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Libia porto (non) sicuro: due richiedenti asilo uccisi in un raid a Tripoli

I responsabili dell'Onu hanno riferito che le due vittime erano parte di un gruppo di 4mila richiedenti asilo eritrei e rifugiati registrati da Unhcr, residenti nell'area urbana di Tripoli.

La protesta di alcuni richiedenti asilo a Tripoli
La protesta di alcuni richiedenti asilo a Tripoli

globalist

10 Gennaio 2020 - 19.01


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Cronache dal porto sicuro: l’Alto commissariato Onu per i Rifugiati (Unhcr) ha espresso “profonda tristezza per la morte di due richiedenti asilo di nazionalità eritrea, che sono stati raggiunti da colpi di arma da fuoco all’interno dell’edificio in cui risiedevano ieri a Tripoli”.
Così si legge nel post pubblicato su Facebook dall’Unhcr.
 I responsabili hanno riferito che le due vittime “erano parte di un gruppo di 4mila richiedenti asilo eritrei e rifugiati registrati da Unhcr, residenti nell’area urbana di Tripoli”.
Nella città libica e nella regione, sono in corso da aprile gli scontri tra le forze fedeli al Governo di unità nazionale sostenuto dalle Nazioni Unite, e quelle del generale Khalifa Haftar, che intende prendere il controllo dell’area.
Da tempo le organizzazioni umanitarie denunciano che i civili e le migliaia di migranti e rifugiati rischiano di essere colpiti dagli attacchi dei combattenti, via terra o via aria.
Centinaia di persone hanno già perso la vita.
L’Agenzia per i Rifugiati, assicurando di essere in stretto contatto con le autorità eritree per fornire “tutta l’assistenza necessari” dopo quanto accaduto, ha ricordato che l’uccisione dei due richiedenti asilo “è il risultato del peggiorare della situazione securitaria” nell’area.
La scorsa settimana, è stato ricordato ancora, “in un raid aereo è stato colpito il Centro di transito (Gdf) di Tripoli (gestito da Unhcr, ndr), dimostrando che nessun luogo è sicuro per rifugiati e richiedenti asilo”.

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