Il Centro Astalli: "Nei sei anni dopo Lampedusa altri 18mila morti nel Mediterraneo, si fermi l'ecatombe"

Il Centro torna a chiedere alle istituzioni di fare giustizia per quel numero impressionante di persone, donne, bambini e uomini, morti in mare nel tentativo di raggiungere l'Europa"

Migranti

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globalist 3 ottobre 2019
In occasione della Giornata nazionale per le vittime dell'immigrazione, che cade il 3 ottobre - anniversario della strage di Lampedusa - il Centro Astalli è tornato a chiedere a gran voce "neanche più un morto nel Mediterraneo: chiediamo alle istituzioni nazionali ed europee di fermare l'ecatombe di migranti in mare". 
"Fare memoria - annota - è atto dovuto. A sei anni dal terribile naufragio, avvenuto nella notte del 3 ottobre davanti alle coste di Lampedusa in cui persero la vita 368 migranti, fare memoria e mantenere vivo il ricordo di quel tragico giorno e dei tanti altri che ne sono seguiti è atto dovuto".
"Da allora, infatti, - osserva ancora il Centro Astalli - oltre 18mila persone sono morte in mare nel tentativo di raggiungere l'Europa per chiedere asilo. Un numero impressionante di bambini, donne e uomini, relegati troppo spesso all'oblio della nostra indifferenza. Sia priorità mettere in atto vie legali per garantire accesso alla protezione e sconfiggere così il traffico di esseri umani. Sia priorità il salvataggio in mare delle persone, come previsto da convenzioni internazionali e diritti umani, troppo spesso calpestati con norme demagogiche contro la solidarietà. Siano priorità politiche strutturali e di lungo periodo che permettano di preparare i territori ad un'accoglienza diffusa di richiedenti asilo e rifugiati. Sia priorità, contro ogni semplificazione, affrontare il tema della migrazione nelle sue diverse componenti con responsabilità e lucidità, non strumentalizzandolo o banalizzandolo, eliminando i discorsi di odio, razzismo e xenofobia".