Odiano gay e migranti ma soprattutto le femministe: Vox vuole cancellare i diritti delle donne

Tre cose spaventano Vox e il suo leader Santiago Abascal: l’immigrazione, l'autonomia Catalana ma soprattutto il femminismo.

Santiago Abascal

Santiago Abascal

Claudia Sarritzu 11 novembre 2019

E' arrivato il momento per le donne spagnole di preoccuparsi seriamente. Non solo per l'ennesima sentenza mostruosa di poche settimane fa che assolve un gruppo di giovani da uno stupro su una giovanissima. Ma anche perché il partito franchista (fascista) Vox ieri alle urne è arrivato terzo (15,1 per cento, 52 seggi contro i 24 ottenuti appena sette mesi fa). Peggio dei sovranisti hanno la fiera e sfacciata apertura al contrasto alle battaglie e ai movimenti femministi, alle norme che sostengono i diritti delle donne e persino alle leggi studiate per limitare e punire la violenza domestica.


L’antifemminismo per Vox è uno dei tre capisaldi della proposta politica insieme alla lotta all’immigrazione e alla difesa dell’unità nazionale spagnola contro il separatismo catalano.
Facciamo alcuni esempi ricordati anche in un articolo de Linkiesta: A gennaio, in Andalusia, la prima condizione posta da Abascal per un accordo con i Popolari di Pablo Casado, fu proprio l’abolizione della legge regionale sulla violenza di genere, giudicata strumento delle “femministe suprematiste” – la definizione alternativa spesso usata è nazi-femministe - che “denunciano ingiustamente gli uomini per violenze mai subite”. Successe un putiferio, le spagnole invasero cento municipi per protesta al grido di “Nessun passo indietro”. La cosa ancora più grave è che i Popolari aprirono la trattativa e accettarono la condizione.
La loro idea di società è basata sul ritorno della donna a casa per sostituire il welfare pubblico ormai zoppicante e l’uomo padrone assoluto dello spazio pubblico.
Ricorda sempre Linkiesta che uno degli spot più popolari della campagna di Vox alcune giovani donne contestano il “burqa ideologico del femminismo” nelle sue diverse declinazioni (aborto, critica al patriarcato, criminalizzazione degli uomini), facendo corona a Rocio Monasterio, l’architetta quarantenne che guida il partito a Madrid, capace di dare un volto giovane alla proposta di un ritorno agli anni "60.


E in Italia? Il fronte leghista di Simone Pillon vuole esattamente le stesso cose. E sarà pronto a metterle in pratica una volta che Lega e Fratelli d'Italia arriveranno al Governo. Ma in Spagna quello che risulta più scioccante è proprio l'aperta sfida al femminismo con un vero “antifemminismo” militante nel Paese. Una politica che disgusta pure Marine Le Pen, forse la sola nel panorama europeo ad aver scansato come la peste ogni suggestione di retroguardia sui diritti e ogni tentativo di mettere in discussione le leggi sull’aborto e sulle unioni civili.


Questa suggestione reazionaria sta convincendo molte donne che pensano, provate dalla crisi economica, che “stavano meglio prima”. Solo la cultura e una sinistra più coraggiosa e presente nei quartieri più poveri, meno istruiti e più popolati può evitare una nuova ondata di tirannia maschilista sul corpo e la mente delle donne spagnole e europee.