Pensa così di aiutare il processo di riforme di Cuba e di avviare un futuro di pace e comprensione? Certo che no.
Ma il miliardario doveva compiacere i suoi elettori, a partire dagli oltranzisti esuli cubani:
“Arcaica” e “deplorevole”: così i media cubani hanno definito la nuova politica adottata dal presidente Usa Donald Trump nei confronti dell’isola caraibica. Le nuove misure di chiusura rispetto a quelle adottate negli scorsi anni dall’ex presidente Barack Obama, oltre ad irrigidire l’embargo, proibiranno a privati e compagnie di avviare collaborazioni commerciali con attività di proprietà del corpo militare cubano.
“Forse la cosa più deplorevole è che Trump sia tornato ad un linguaggio arcaico ed alle litanie dei discorsi più reazionari contro Cuba ma, soprattutto, che miri a sottomettere il nostro paese alle sue condizioni, cosa che per i cubani equivale quasi all’uso della forza”, si legge in un articolo pubblicato su Juventud Rebelde, il secondo maggiore quotidiano di Cuba. Il giornale sostiene che a Trump “poco interessa” la volontà dei cittadini americani, che hanno espresso in vari sondaggi il loro appoggio ad un miglioramento dei rapporti con l’Avana.
“Le nuove misure dell’amministrazione Trump rappresentano un passo indietro rispetto al percorso di normalizzazione dei rapporti bilaterali tra i due paesi, e rispecchiano una retorica anti-cubana vecchia”, ha affermato l’agenzia di stampa cubana, aggiungendo che Trump sta adottando un approccio “unilaterale” ed “interventista”.
Se su questi cambiamenti Trump ha la sponda dei ‘falchi’ repubblicani di origine cubana al Congresso, parte del suo partito non condivide comunque il nuovo approccio. Il senatore Jeff Flake, repubblicano dell’Arizona, ha dichiarato che ogni politica che limita la possibilità degli americani di volare liberamente a Cuba, “non è nel miglior interesse né degli Stati Uniti, né del popolo cubano”.
Nel dicembre 2014, in quello che fu il cambiamento più rivoluzionario nelle relazioni Usa-Cuba degli ultimi 50 anni, Obama annunciò il programma di normalizzazione dei rapporti tra i due paesi, che ha portato nell’agosto successivo alla riapertura dell’ambasciata ed alla ripresa dei voli diretti e dei collegamenti marittimi.
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