Libia, la farsa dell'embargo delle armi e la guerra del petrolio

I proclami e le promesse dei partecipanti al summit di Berlino sulla Libia sono state puntualmente disattese sul campo. "Fuori dal mondo ovattato della diplomazia, quel fuoco non è mai cessato"

Guerra civile in Libia

Guerra civile in Libia

Umberto De Giovannangeli 26 gennaio 2020

Fatta la Conferenza, scoperto l’inganno. L’inganno di un embargo di armi proclamato dai partecipanti al summit di Berlino sulla Libia e poi puntualmente disatteso sul campo. Altro che stop alle armi o, come ripete stancamente il titolare della Farnesina, Luigi Di Maio, agire per un cessate il fuoco permanente.


Perché, fuori dal mondo ovattato della diplomazia, quel fuoco non è mai cessato. Il portale Libia Observer, ritenuto vicino al governo di Fayez al-Sarraj, ha riferito che la contraerea delle forze del governo libico ha abbattuto un drone di Haftar mentre stava sorvolando proprio lo scalo internazionale di Mitiga. Anche il Libyan National Army ha fatto sapere a sua volta di aver abbattuto un drone turco decollato dallo stesso aeroporto: anche se non vengono segnalate vittime oltre agli oltre 2.000 morti comunemente stimati fra i miliziani (senza contare i quasi 300 civili uccisi), la distruzione di “mezzi” è segno che i combattimenti sono violenti. Il portavoce delle forze di Tripoli ha rivendicato un'operazione contro i mezzi di Haftar che stavano avanzato verso la capitale. Il portavoce dell'Esercito di Haftar,  ha invece ribadito l'istituzione della no fly zone sull'aeroporto di Mitiga, minacciando di abbattere anche gli aerei civili in caso di violazione. Le milizie di Haftar hanno attaccato la zona di Abu Qurain, a sud di Misurata, nonostante la richiesta di cessate il fuoco della Conferenza di Berlino: la denuncia è del Governo di accordo nazionale di al-Sarraj. Lo riferisce l'agenzia turca Anadolou. Secondo fonti ai media libici, i gruppi armati si stanno ritirando sul fronte occidentale di Sirte dopo il tentativo fallito di impadronirsi della città di Abu Qurain; e i pesanti scontri nella regione proseguono.​ Intanto, le forze di Haftar consolidano il loro controllo su Sirte, la città natale di Muammar Gheddafi, con il generale accolto dalla popolazione come un “liberatore”.


La truffa dell’embargo


Il segretario generale dell’Onu, Antonio Guterres, è stato così costretto di nuovo a intervenire e a richiamare le parti al rispetto degli accordi scaturiti dalla Conferenza di Berlino:” Devono tutti accettare le conclusioni del Vertice di Berlino e rendersi conto è questa la strada per la pace, per una Libia unita in grado di essere governata dal popolo libico in pace e sicurezza, cooperando con i Paesi vicini in maniera positiva”. Un appello rigettato da uno degli attori esterni principali nella guerra per procura che si combatte il Libia: il presidente turco Recep Tayyp Erdogan, sostenitore del Governo di accordo nazionale (Gna) guidato da Fayez al-Sarraj.


Il Sultano all’attacco


Il “Sultano” di Ankara si è scagliato contro il comandante dell'Esercito libico nazionale (LNA), il generale Khalifa Hatar, le cui forze starebbero venendo meno alla tregua concordata nelle scorse settimane.  Erdogan ha lanciato pesanti accuse contro il maresciallo Khalifa Haftar, insinuando che le sue forze avrebbero violato la tregua in Libia. "Haftar sta ignorando gli sforzi per la pace fatti a Mosca e Berlino", ha dichiarato il leader turco poco prima di partire per la sua visita in Algeria.


“Il rispetto dell’embargo Onu sulle armi risale al 2011 – rimarca su AnalisiDifesa Gianandrea Gaiani , tra i più autorevoli analisti di politiche militari -  ed è stato sempre violato da tutti i molti sponsor (una dozzina secondo la missione delle Nazioni Unite in Libia) delle fazioni in campo. Violazioni plateali con immagini tv e articoli di giornale che mostravano armi, velivoli e veicoli giunti in Libia al GNA come all’LNA. Forniture che la Ue non potrà mai impedire in parte perché avvengono lungo le immense frontiere desertiche libiche o per via aerea mentre non è ipotizzabile che navi di flotte europee blocchino in mare cargo russi, turchi o di altra nazionalità diretti nei porti libici. Non a caso a Berlino non si è parlato di sanzioni per chi dovesse violare l’embargo. Il terzo punto - prosegue Gaiani  - fa quasi sorridere per la sua ingenuità: i paesi che attuano “interferenze” sono in realtà i veri protagonisti (a discapito dell’Europa e dell’Italia) di questa crisi: Qatar e Turchia al fianco del GNA, Russia, Egitto, Emirati Arabi Uniti e Francia con l’LNA. Il loro ruolo è già decisivo in termini militari e lo sarà nel determinare se la crisi libica avrà una soluzione bellica o politica”. Quanto all’Italia, il giudizio di Gaiani è fondatamente spietato: “Sintetizzando il ruolo dell’Italia si potrebbe quindi liquidarlo con l’espressione “chi di photo-opportunity ferisce, di photo-opportunity perisce”, se non fosse per la reiterata proposta di schierare in Libia truppe europee e italiane in una forza di interposizione. Una missione che al momento non esiste, non è all’ordine del giorno del Consiglio di Sicurezza dell’Onu, viene giudicata prematura da molti paesi Ue ed ha, nel caso italiano, pretese ridicole. Innanzitutto perché Paesi che hanno una reale influenza militare e politica in Libia (Russia e Turchia in testa), cioè quelli che attuano le cosiddette “interferenze”, saranno anche quelli che avranno l’ultima parola sulla composizione di eventuali forze di interposizione. Inoltre un simile dispositivo militare verrebbe schierato nel momento in cui entrambi i contendenti accettassero una tregua stabile nell’ambito di una road-map negoziale precisa e condivisa con una fascia smilitarizzata che le forze internazionali dovrebbero presidiare o monitorare registrando eventuali violazioni del cessate il fuoco. Un’ipotesi al momento remota”. Per concludere: “Diciamo piuttosto che la smania del governo italiano (unico vero sconfitto insieme alla Ue nel suo complesso dai recenti sviluppi libici) di avere una presenza militare in Libia nasconde l’aspirazione di utilizzare un pugno di militari per coprire il flop politico nella nostra ex colonia...”.


L’Onu si arrende


La UNSMIL, la missione di supporto delle Nazioni Unite in Libia, ha espresso preoccupazione per le continue violazioni dell'embargo militare nel Paese nordafricano. "La Missione di supporto delle Nazioni Unite in Libia è molto rammaricata di dover constatare continue e spudorate violazioni dell'embargo bellico in Libia, a dispetto degli impegni presi a tal riguardo dai Paesi interessati durante la Conferenza internazionale sulla Libia, tenutasi a Berlino il 19 gennaio 2020", si legge nel comunicato ufficiale della UNSMIL. E' stato poi sottolineato come la tregua, siglata dal Governo di Accordo Nazionale (GNA) e l'Esercito Nazionale libico (LNA) il 12 gennaio, sia messa a repentaglio dal trasferimento di foreign fighters e armi, anche da Paesi che hanno partecipato al summit berlinese. "Negli ultimi dieci giorni, un gran numero di voli cargo contenenti armi, veicoli, advisor militari e combattenti sono stati visti atterrare negli aeroporti libici nella parte orientale e occidentale del Paese, la Missione condanna tali violazioni che rischiano di far piombare il Paese in un rinnovato clima di guerra", aggiungono dalle Nazioni Unite.