svastiche proprio per sottolineare quello che è considerato un “atteggiamento discriminatorio e lesivo della libertà costituzionale da parte del governo”. In alcune piazze si è levato anche il grido ‘Norimberga, Norimberga’, anche qui lugubre richiamo al processo ai gerarchi del Reich dopo la seconda guerra mondiale. A Roma il paradosso: accanto alle svastiche e al grido di ‘dittatura’ ha sfilato anche l’estrema destra.  Già nelle scorse settimane  la comunità ebraica era intervenuta per stigmatizzare il parallelo offensivo e improprio Shoah – Green pass. “Sta montando un clima di odio e di intolleranza molto pericoloso. Far riferimento alla Shoah con tanta superficialità, è un segnale di forte allarme. La politica inizi a moderare i toni”, aveva detto la presidente della Comunità Ruth Dureghello. 
 E anche un sopravvissuto alla Shoah come Sami Modiano, una vita spesa a ricordate gli orrori dei campi di sterminio, è dovuto intervenire per dire che “è un paragone inaccettabile, la stella gialla è stato dolore, ha significato abbandonare la propria casa, è stata sofferenza. Nulla di ciò che ho visto è uguale a tutto questo, nulla”. 
 Il parallelo sdoganato dalle piazze anti vax oggi in realtà ha all’origine un padre filosofico: infatti l’accademico Giorgio Agamben, suscitando non poche prese di posizione contrarie, in un articolo dal titolo ‘Cittadini di seconda classe’ introduce il paragone sostenendo che “la tessera verde costituisce coloro che ne sono privi in portatori di una stella gialla virtuale”. 

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Quegli insulti vergognosi

“Aveva paura di morire la str***za? Non sono riusciti neanche i tedeschi ad ammazzarla e ora ha paura di morire?». È solo uno dei tantissimi insulti, minacce, e commenti irripetibili che sono stati indirizzati via social, ancora una volta, nei confronti della senatrice a vitaLiliana Segre, nel giorno, in cui si è vaccinata al Fatebenefratelli di Milano. 

La somministrazione del vaccino – nel primo giorno della campagna lombarda per gli over 80 – ha scatenato l’odio online contro l’ultranovantenne milanese, sopravvissuta ad Auschwitz. A scorrere i commenti sotto il post dove il presidente della Regione Lombardia Attilio Fontana ringrazia la senatrice per la sua testimonianza, sembra di entrare in un girone dantesco dedicato alla banalità del male.

Ricorda Nello Gradirà su Codice Rosso.net:“L’associazione tra malattie infettive e antisemitismo ha una storia lunga e profondamente radicata. Prova di una mescolanza tra questi temi sono emerse durante la peste bubbonica della metà del XIV secolo. Mentre la morte nera flagellava molti luoghi d’Europa, gli Ebrei erano accusati di causare la peste tramite un presunto avvelenamento dei pozzi. Migliaia di Ebrei furono espulsi, processati, torturati e anche uccisi durante questo periodo per crimini non esistenti. La persecuzione avvenne su scala così vasta che l’Europa occidentale La persecuzione avvenne su così larga scala che l’Europa Occidentale rimase in gran parte priva di Ebrei, con molti di loro che si trasferirono ad Est.

Questo tema riemerse nel XX secolo, quando Adolf Hitler paragonò gli Ebrei a “bacilli dannosi” e li definì dei virus. Queste opinioni ebbero eco nella propaganda nazista, e forse l’esempio più famoso è il film “Der Ewige Jude” (“The Eternal Jew”, nel quale gli Ebrei vengono descritti come ratti che diffondono infezioni per tutta Europa. 

Questi tropi antisemiti sono regolarmente diffusi da teorici del cospirazionismo e dagli antisemiti di oggi…”.

Non solo in Italia

Il Green Pass Il e la “dittatura sanitaria” sono stati introdotti per colpa degli ebrei: è quanto va affermando in Francia la paladina della frangia no vax, Cassandre Fristot, che ha alimentato, in occasione delle proteste contro la certificazione verde in landa transalpina, la diffusione di cartelloni antisemiti. In particolare, la trentatreenne, supplente di tedesco a Hombourg-Haut, città della Mosella, finirà a processo a Metz per “provocazione pubblica all’odio razziale”, rischiando un anno di detenzione in carcere e un’ammenda pecuniaria pari a 45mila euro.

La donna, riporta Il Corriere della Sera” è un’ex militante del Front national, cattolica tradizionalista difesa da associazioni come l’Institut Civitas. Secondo la sua visione delirante, gli ebrei e “i loro amici” avrebbero trovato il modo “per controllare il mondo, attraverso la pandemia e le misure sanitarie nazionali”. Idee che hanno trovato spazio addirittura in tv sull’emittente CNews, che il 18 giugno scorso intervistò il generale in pensione Dominique Delawarde, che se la prese con una minoranza che controllerebbe il branco mediatico. Il presentatore gli ha chiesto di essere più preciso: “Qui? Mais qui?”. Lui ha risposto: “La comunità che lei conosce bene”, facendo allusione proprio agli ebrei.

Allarme nel Regno Unito

Molti No Vax starebbero facendo proprie teorie antisemite di stampo nazista per diffondere fake news sul coronavirus che viene spesso raccontato come un “complotto ebraico per conquistare il mondo. Lo afferma un report di un ente di consulenza indipendente, del governo britannico, che si occupa di antisemitismo.

Come racconta il Telegraph, l’analisi ha studiato 28 dei forum antivaxxer più popolari sui social media, incluso uno gestito dal fratello di Jeremy Corbyn, Piers, e ha scoperto che tutti avevano condiviso post antisemiti. Nel complesso, il rapporto ha rilevato che l’antisemitismo è presente nel 79% delle reti No Vax. “I cospirazionisti del Covid-19 hanno attribuito la ‘bufala’ ad una ‘élite globale’ di cui farebbero parte i Rothschild, i Rockefeller, George Soros, i sionisti, così come Bill Gates”, afferma il rapporto secondo cui molti utenti di Facebook e Twitter hanno usato argomenti antisemiti di vecchia data. “Molti di questi post suggeriscono che gli ebrei abbiano creato il coronavirus e che gli ebrei stiano tramando dietro le quinte per destabilizzare banche e paesi attraverso la diffusione del virus”.

Un rapporto del Community Security Trust (CST) dal titolo “Coronavirus and the plague of antisemitism”, pubblicato ad aprile, ha identificato cinque tropi antisemiti emersi durante la pandemia, tra cui il riferimento alla malattia come “l’influenza ebraica” e la teoria della necessità della sua diffusione agli ebrei per creare un “Holocough”, cioco di parole tra Holocaust e cough, olocausto e tosse.

L’ultima analisi del governo arriva dopo che uno studio del Center for Countering Digital Hate ha rilevato che 147 dei più grandi account di social media No Vax hanno guadagnato almeno 7,8 milioni di follower dal 2019, un aumento del 19% nonostante Facebook abbia annunciato nuove politiche per contrastare disinformazione sui vaccini sui social network.

Questo è il quadro. A tinte fosche. Che rende quanto mai attuale il monito di Brecht. 

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