Di fronte al crescere del movimento di ‘resistenza’ a Donald Trump nelle town hall di tutta l’America, alcuni stati a guida repubblicana cedono alla tentazione di criminalizzare i dimostranti e gli attivisti. In Arizona, per esempio, il Senato ha già approvato una misura per permettere di applicare anche contro le persone accusate di disordini le leggi anti-racket, adottate contro la criminalità organizzata, che prevedono il congelamento dei beni dell’indagato.
Questo permetterebbe, sostengono gli sponsor di questa misura, agli inquirenti di stabilire se i dimostranti siano stati in realtà pagati per manifestare, come ha suggerito più volte Donald Trump.
Se verrà approvata anche dalla Camera, che è sempre controllata dai repubblicani, la legge rischia di compromettere la libertà di espressione, è l’allarme lanciato da attivisti dello stato.
ll’origine di questa misura c’e’ l’idea che esista una sorta di gran complotto, nell’ambito del quale la gente viene pagata per andare a creare disordini con le proteste”, ha spiegato al Daily Beast, Steve Kilar, portavoce dell’Aclu.
Nel presentare la misura il senatore Sonny Borrelli ha fatto esplicito riferimento ai dimostranti che hanno manifestato nel giorno dell’insediamento di Trump ed a quelli che il mese scorso hanno bloccato il discorso a Berkley di Milo Yiannopoulos. In entrambi i casi i repubblicani hanno parlato di provocatori pagati.
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