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Sono stata una neonazista fino a quando mi sono innamorata di una donna nera

La storia di Angela King suprematista bianca, antisemita e omofoba. Poi in carcere la svolta della vita, l'abbandono dell'odio e l'impegno per i diritti civili

Angela King
Angela King

globalist

30 Agosto 2017 - 15.43


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di Paola Rea

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Angela King è cresciuta in una famiglia conservatrice del sud della Florida, con un destino apparentemente già scritto. Una frase ricorrente della madre è:” non smetterò mai di amarti… a meno che tu non porti a casa un nero o una donna”.

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Certo non il miglior ambiente per avere dubbi sulla propria sessualità. In più, Angela fatica a mantenere il peso stabile e ha scarsa fiducia in sé stessa, come spesso avviene a quell’età: a scuola è oggetto di prese in giro. Così Angela si fa sempre più arrabbiata fino a scoprire che trattare con violenza i suoi compagni le da piacere, sollievo.

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Dopo il divorzio dei genitori va a vivere con la madre e la sorella. A quel punto il suo processo formativo è praticamente compiuto: conosce un gruppo di ragazzi che come lei apprezza l’aggressività e che non la discriminano, a patto che sia d’accordo a discriminare gli altri.

 

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Angela lascia il liceo a 16 anni, lavora nei fast food ed è molto ignorante. Tutto quello che le viene detto lo assorbe come una spugna: nemmeno ventenne, milita già in un gruppo di neonazisti. Si copre di tatuaggi di svastiche e simboli nazi e parla di ‘guerre di razza’ in corso negli Stati Uniti. Finché i suoi compagni non decidono di compiere un furto in un locale di video per adulti, con la scusa che ‘la pornografia nuoce alla razza bianca’: Angela viene arrestata e condannata a 5 anni di carcere, mentre il suo ragazzo è incarcerato per un altro crimine d’odio. Era il 1998.

 

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Angela a questo punto si trova esattamente dove i presupposti sembravano indicare: in carcere. Ma è qui che l’imprevedibilità della vita entra in gioco. Perché Angela in carcere, non solo è trattata compassionevolmente da un gruppo di carcerate nere, tanto disprezzate da lei prima, con cui finisce per fare amicizia. Ma, di più, si scopre innamorata di una di loro.

 

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Riscoperta la sua sessualità repressa avvia una intensa relazione di amore con una carcerata afroamericana, con la quale trova moltissimi punti d’incontro: “Non riusciamo a spiegarci come ci siamo innamorate. Ci chiediamo come possa essere successo” dirà lei più avanti.

E così, quando Angela esce di prigione nel 2001, è un’altra persona. Prende un diploma in psicologia e sociologia, supporta le comunità Lgbt e si fa cancellare tutti i tatuaggi. Chiede perdono al Centro d’Olocausto locale ed ha i capelli di tutti i colori, ma principalmente rosa. “Non è facile cambiare opinione. E’ difficile liberarsi di roba del genere”.

 

Ma si potrebbe forse dire, che questa costituisce una delle poche volte in cui il carcere è stato davvero educativo.

 

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