Ttip, Usa e Ue insistono: no ad accordo 'light' nonostante la Brexit
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Ttip, Usa e Ue insistono: no ad accordo 'light' nonostante la Brexit

Non mollano la presa: chiudere entro fine 2016 con un "accordo ambizioso, completo e bilanciato" di libero scambio.

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15 Luglio 2016 - 20.08


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Nonostante la frenata francese e le numerose manifestazioni per i due contraenti di un accordo di libero scambio con molti chiaroscuri, “le ragioni” per proseguire “restano forti”. Nonostante la Brexit e il suo contraccolpo negativo per gli Usa.

Il mantra dei negoziatori, al lavoro ormai da tre anni, resta lo stesso: “chiudere entro fine 2016” con un “accordo ambizioso, completo e bilanciato” di libero scambio Ue-Usa, e con un secco ‘no’ a “versioni light” del Ttip. Perché,   E’ il messaggio politico emerso alla fine dell’ormai quattordicesimo round negoziale tra Ue e Usa, tenutosi a Bruxelles, in attesa di una svolta a settembre per sciogliere a livello politico i nodi su cui i negoziatori non riescono a fare progressi significativi, dal riconoscimento delle indicazioni geografiche all’accesso al mercato sino agli appalti.
“L’Ue è pronta a chiudere sotto l’attuale amministrazione Obama, purché l’accordo sia valido”, ha affermato il capo negoziatore della Commissione europea Ignacio Garcia Bercero.

A fargli eco il collega americano Dan Mullaney: “Siamo molto concentrati per chiudere entro quest’anno, è il nostro obiettivo primario”. Il punto è come, viste le tante incognite politiche sia in Europa che negli Usa. E anche se la Brexit “non ritarderà in alcun modo i negoziati”, Mullaney ha ammesso che “ha avuto un impatto sui calcoli di tutti”, perché sarebbe come per l’Europa fare “un accordo con gli Usa ma senza la California”.
Da un punto di vista tecnico, “puntiamo ad avere tutti i testi consolidati in ogni area dell’accordo per la fine dell’estate”, ha spiegato Bercero, dove le differenze rimaste tra le posizioni Ue e Usa si trovano tra parentesi quadre. Molti i nodi aperti. Primo, le linee tariffarie: le discussioni sul taglio dei dazi hanno finora coperto il 97% dei settori ma il rimanente 3% sarà determinante “per la fine del gioco”. Questo è infatti strettamente legato all’accesso Usa al mercato Ue soprattutto agroalimentare, e al riconoscimento delle indicazioni geografiche Ue in Usa, dal Parmigiano reggiano al Chianti su cui, ha ammesso il capo negoziatore di Bruxelles, “le posizioni rimangono distanti”. Per l’Ue, poi, “il gap tra il livello di ambizione su tariffe e appalti resta un grave motivo di preoccupazione”.
Su altri due elementi chiave, ovvero energia e protezione degli investimenti, sembra esserci invece un’apertura da parte Usa. L’Ue ha chiesto di “rimuovere le licenze esistenti per l’esportazione del gas” per poter sfruttare lo shale americano, e Mullaney, sebbene sia ancora in dubbio un capitolo del Ttip dedicato all’energia, ha avvertito che la presenza nell’intesa di servizi, accesso al mercato e così via “faciliterà l’esportazione dell’Lng nell’Ue”. La “prossima settimana” si giocherà invece una partita cruciale per la protezione degli investimenti, dove Bruxelles ha proposto la creazione di una corte d’arbitrato per risolvere le dispute: “dobbiamo ancora verificare le proposte”, ha detto Mullaney, non so dire come andrà a finire ma abbiamo scopi molto simili”.
Ora però il tempo stringe più che mai, e le mosse decisive si giocheranno a settembre negli incontri tra la commissaria Ue Cecilia Malmstroem e l’ambasciatore Usa Michael Froman, più una riunione dei 28 a Bratislava. “Serve volontà politica e un approccio pragmatico con una capacità creativa di risolvere i problemi”, li ha avvertiti il capo negoziatore Usa.

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