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Proteste contro Putin: "l'anima russa è divisa ma punta al cambiamento"

Conversazione con Masha Magarik, della redazione Esteri del Giornale Radio, a giorni in libreria con un lavoro sulla Russia di ieri e di oggi.

Vladimir Putin durante l'intervista alla Nbc
Vladimir Putin durante l'intervista alla Nbc

globalist

5 Maggio 2018 - 17.40


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“La Russia è un Paese che ha bisogno di profonde innovazioni. E’ un Paese fermo, isolato… Credo che anche il più putiniano dei russi in cuor suo senta che la Russia ha bisogno di profondi cambiamenti economici, politici e culturali”. 

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Lunedì Putin tornerà ad essere incoronato zar, forte del plebiscito di due mesi fa. Alla vigilia, di Putin, della Russia che lo ha confermato zar e della Russia che oggi è scesa in piazza in cento città dell’immenso Paese, parliamo con Masha Magarik, della redazione Esteri del Giornale Radio, a giorni in libreria con un lavoro sulla Russia di ieri e di oggi.  

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Oggi, un centinaio di città, Mosca e San Pietroburgo in testa, sono scese in piazza urlando che “Putin non è il nostro zar!”. Si parla di un migliaio di fermi. Navalny per l’ennesima volta in manette…C’è una Russia che sfida Putin e lo contesta apertamente, senza avere paura del carcere, e una Russia che due mesi addietro gli ha regalato un plebiscito:

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“Vladimir Putin ormai è da 18 anni alla guida della Russia. Con un quarto mandato che durerà fino al 2024.  La sua leadership si avvicinerà’ a un quarto di secolo. Un arco di tempo lunghissimo. I russi per tanto tempo lo hanno visto come garante di stabilità. Ricordiamoci che Putin  aveva guidato una transizione difficilissima, ridato alla Russia un ruolo importante sullo scacchiere internazionale. Senza dubbio, meriti importanti.- Ma ora Il Paese ha bisogno di una fortissima innovazione, la Russia è ferma, è isolata. Come dicevo, credo che persino i putiniani di ferro nel loro intimo sentano che la Russia ha bisogno di profondi cambiamenti economici, politici, culturali. A tanti russi non è andata giù una campagna elettorale con un solo vero candidato, Vladimir Putin. La mancanza di pluralismo, l’impossibilità di un confronto sui problemi cruciali per il futuro del Paese non sono piaciute alla classe media, ai giovani  delle grandi città industriali, e non solo. Anche la provincia sta alzando la testa. Lo vediamo dalla geografia della protesta che va dall’Estremo oriente a Mosca. 

A Mosca, i manifestanti non hanno trovato solo la polizia. A fronteggiarli, i nazionalisti di Nod

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Il Paese, in realtà, è diviso. Putin finora è riuscito ad essere  l’anello di congiunzione che cerca di tenere unita una nazione usando come connettivo l’idea putiniana dell’imperialismo patriottico. Ma è un’impresa difficilissima. Nelle proteste di oggi si sono scontrati i nazionalisti e sostenitori di Navalny. E la deriva nazionalista è oggi una delle cose più preoccupanti. Nel Paese c’è un forte malcontento dovuto alla mancata lotta alla corruzione, al disagio per bassi stipendi e pensioni bassissime. Malcontento per la distanza tra il benessere di Mosca e la miseria della provincia. Motivi per essere scontenti i russi ne hanno, pensate alle proteste dei minatori. Uno dei segnali più interessanti delle proteste di oggi sono proprio i minatori scesi in piazza a Novokuznetsk. Sono stati arrestati in dieci. E’stata una delle piazze più calde.

Quindi, due Russie, quella che non ha tradito Putin, che gli ha riversato una montagna di consensi, e una Russia che non gli riconosce il ruolo di zar, ma che appare fortemente minoritaria…Una partita che – ad una prima lettura – appare non riservare sorprese…                                                        

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“E’ vero, in piazza scende la minoranza. Ma ai russi, direi a tutti i russi, non sfugge che ormai, da anni, cresce la spesa militare. Ora per sostenere la campagna siriana, prima a sostegno del Donbass. Più soldi agli impegni militari a scapito della spesa sociale. Putin in campagna elettorale ha promesso di ridurre la povertà. Nel suo discorso davanti alle Camere riunite ha sostenuto che la crescita economica ripartirà dal settore industriale militare, rinnovato negli ultimi anni. Ma ci sono molti dubbi su questa ipotesi. In realtà, l’economia russa deve cambiare direzione, deve trasformarsi. Questa spinta verso l’innovazione dovrà essere non solo economica, ma anche politica e culturale.  Una trasformazione che non può essere guidata dalla stretta cerchia del presidente, quella che ora gestisce gli affari. Pensiamo solo ad una vicenda, un affaire che ha raccontato Globalist, anticipando la stessa stampa internazionale: la storia dello “che” di Putin, l’oligarca Prigozin…Una vera potenza politica ed economica nel nome di Putin… Ecco, se si vuole disegnare una Russia nuova, la lotta alla corruzione diventa una necessità di primaria importanza. E Navalny ha intuito questo, perchè la vita economica del Paese ora è bloccata dalle solite “vziatka”, dalle tangenti. 

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