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L'ambasciatore italiano a Tel Aviv: "Spero in un cessate il fuoco domenica"

Gianluigi Benedetti: "Domani i palestinesi ricordano la Naqba (il giorno della 'Catastrofe', che segna l'esodo forzato di circa 700mila palestinesi) e poi si celebra la Pentecoste ebraica"

Gianluigi Benedetti

globalist

14 Maggio 2021


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Dopo il nuovo massiccio bombardamento di Gaza anche da parte delle forze terrestri israeliane, non si sono fortunatamente registrati attacchi missilistici a Tel Aviv e nelle zone limitrofe.
In questo contesto, l’ambasciatore italiano a Tel Aviv, Gianluigi Benedetti, ha auspicato che si possa arrivare tra qualche giorno alla fine delle ostilità tra Israele e Hamas, iniziate lunedì scorso e proseguite con un’escalation di lanci di razzi da Gaza e attacchi delle Forze di difesa israeliane come non si vedeva dal 2014, dall’operazione Margine protettivo.
“Domani i palestinesi ricordano la Naqba (il giorno della ‘Catastrofe’, che segna l’esodo forzato di circa 700mila palestinesi dai territori occupati da Israele dopo la nascita dello Stato ebraico nel 1948, ndr) e tra domenica e lunedì si celebra la Pentecoste ebraica – ha detto l’ambasciatore – Superati questi giorni simbolici, spero che tra domenica e lunedì si possa iniziare a dialogare per un cessate il fuoco anche grazie alla mediazione internazionale”. 
Da Tel Aviv, però, è arrivata la notizia che la delegazione egiziana inviata per mediare ha lasciato la città dopo il nuovo no alla tregua da parte di Israele.
“Un conto è quello che si dice, un conto è quello che si fa – ha commentato l’ambasciatore – Le dichiarazioni di propaganda sono tarate sul comportamento dell’avversario: se da Hamas non c’è alcun segnale di disponibilità a ridurre l’attacco terroristico, è ovvio che da parte israeliana non ci possa essere una disponibilità ad abbassare la difesa”.
Ma “ho molta fiducia nell’operato dei colleghi egiziani, che sono in contatto con entrambe le parti sin dall’inizio e il nostro auspicio – ha insistito Benedetti – è che, superati questi due giorni simbolici, la ragione finisca per prevalere e ci sia un abbassamento dei toni”.
Quanto all’ipotesi di un’operazione di terra con l’ingresso degli israeliani a Gaza, l’ambasciatore, pur ammettendo la difficoltà di fare previsioni in una situazione simile, ha sottolineato come “non ci si trovi ad un livello che possa giustificare nell’ottica dello Stato ebraico i rischi di un ingresso delle truppe che potrebbe avere un costo molto alto”.

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