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L'allarme di Save the Children: "Tra i 10 e i 16 milioni di bambini potrebbero non tornare mai più a scuola"

L'analisi mondiale trova le cause: la crisi climatica, la carenza di vaccini, gli sfollamenti, gli attacchi alle scuole e la mancanza di connessione digitale. Ma anche il lavoro minorile e i matrimoni precoci

Bambini a scuola in Africa
Bambini a scuola in Africa

globalist

7 Settembre 2021 - 10.25


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Covid ma non solo: sono tanti i motivi per cui un numero impressionante di bambini potrebbe non fare mai più ritorno a scuola.

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In un quarto dei Paesi del mondo l’educazione di centinaia di milioni di bambini rischia di collassare.

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Già prima della pandemia 258 milioni di bambini in tutto il mondo, un sesto della popolazione totale in età scolare, non avevano accesso all’istruzione e oggi si stima che 10-16 milioni di bambini rischiano di non tornare mai più a scuola a causa delle conseguenze economiche del Covid-19 perché costretti a lavorare o a contrarre matrimoni precoci.

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E’ l’allarme lanciato da Save the Children.

Crisi climatica, carenza di vaccini contro il Covid, sfollamenti, attacchi alle scuole e mancanza di connessione digitale stanno mettendo a rischio l’accesso all’istruzione. In 48 Paesi nel mondo, in particolare, l’educazione è ad altissimo rischio.

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Un rischio che non risparmia neppure gli studenti in Italia, che dopo un anno e mezzo di dad, fanno registrare una grave perdita di apprendimento, con una “dispersione implicita” che sale di 2,5 punti nella media nazionale, con importanti disparità territoriali e una drammatica ricaduta sul Mezzogiorno.

Secondo le analisi di Save the Children, contenute anche nel nuovo rapporto “Build Forward Better”, lanciato dall’organizzazione alla vigilia di un tentativo di ripresa delle lezioni in molti Paesi, e dell’apertura dell’anno scolastico in Italia, sono milioni i bambini ancora impossibilitati ad andare a scuola a causa delle misure di sicurezza per il Covid, dell’impatto economico della pandemia e dei continui attacchi all’istruzione.

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I paesi con sistemi educativi a “rischio estremo” – secondo l’indice redatto da Save the Children – sono la Repubblica Democratica del Congo, Nigeria, Somalia, Afghanistan, Sud Sudan, Sudan, Mali e Libia, seguiti da Siria e Yemen in “alto rischio”.

Considerato l’alto numero di bambini che non ha accesso a un’istruzione di buona qualità si prevede che a livello globale, nel 2030, il 20% dei giovani tra 14 e 24 anni e il 30% degli adulti non saranno in grado di leggere. Le bambine e le ragazze sono ancora più penalizzate rispetto ai loro coetanei maschi. Sono, infatti, 9 milioni le bambine che dovrebbero frequentare la scuola primaria ma che probabilmente non vi accederanno mai, rispetto ai 3 milioni di loro coetanei maschi.

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Inoltre, più della metà dei 720 milioni di studenti delle scuole elementari, circa 382 milioni, hanno un livello d’istruzione molto basso, non vanno a scuola o sono al di sotto del livello minimo di competenza nella lettura.

In Italia – A causa della pandemia di Covid-19 il numero di bambini il cui apprendimento è peggiorato potrebbe effettivamente aumentare di altri 72 milioni. Il tema del peggioramento dell’apprendimento scolastico non risparmia neanche l’Italia.

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La percentuale di studenti “in dispersione implicita”, ovvero che non raggiungono livelli sufficienti sia in italiano che in matematica e inglese, alla fine del percorso di istruzione, è aumentata dal 7 al 9,5% su base nazionale.

Il divario territoriale resta altissimo: nel Nord solo il 2,6% dei ‘diplomandi’ è risultato in dispersione implicita, al Centro l’8,8% e nel Mezzogiorno il 14,8% (oltre 1 studente su 7). Sono proprio gli studenti più grandi (all’ultimo anno delle superiori) a soffrire di più del calo di competenze, e sono anche quelli che hanno totalizzato il maggior numero di settimane in dad.

 

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