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Il politologo Usa: "Il vero dramma degli Stati Uniti è l'incompetenza di Donald Trump"

Parla Ian Bremmer, politologo e fondatore di Eurasia, il maggiore centro Usa di analisi sulle crisi internazionali: "Nella sua ora più tragica il Paese è in mano a un incompetente"

Donald Trump
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globalist

27 Aprile 2020 - 20.49


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Ian Bremmer, politologo e fondatore di Eurasia, il maggiore centro Usa di analisi sulle crisi internazionali, in un’intervista al Corriere della Sera sostiene una posizione assolutamente condivisibile: “Il vero dramma per l’America è la totale incompetenza di Donald Trump. Il Paese è nelle mani di un incompetente nel momento più difficile della sua storia recente tra il virus che fa strage e un infarto dell’economia che impone un ripensamento del modo di funzionare del capitalismo Usa mentre si allarga a dismisura l’area d’intervento dello Stato federale”. 
Per Bremmer non si avrà la “ripresa rapida della quale parla Trump” ed i tempi saranno “molto più lunghi di quelli che la gente si aspetta”: “Credo che la transizione durerà tre anni. Anche quando avremo il vaccino— un anno è la previsione più ottimistica—dovrà poi essere prodotto in miliardi di dosi, distribuito e somministrato”. Intanto l’America dovrà fare i conti con una disoccupazione “forse al 10 per cento”.
“Serviranno forme di reddito universale, protezioni per i lavoratori della gig economy, reti di sicurezza sociale: parliamo di un’enorme redistribuzione della ricchezza. Se non lo faremo cresceranno ancora le disuguaglianze, il distacco dei cittadini dalla politica, la polarizzazione. Sono qui i pericoli per la democrazia”, spiega ancora l’analista sottolineando come per fare questo ci sia bisogno di “una guida forte e lungimirante”, capace di andare “oltre le divisioni dei partiti”.
Perché, aggiunge, ci si dovrà porre delle “domande essenziali sulla sostenibilità del capitalismo basato sul libero mercato in una democrazia rappresentativa. Non si tratta solo di spesa sociale: lo Stato dovrà sostenere le imprese con denaro pubblico non per due mesi ma per anni. In cambio chiederà loro di riportare in America produzioni trasferite in Asia in outsourcing”.
“Sono cambiamenti epocali, con enormi implicazioni”, aggiunge. Anche sulla leadership degli Usa che “restano per vari motivi — quelli politici e quelli legati alla difesa, alla tecnologia, all’energia e alla forza del dollaro—il punto di riferimento di buona parte dell’Occidente. Sicuramente del Giappone e, in Europa, di Gran Bretagna, Francia e Germania. Vedremo cosa accadrà – conclude Bremmer – nei Paesi del Sud e dell’Est Europa, Italia compresa, molto corteggiati da Pechino”.

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