Il racconto drammatico della pattinatrice Jessica Yu: "In Cina le atlete olimpiche subiscono violenze"
Top

Il racconto drammatico della pattinatrice Jessica Yu: "In Cina le atlete olimpiche subiscono violenze"

Lʼappello al Cio in vista di Pechino 2022 dalla sua pagina Instagram: "Proteggete gli atleti da questo sistema di abusi"

Jessica Yu
Jessica Yu
Preroll

globalist Modifica articolo

23 Luglio 2020 - 12.21


ATF

“E’ stato disumano: a 11 anni il mio allenatore mi picchiava con la custodia del pattino; mi insultava: ‘Pigra, stupida, grassa’”. Oggi, ventenne e trasferitasi a Singapore, la pattinatrice cinese Jessica Shuran Yu può puntare il dito senza paura contro il sistema sportivo cinese fatto di violenze fisiche e abusi per raggiungere il sogno olimpico. Lo fa con un post su Instagram indirizzato al Cio in vista di Pechino 2022. “Proteggete i baby-atleti da questo sistema”, è l’appello.

“Nei giorni particolarmente peggiori, sarò stata colpita più di 10 volte di seguito sulle mani, sulle braccia”, ricorda la pattinatrice, che dopo aver partecipato ai mondiali 2017 oggi fa l’allenatrice.

“Il più delle volte tali abusi sono avvenuti di fronte ad altri pattinatori sulla pista. Non l’ho detto a nessuno dei miei amici, degli adulti a scuola o della mia federazione, perché ero incredibilmente umiliata. Mi è stato fatto sentire così piccolo. Era disumanizzante”, continua nel suo sfogo ripreso dal Guardian.

Yu ha affermato di sperare che, con Pechino che ospiterà le Olimpiadi invernali tra poco più di 18 mesi, il Cio non continui a tenere gli occhi chiusi su questo mondo di violenze fisiche e psicologiche nello sport, in Cina e in altri Paesi.

Leggi anche:  Inesattezze e censure, in questa Olimpiade si salvano solo gli atleti

“Mi fa davvero male sapere che questi abusi stanno accadendo ancora oggi. Molti atleti e allenatori ritengono che tale comportamento sia necessario e normale in Cina. E’ anche difficile per gli atleti cinesi parlare. Potrebbero perdere il loro posto e la loro carriera potrebbe finire. Ma come atleta di Singapore che si è allenata in Cina, mi sento nella posizione per poter denunciare”, ha concluso.

Da qui, la richiesta di uno sportello gestito da esperti di protezione dell’infanzia per questi casi di violenza sui baby-atleti.

Native

Articoli correlati