Un Sultano incattivito e convinto a realizzare la svolta autoritaria agognata da tempo. E ora il suo sport preferito – oltre a demolire le opposizioni interne – è quello di accusare l’Europa e strizzare l’occhiolino a Putin, con il quale pure era arrivato ai ferri corti pochi mesi orsono.
Ha detto Recep Tayyip Erdogan, in un’intervista al quotidiano francese Le Monde: “durante e dopo il mancato colpo di Stato, l’occidente ha lasciato i turchi da soli. Il mondo intero aveva reagito all’attacco contro Charlie Hebdo. Il nostro Primo ministro si era unito alla marcia nelle vie di Parigi – spiega Erdogan – Avrei auspicato che i leader del mondo occidentale reagissero allo stesso modo a ciò che succede in Turchia e non si accontentassero di alcuni cliché per condannare”.
In questa fase “gli occidentali non dovrebbero preoccuparsi del numero di persone arrestate o licenziate. Uno Stato ha il diritto di assumere e licenziare i funzionari che vuole”. Per quanto riguarda in particolare l’Europa, ha detto ancora, “sta ai membri dell’Ue di tentare di correggere le loro relazioni con la Turchia. Sono 53 anni che siamo alle porte dell’Europa, l’Ue è la sola responsabile e colpevole. Nessuno a parte la Turchia è stato trattato in questo modo”.
Il presidente ha accusato l’Unione di “non comportarsi in modo sincero”, e ha minacciato uno stop all’applicazione dell’accordo sui migranti.
Parole dure anche per gli Stati Uniti, che rifiutano di consegnare ad Ankara l’uomo accusato di aver supportato il tentato golpe, Fethullah Gulen. “Abbiamo mandato 85 casse di documenti agli americani – ha spiegato Erdogan – Ora spero che Gulen sarà consegnato al più presto alla Turchia, e che in questo modo il sentimento antiamericano in Turchia si dissipi”.
Atteggiamento del tutto opposto nei confronti della Russia di Vladimir Putin, con cui il presidente turco promette “una nuova tappa nelle nostre relazioni” dopo la visita San Pietroburgo prevista per domani. Ciò non significa, però, che la Turchia abbia cambiato idea sulla Siria e sulla necessità di mettere fine al regime di Bashar el-Assad. “Bisogna che se ne vada – dice Erdogan – Allora, potremo accordarci su un nome accettabile per tutti, e se saranno organizzate elezioni senza la sua partecipazione sarà possibile una transizione. Abbiamo già fatto preparativi in vista di tale soluzione”.