La Siria e, più in generale, la controversia sciiti-sunniti (leggi Iran e Arabia Saudita) rischia di diventare la causa delle principali contrapposizioni tra Russia e Stati Uniti, seguita dalla Corea del Nord. E Mosca attacca: “La popolazione pacifica della Siria non può e non deve rimanere eternamente ostaggio dei giochi geopolitici insensati di Washington”. Così il rappresentante ufficiale del ministero della Difesa della Russia, generale Igor Konashenkov.
L’alto ufficiale ha sottolineato che “la situazione più difficile per la popolazione pacifica della Siria si è sviluppata in quelle aree controllate dalla coalizione guidata dagli Stati Uniti e dai gruppi di opposizione armata sotto il loro controllo”. Il generale aggiunge che “queste aree si sono trasformate in “buchi neri”, la situazione è assolutamente opaca per il governo siriano o per gli osservatori internazionali”.
Inoltre secondo Konashenkov la situazione umanitaria nel campo profughi di Rukban (al confine con la Giordania), “che si trova nella zona di responsabilità della base militare statunitense a Al Tanf, continua ad essere estremamente difficile. Fino a 60.000 rifugiati vivono nel campo e sono trattenuti con la forza da gruppi militanti che controllano Rubkan. Sulle strade all’interno della zona i militanti hanno orgnizzato posti di blocco pattugliati. Il comando di una formazione armata illegale consente solo a coloro i cui parenti rimangono “ostaggi” di viaggiare fuori dalla zona di Al Tanf attraverso i checkpoint”.
Le accuse di Mosca: il popolo siriano ostaggio dei giochi di Washington
La Russia contro il ruolo degli americani in Siria: le aree controllate dagli Usa sono diventati buchi neri
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28 Febbraio 2018 - 10.41
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