Libia, Haftar regala una base navale russa in Cirenaica: che ne dice Giorgia Meloni?
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Libia, Haftar regala una base navale russa in Cirenaica: che ne dice Giorgia Meloni?

A maggio il generale libico Khalifa Haftar era arrivato a Palazzo Chigi, dove era stato ricevuto dalla presidente del Consiglio, Giorgia Meloni. E adesso...

Libia,  Haftar regala una base navale russa in Cirenaica: che ne dice Giorgia Meloni?
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Umberto De Giovannangeli Modifica articolo

7 Novembre 2023 - 12.52


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Il 4  maggio  è stato ricevuto in pompa magna a Palazzo Chigi. Il lancio Ansa: “Il generale libico Khalifa Haftar è arrivato a Palazzo Chigi, dove è stato ricevuto dalla presidente del Consiglio, Giorgia Meloni. Haftar è stato scortato da un corteo di una dozzina di auto e van blindati.Ieri, Haftar ha incontrato il vice premier e ministro degli Esteri Antonio Tajani”.

Scrive Antonio Maria Mira su Avvenire del 5 maggio: “Due ore di faccia a faccia a Palazzo Chigi tra Giorgia Meloni e il generale libico Khalifa Haftar. Al centro del colloquio tra il presidente del Consiglio e il comandante dell’autoproclamato Esercito nazionale libico (Lna), “uomo forte” della Cirenaica, la «crescita senza precedenti» degli arrivi degli immigrati in Italia, in particolare proprio dalle coste del territorio sotto il controllo dell’ex ufficiale dell’esercito di Gheddafi, sostenuto da Egitto e Russia. 

Una missione importante, quella romana. Mercoledì sera l’incontro col vicepremier e ministro degli Esteri, Antonio Tajani, ieri con Meloni, e poi coi ministri della Difesa, Guido Crosetto, e dell’Interno, Matteo Piantedosi. Anche Crosetto avrebbe affrontato il tema dell’aumento del flusso di migranti attraverso la rotta libica ma anche la destabilizzazione della Libia operata dalla brigata Wagner. Ricordiamo che la premier era stata a Tripoli il 28 gennaio con Tajani e Piantedosi, per una prima presa di contatto con le diverse autorità libiche, ma non era riuscita a spostarsi nell’area di Bengasi dove ha le sua basi Haftar. Il generale è così venuto lui, calando sul piatto il tema immigrati.

In cambio di cosa? Fonti di Palazzo Chigi parlano della conferma da parte di Meloni del sostegno italiano all’azione dell’Onu in Libia per la rivitalizzazione di un processo politico che possa portare a elezioni presidenziali e parlamentari entro la fine del 2023. E avrebbe anche colto l’occasione per un confronto sulle situazioni di destabilizzazione in Libia e nei Paesi confinanti, con particolare preoccupazione per il conflitto in Sudan. Ma sicuramente sono stati i flussi migratori il tema centrale. 

I numeri del ministero dell’Interno confermano che la rotta dalla Cirenaica è particolarmente “calda”. Infatti circa 10mila persone sono arrivate nei primi quattro mesi dell’anno dai porti dell’area controllata da Haftar. Quasi il doppio di quelli invece partiti dalla zona controllata dal governo di Tripoli….”.

Annota, lo stesso giorno, Irina Smirnova su Il Faro di Roma: “Uno dei signori della guerra, quello della Cirenaica, il generale libico Khalifa Haftar è stato ricevuto con tutti gli onori dalla nostra premier Giorgia Meloni proprio mentre tra Roma e Parigi si consumava il peggior incidente diplomatico dal dopoguerra, con la rinuncia del nostro ministro degli esteri Antonio Tajani ad una attesa missione nella capitale francese in risposta alle fondatissime critiche alla nostra disumana oltre che incoerente e controproducente politica migratoria culminata nel decreto Cutro, che involontariamente ricorda quella pagina vergognosa della strage sulla riva Crotonese.

È stata solo una coincidenza temporale o c’è una (per noi disonorevole) connessione tra questi due fatti in qualche modo storici? Due ore di faccia a faccia a Palazzo Chigi tra Giorgia Meloni e il generale libico comandante dell’autoproclamato Esercito nazionale libico (Lna), “uomo forte” della Cirenaica, aveva in effetti al centro la anche la”crescita senza precedenti” degli arrivi degli immigrati in Italia, in particolare proprio dalle coste del territorio sotto il controllo dell’ex ufficiale dell’esercito di Gheddafi, sostenuto da Egitto e Russia.

“Una missione importante – spiega Avvenire nell’ultimo giorno della direzione Tarquinio – quella romana di Haftar. Mercoledì sera l’incontro col vicepremier e ministro degli Esteri, Antonio Tajani, ieri con Meloni, e poi coi ministri della Difesa, Guido Crosetto, e dell’Interno, Matteo Piantedosi. Anche Crosetto avrebbe affrontato il tema dell’aumento del flusso di migranti attraverso la rotta libica ma anche la destabilizzazione della Libia operata dalla brigata Wagner”. La premier era stata a Tripoli il 28 gennaio con Tajani e Piantedosi, per una prima presa di contatto con le diverse autorità libiche, ma non era riuscita a spostarsi nell’area di Bengasi dove ha le sua basi Haftar. Il generale è così venuto lui, calando sul piatto il tema immigrati.

In cambio di cosa? Fonti di Palazzo Chigi parlano della conferma da parte di Meloni del sostegno italiano all’azione dell’Onu in Libia per la rivitalizzazione di un processo politico che possa portare a elezioni presidenziali e parlamentari entro la fine del 2023. E avrebbe anche colto l’occasione per un confronto sulle situazioni di destabilizzazione in Libia e nei Paesi confinanti, con particolare preoccupazione per il conflitto in Sudan. “Ma sicuramente scrive Repubblica – sono stati i flussi migratori il tema centrale”. Infatti il generale Khalifa Belqasim Haftar, il padrone della Cirenaica, è considerato decisivo per bloccare i flussi migratori e aiutare il governo italiano in difficoltà a causa dell’aumento vertiginoso degli sbarchi. In effetti il controllo della Cirenaica è fondamentale per contenere i flussi (imprigionando quando non uccidendo) i migranti e profughi che hanno già affrontato un doloroso e rischioso attraversamento del Sahara. Infatti, scrive Repubblica, i porti di quella regione sono un nuovo punto di partenza per i barconi diretti in Italia”. E ancora di più con la crisi del Sudan.

Ed è stata proprio la situazione nel paese centrafricano a spingere Meloni a incontrare Haftar il prima possibile: Parigi comprensibilmente non ha gradito, così come è stata infastidita dal “Piano Mattei” della Meloni. Ma che vergogna evocare il fondatore dell’Eni per giustificare questa politica neocolonista”.

Passano quattro mesi. Dal sito ufficiale del Governo, www.governo.it: “Il Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, ha avuto oggi una conversazione telefonica con il Maresciallo Khalifa Haftar. Nel corso della telefonata il Presidente del Consiglio ha rinnovato le sue personali condoglianze e la solidarietà del Governo e del popolo italiano per l’emergenza alluvioni che ha colpito la regione orientale della Libia e in particolare la città di Derna. Il Maresciallo Haftar ha espresso profonda riconoscenza per l’immediata mobilitazione dell’Italia a favore delle popolazioni colpite, soffermandosi in particolare sui moduli operativi dei vigili del fuoco, il materiale per operatori della Croce Rossa Italiana e le tende da campo in corso di consegna. Il Presidente del Consiglio ha assicurato la piena disponibilità a proseguire nelle attività di soccorso e aiuto”.

Insomma, una intesa politica alla grande. Ma questo solo per la stampa mainstream, per i Tg della Rai, fu servizio pubblico, sempre più Istituto Luce 2.0. 

Alla faccia del partner affidabile

Cosa ti combina il Maresciallo amico del Governo italiano?

Lo rivela Jacopo Jacoboni su La Stampa: “Alla fine di settembre il generale ribelle libico Khalifa Haftar, le cui forze dominano la Libia orientale, si recò a Mosca dal suo mandante Vladimir Putin. Era il primo incontro tra i due dal 2019. Il portavoce del Cremlino Dmitry Peskov confermò l’incontro dichiarando che i due avevano «discusso della situazione in Libia e della regione nel suo complesso». ma in realtà molto di più serio bolliva nel pentolone. Haftar arrivava a Mosca dopo una serie di colloqui avvenuti in Libia con il vice ministro della Difesa russo Yunus-Bek Yevkurov – incaricato da Putin di comandare l’integrazione del Gruppo Wagner negli apparati ufficiali russi, dopo l’assassinio di Evgheny Prigozhin. Yevkurov era stato più volte regolarmente in Libia orientale negli ultimi anni, l’ultima il 17 settembre, quando fu ricevuto da Haftar pochi giorni dopo l’alluvione che spazzò via gran parte della città costiera di Derna, uccidendo migliaia di persone e facendo migliaia di dispersi. D’altra parte, il fallito assalto di Haftar nel 2019 alla sede del governo di Tripoli (governo legittimo per l’Onu) si era affidato in buona parte sui mercenari wagneriani. Che però non riuscirono a superare le forze armate di Tripoli, sostenute dalla Turchia. Perché i due si stavano vedendo così spesso?

Ora emerge una delle risposte più credibili, e uno dei contraccambi di questa relazione: secondo fonti di Bloomberg, la Russia sta progettando di stabilire una base navale nella parte orientale della Libia, che le darebbe la possibilità di avere un presidio militare al confine meridionale dell’Europa, a anche di spiare sull’intera Unione Europea, cosa tecnicamente possibile da lì. L’accordo sarebbe, appunto, stato preso da Haftar e Putin a Mosca, in quell’incontro di fine settembre.

Haftar, che controlla molti dei principali impianti petroliferi della Libia, un Paese che ha il 40% delle riserve petrolifere dell’Africa, ha a sua volta bisogno di sistemi di difesa aerea (di cui lo stesso Gruppo Wagner disponeva) per difendersi da Tripoli, che è sostenuta dai turchi. Ma al generale servono anche addestramento per piloti e per forze speciali. E questo può ben essere offerto sia da Wagner sia dai servizi militari di Mosca. I russi in cambio potrebbero essere ospitati in diverse basi libiche.

Un nodo cruciale dell’incontro – e certamente una delle preoccupazioni delle intelligence occidentali che hanno il dossier sul tavolo – è che navi da guerra russe potrebbero anche ottenere diritti di ormeggio permanenti in uno dei porti libici, si pensa sia Tobruk, che è nel cuore del Mediterraneo vicinissimo, all’Italia e alla Grecia. Che infatti non dormono sonni del tutto tranquilli, su questo. Al momento la Russia ha una sola base nel Mediterraneo, ma troppo distante, a Tartus, in Siria. Tobruk è messa infinitamente meglio, geograficamente. Almeno se l’obiettivo è l’Europa. La trattativa in uno stato avanzato, al punto che l’ex inviato degli Stati Uniti in Libia, Jonathan Winer, ha dichiarato che è presa «molto seriamente» da Washington: «Tenere la Russia fuori dal Mediterraneo è stato un obiettivo strategico fondamentale: se la Russia riesce ad avere dei porti lì, ha la possibilità di spiare l’intera Unione Europea».

Mosca poi sta da tempo cercando anche di impiantare una base navale anche sul Mar Rosso in Sudan, per avere accesso facile al Canale di Suez, la Penisola Arabica e l’oceano indiano. E, come La Stampa ha raccontato, sta affidando questo pacchetto africano a una coppia inquietante, composta da Yekurov, appunto, e da Andrey Averyanov, il capo dell’unità clandestina 29155 del Gru, ritenuta responsabile di avvelenamenti col novichok (gli Skripal) in giro per l’Europa, e diversi attentati e operazioni di destabilizzazione.dalla Bulgaria al Montenegro. Non casualmente, l’unità aveva operativi che entravano e uscivano con una certa facilità dall’Italia (aeroporto di Milano, in particolare, compresi gli avvelenatori di Skripal). Non sarebbe esattamente rassicurante averli insediati stabilmente, con navi da guerra a disposizione, in Libia.

Wagner si appresta dunque a diventare – ancora di più – una costola ufficiale dei servizi russi e delle operazioni estere del Cremlino. Mentre, secondo quanto ha ricostruito il Wall Street Journal, Putin ha costruito un nuovo sistema per integrare e sostituire militarmente Wagner con altre due compagnie militari private, Redut e Convoy, che sarebbero finanziate rispettivamente dagli amici del presidente Gennady Timchenko e Arkady Rotenberg”. 

Rimarca Mauro Indelicato, tra i più attenti analisti geomilitari: “La capacità di Haftar di unificare sotto il suo controllo una vasta zona del Paese gli ha conferito ampio credito al Cremlino. A questo occorre aggiungere che la Cirenaica è la regione con più giacimenti di petrolio e gas ancora inesplorati. Da qui la scelta di Putin di puntare sul generale. Un’alleanza, quella sorta tra i due, di comodo: il presidente russo ha infatti potuto iniziare a coltivare il sogno di impiantare una base navale in uno dei porti della Cirenaica mentre, dall’altra parte, Haftar ha potuto usufruire degli aiuti finanziari e militari di Mosca.

Non è un mistero quindi che la Russia in questi ultimi anni ha contrattato intensamente con il generale dell’Lna per costruire una base. Magari a Bengasioppure a Derna, porti giudicati da diversi analisti come consoni alle ambizioni di Putin. A Bloomberg alcuni funzionari Usa rimasti anonimi, hanno riferito della possibilità che ora il progetto sia prossimo a essere ultimato. Haftar infatti sarebbe volato a Mosca a fine settembre e in quell’occasione avrebbe parlato direttamente con Putin proprio della base navale. Il porto però, secondo le fonti sentite da Bloomberg, sarebbe quello di Tobruck. La città cioè più orientale della Libia, non lontana dal confine con l’Egitto e attualmente molto importante nel contesto interno del Paese nordafricano in quanto sede della Camera dei Rappresentanti. Non sono emersi altri dettagli circa le tempistiche relative alla realizzazione della struttura, ma le fonti sentite da Bloomberg hanno parlato della volontà russa di accelerare con i progetti…”.

Se questo è un alleato affidabile siamo messi bene… Qualcuno lo spieghi alla presidente del Consiglio, prima che a farlo sia qualche altro comico russo.

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