I primi dieci Paesi per presenza femminile nei rispettivi parlamenti sono oggi:
Ruanda
Bolivia
Cuba
Islanda
Nicaragua
Svezia
Senegal
Messico
Finlandia
Sud Africa
I primi tre Paesi dell’attuale classifica (Ruanda, Bolivia e Cuba) non sono certamente da considerare tra i più ricchi al mondo. E’ dunque avvenuto un cambiamento sostanziale. L’Unione Europea riesce oggi a piazzare solamente due Paesi tra i primi 10 (la Svezia è sesta e la Finlandia decima).
Sono state in particolare le elezioni in Ruanda del settembre 2003 a stravolgere il quadro. Da quel momento in avanti, il Paese africano si è insediato al primo posto di questa speciale classifica senza mai abbandonarlo. Un bel successo, in un Paese dalla storia tanto drammatica (ricordiamo il genocidio nel 1994).
Fino al 2014, il secondo posto era conteso tra Andorra e Svezia. Ma le elezioni boliviane del 2014 hanno provocato un cambiamento profondo. Fino a quel momento, il Paese sudamericano era addirittura 45esimo per donne in parlamento. Ma da ottobre 2014, quando Evo Morales ha vinto per la terza volta le elezioni generali, la Bolivia è diventato il secondo Parlamento al mondo per presenza femminile, e mantiene ancora oggi questa posizione.
Mentre la donna a Cuba ha sempre avuto buona rappresentanza in Parlamento; infatti il Paese risulta tra le prime 15 posizioni sin da quando viene compilata questa classifica. Dalle elezioni del 2013 in avanti, è riuscito a mantenere saldamente il terzo posto.
Quale è la spiegazione economica? Questi tre Paesi rimangano molto al di sotto degli standard economici dei Paesi più sviluppati, ma proprio negli ultimi 15 anni i miglioramenti sono stati molti. Dunque una spiegazione economicistica di quanto stiamo osservando potrebbe avere senso. Secondo la Banca Mondiale, diseguaglianze e povertà sono diminuite molto in Ruanda e Bolivia negli ultimi 15 anni.
Anche politiche volte al cambiamento culturale hanno inciso: in Ruanda sono state approvate leggi per proteggere le donne dalla violenze e per attribuire loro maggiori diritti economici, e la legge elettorale richiede il 30% di “quota rosa”; in Bolivia le pene per chi non le rispetta sono state inasprite nel 2013, ed inoltre la legge prevede che il 50% delle candidature nelle elezioni siano composte da donne.