Coronavirus, il bilancio sale a 132 morti e in Australia pensano di...

Quasi a quota 6mila le persone infettate: più di quelle colpite dalla Sars nel 2002-2003

Coronavirus

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globalist 29 gennaio 2020
Il coronavirus di Wuhan ha causato finora in Cina 132 morti, a fronte di 5.974 contagi accertati. Il bilancio supera quello della Sars nel 2002-2003, che si era fermato, sempre in Cina, secondo le statistiche ufficiali, a 5.327 (ma con 349 morti). I dati mostrano un possibile rallentamento dei contagi: martedì ne sono stati confermati 1.459 contro i 2.077 di lunedì. In Cina restano 9.239 i casi sospetti e 103 i sopravvissuti dimessi dagli ospedali.

Primi rimpatri da Wuhan - Intanto da Wuhan iniziano i primi rimpatri: duecento giapponesi sono partiti alla volta di Tokyo con un volo charter approntato dalle autorità nipponiche in accordo con Pechino, e un altro charter disposto dal dipartimento di Stato americano ha riportato a casa un primo gruppo di cittadini statunitensi, che saranno accolti in una base aerea della riserva in California per essere sottoposti alla quarantena. La British Airways ha deciso di sospendere tutti i voli da e per la Cina, mentre la Toyota ha interrotto la produzione in territorio cinese fino al 9 febbraio.


 


Italiani, vertice alla Farnesina - Per quanto riguarda il rientro degli italiani, in mattinata alla Farnesina è in programma un vertice per la definizione delle linee guida per procedere al rimpatrio dei nostri connazionali.  Intanto c'è apprensione a Napoli per tre persone ricoverato al'ospedale Cutugno di Napoli. Si temeva che si trattasse di casi sospetti, ma dagli accertamenti due non risultano contagiate e per la terza sono in corso verifiche che si concluderanno giovedì. I vertici dell'ospedale chiariscono che la presenza del virus richiede tutta una serie di condizioni, tra cui la provenienza dall'area cinese interessata a cui si uniscono sintomi gravi. 


 


Quarantena in Australia sull'isola-carcere, scoppia la polemica - Esplode la polemica in Australia per la proposta del premier Scotto Morrison di spedire i 600 australiani di ritorno da Wuhan sull'isola di Natale, famigerato centro di detenzione per migranti a 2mila chilometri dal continente. Al momento sull'isola abita soltanto una famiglia cingalese di 4 persone, ma le strutture costruite appositamente per accogliere i migranti possono ospitare fino a mille persone. In passato il centro di detenzione di Christmas Island era finita al centro della cronaca per presunte violazioni di diritti umani e per le pessime condizioni.