L'ambasciata di Palestina: a Gerusalemme c'è lo stato d'assedio

Le autorità palestinesi condannano la stretta autoritaria delle autorità di Tel Aviv

L'ambasciata di Palestina a Roma  ha dichiarato che Gerusalemme è sotto stato d'assedio

L'ambasciata di Palestina a Roma  ha dichiarato che Gerusalemme è sotto stato d'assedio

globalist 21 luglio 2017

L'ambasciata di Palestina a Roma  in riferimento allea seguito delle  nuove tensioni e violenze che stanno attraversando la città culla dei tre grandi monoteismi ha dichiarato in una nota che a  Gerusalemme vige "uno stato d'assedio".  Secondo l'ambasciata, "oggi Israele ha moltiplicato la sua presenza militare nella Città vecchia, aggiungendo 5 nuovi battaglioni. E' uno stato d'assedio: nessun palestinese al di sotto dei cinquant'anni può entrare o uscire e l'accesso è impedito anche a chi normalmente vi arriva dai territori israeliani del 1948. La situazione è molto tesa e pericolosa, gli scontri sono in corso, particolarmente nei pressi del checkpoint Qalandiya, e le forze di occupazione hanno comunicato alla Croce Rossa Internazionale che non faranno passare i soccorsi". Tali "tremende tensioni intorno alla Moschea di Al-Aqsa" per la sede diplomatica sono una questione "strettamente collegata" a quella del rapido aumento degli "insediamenti illegali israeliani in questa parte della Palestina Occupata". Un legame di causa-effetto che, si denuncia, "non risulta in alcun modo dai media". Eppure, si ricorda nella nota, "l'11 luglio, la Farnesina ha espresso preoccupazione per la recente approvazione da parte delle autorità israeliane di piani per la costruzione di 944 unita' abitative a Gerusalemme Est", una decisione che, come ha detto il ministro Angelino Alfano, "va nella direzione opposta alla prospettiva dei due Stati e compromette un futuro di pace e sicurezza alle Parti". Anche secondo il ministro degli Esteri palestinese, si legge nel comunicato, "Tel Aviv vuole far esplodere la situazione per ostacolare i tentativi Usa di riavviare il dialogo tra le parti per raggiungere la soluzione dei due Stati".
L'ambasciata ha denunciato inoltre che, oltre "alle abituali incursioni dei coloni scortati dall'esercito israeliano nella Spianata delle moschee, agli scavi archeologici intrapresi lì da Israele ma condannati dall'Unesco, al furto di antiche pietre smascherato dal Comitato palestinese a difesa di Gerusalemme Occupata, è seguita, venerdì 14 luglio, la temporanea chiusura ai fedeli musulmani della Spianata e, infine, l'installazione da parte delle forze di occupazione di metal detector posti agli ingressi principali di questo luogo sacro". In sostegno dei palestinesi si è mobilitata quindi "l'istituzione islamica del Waqf, che detiene la custodia dei luoghi sacri", la quale "ha chiesto ai fedeli di pregare fuori dalla Spianata, boicottando in questo modo i metal detector; i Capi delle Chiese Cristiane poi- ha proseguito la nota- si sono detti molto preoccupati da questo tentativo di alterare lo status di Gerusalemme, confermando la vicinanza e la solidarieta' tra le due religioni, entrambe maltrattate da Israele". Infine anche "i partiti palestinesi si sono mobilitati, mentre il parlamento palestinese, insieme a quello di Kuwait e Giordania, ha chiesto la convocazione d'urgenza dell'Unione dei Parlamenti Arabi". Quindi la conclusione: "Il tentativo di Israele di trasformare il conflitto politico, causato dall'occupazione della nostra terra, in conflitto religioso, oltre a rappresentare un insulto per la secolare storia di convivenza pacifica tra le nostre religioni, costituisce un grande rischio per la stabilita' dell'intera regione".