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Macron preoccupato: "Vedo la società razzializzarsi gradualmente"

Il presidente francese contro le teorie intersezionali: "Le difficoltà date non solo dal colore della pelle ma dalle disuguaglianze sociali"

Emmanuel Macron
Emmanuel Macron

globalist Modifica articolo

1 Luglio 2021 - 12.48


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Il presidente francese, Emmanuel Macron, è preoccupato dal fenomeno della razzializzazione della società francese e non solo, scagliandosi contro le teorie intersezionali, rese popolari dalla sinistra radicale anglosassone e alla base della cosiddetta ‘cancel culture’, che stanno portando la società a dividersi su basi razziali.
“Vedo la società razzializzarsi gradualmente”, ha affermato Macron, secondo il quale “la logica intersezionale distrugge tutto” perché “riferisce ciascuno alla sua identità”.
“Io sono dalla parte universalista. Non mi riconosco in una lotta che rimanda ciascuno alla sua identità o al suo particolarismo”, aggiunge il presidente francese.
Denunciare un accumulo di discriminazioni quando si fa parte di più minoranze come preteso dall’intersezionalità, osserva il capo dell’Eliseo, non ha senso in quanto “le difficoltà sociali non sono strutturate solo dal genere e dal colore della pelle, ma anche dalla disuguaglianza sociale”.
“Potrei presentarvi giovani bianchi che si chiamano Kevin, vivono ad Amiens o Saint-Quentin e hanno anch’essi immense difficoltà, per ragioni diverse, a trovare un lavoro”, ha affermato Macron, in una replica a distanza alle affermazioni della regista femminista Amandine Gay sulle difficoltà di essere donna e nera.
All’indomani del forum Onu per l’uguaglianza di genere, nel valutare i progressi compiuti nella lotta alla violenza sulle donne, il presidente francese ha rivendicato “progressi” ma ha riconosciuto che i braccialetti anti-riavvicinamento, varati nel settembre 2020 contro i coniugi violenti, sono ancora utilizzati “troppo poco”.
Macron ha inoltre espresso la sua contrarietà a consentire l’aborto fino alla sedicesima settimana, ritenendolo in questo caso “traumatico”. “Non sono favorevole. Ogni anno, dalle 4.000 alle 5.000 donne vanno all’estero per poterlo fare, ma è soprattutto un segno di un fallimento delle nostre tutele”, ha sottolineato.

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