Il caso di Aaron Mostofsky, l'ebreo ortodosso che ha assaltato il Congresso a fianco dei nazisti

Il fratello Nachman lo ha difeso: "E' stato spinto dentro". Si tratta dello stesso Nachman che ha minacciato il sindaco di New York, De Blasio, per revocare il lockdown: "Altrimenti ci rivolgeremo a Trump"

Aaron Mostofsky

Aaron Mostofsky

Flavia Caroppo 10 gennaio 2021

C’era anche il figlio di un giudice della Corte Suprema di Brooklyn, tra i tanti ebrei ortodossi che hanno invaso e devastato il Campidoglio di Washington, mercoledì 6 Gennaio.

Evidentemente insensibile alle decine e decine di simboli antisemiti che i rivoltosi attorno a lui sfoggiavano con orgoglio, Aaron Mostofsky è stato tra i primi a violare il Palazzo del Congresso dove i legislatori stavano ratificando la vittoria di Joe Biden. E anche uno dei primi a venire identificato sui social media e inserito dalla Polizia nella lista di “persone investigate” in merito ai fatti di Washington. 


 

 

E dire che non ci voleva neanche entrare al Campidoglio, pare.

«Aaron è stato spinto all’interno», dice infatti suo fratello Nachman Mostofsky, leader politico locale dei Repubblicani, che era con lui a Washington finchè non lo ha “perso tra la folla”. Nachman, diventato famoso per aver minacciato il sindaco di New York, Bill De Blasio, di far intervenire i suoi amici “persone molto in alto, pezzi grossi vicini al Presidente Trump” per costringerlo a riaprire in fretta la città in lockdown a causa della prima ondata di Covid-19, dice anche di aver lasciato la manifestazione prima che la rivolta cominciasse. 

«Mio fratello non ha fatto niente di illegale. Chi dice il contrario è un pieno di merda, un disonesto», dice Nachman a Gothamist. «Aaron è venuto qui come un semplice cittadino d'America, un patriota. Nessun conservatore può essere d’accordo con quanto è successo a Washington. La capitale è stata assaltata e questo non è patriottico. Io penso addirittura che qualcuno di Antifa forse si è infiltrato per cominciare le violenze. E comunque», continua, «durante le proteste di quest’estate gli attivisti di Black Lives Matter e Antifa hanno fatto molti più danni. Per mesi abbiamo sentito in tv che “questo è quello che accade quando la gente non viene ascoltata”. Stavolta è il popolo di Trump a non essere stato ascoltato». 

Fortuna ha voluto che il “cittadino semplice”, coinvolto “per caso” nell’effrazione e dissacrazione di uno dei palazzi più importanti d’America, fosse vestito per l’occasione. Aaron Mostofsky sfoggiava infatti lo stesso look “paleo” di Jake Angeli (l’ormai famoso “Sciamano di QAnon”, che ha guidato l'assalto a Capitol Hill), fatto di pelli di animali selvatici. A completare l’outfit però, Aaron aveva anche due accessori esclusivi: uno scudo antisommossa della Polizia di Washington e un giubbino antiproiettile. 

«Questi? Li ho trovati per caso sul pavimento all’ingresso», dice nell’intervista video rilasciata all’interno del Campidoglio. «Erano lì a portata di chiunque. Io li ho presi, ma prima di mettermeli ho chiesto il permesso ai poliziotti che ancora stavano all’ingresso, in caso fossero di qualcuno”, continua. «Ma non c’è nome nè niente, quindi mi hanno detto prendili e io li ho presi. E questo coso è davvero pesante», si scusa aggiustandosi il giubbino piombato.  

Aaron non ha agito di certo nel nome del padre Steven Shlomo Mostofsky (che lo scorso gennaio ha chiesto -e ottenuto- il supporto del partito Democratico per farsi eleggere alla Corte Suprema), ma, come racconterà lui stesso, di Donald Trump. 

«Sono qui per esprimere, in nome della libertà di espressione, il mio convincimento che questa elezione è stata rubata. Siamo stati traditi, presi in giro. Io non credo che solo 75 milioni di persone hanno votato per Trump. Credo che siano almeno 85 milioni», dice al giornalista. 

Alla domanda se lo scopo di questa marcia su Washington sia quello di far paura ai legislatori e impedirgli di ratificare il risultato delle elezioni, Aaron dice che no, anzi, loro sono lì come supporter. 

«Non devono aver paura di noi, noi siamo qui per dargli coraggio. Il coraggio di fare il loro dovere. Il loro dovere è quello di esaminare di nuovo tutti i voti per trovare la frode e, nel frattempo, ritardare la proclamazione, per esempio”, continua. Poi ammette di non avere una risposta. «Non so cosa si può fare adesso ma qualcosa si può fare. Devono guardare la Costituzione e seguire cosa dice. Non si può riscrivere la legge per il COVID, no? Libertà o morte, altro che COVID!» conclude.

Come la stragrande maggioranza di coloro che hanno preso parte alle violenze di Washington, Mostofsky ha potuto lasciare la città e tornare a Brooklyn, dove è stato visto girare liberamente fino a venerdì scorso. Suo padre, il giudice Shlomo Mostofsky, ha dichiarato tramite un portavoce di “non essere a conoscenza di alcuno di questi sfortunati eventi”. 

Forse è meglio che s’informi, dato che il procuratore generale ad interim Jeffery Rosen ha già cominciato gli arresti e ha dichiarato che: «Il Dipartimento di Giustizia si impegna a garantire che i responsabili di questo attacco al nostro Governo e allo Stato di diritto affrontino tutte le conseguenze delle loro azioni secondo la legge».

E la legge, inasprita proprio da Donald Trump quest’estate, ora prevede una pena fino a 10 anni in un carcere Federale. 

Chi la fa l’aspetti, Karma is a bitch!