“Colpi e raffiche di arma da fuoco sono in corso, dalle 08:25 circa, nei pressi dell’area dell’Un House”, si legge in un tweet della missione Onu a Juba. Parla di scontri a fuoco con armi pesanti nell’area dell’Un House.
Gli scontri. Intensi combattimenti sono ripresi a Juba, la capitale del Sud Sudan, nei pressi delle caserme della città e vicino ad una base dell’Onu, tra i soldati fedeli al presidente Salva Kiir e la guardia del vicepresidente Riek Machar, dopo il riacutizzarsi, negli ultimi giorni, delle tensioni tra le opposte fazioni, che va avanti da anni.
La fuga. Migliaia di persone stanno lasciando in queste ore Juba, la capitale del Sud Sudan teatro da giovedì di una nuova ondata di scontri tra le forze fedeli al presidente Salva Kiir e le milizie rivali che sostengono il suo vice Riek Machar. Secondo testimoni citati dall’agenzia di stampa Dpa, a migliaia si stanno dirigendo verso Gurei, località 20 chilometri a ovest della capitale.
Una fonte ha dichiarato a condizione di anonimato che sarebbero già
10mila le persone che hanno lasciato le loro case.
La tensione resta altissima nel Paese che due giorni fa ha celebrato il quinto anniversario dell’indipendenza dal Sudan. Ieri Kiir ha lanciato un appello per un immediato cessate il fuoco, mentre il ministero della Sanità ha riferito che negli scontri scoppiati venerdì vicino al compound della presidenza sono morti 270 combattenti, la maggior parte dei quali militava tra le fila delle milizie filo Machar.
“Questo è un appello alla pace e alla calma ai generali dei due eserciti”, ha affermato il ministro delle Miniere, Taban Deng, un ex negoziatore dei ribelli. Il ministro dell’Informazione, Michael Makuei, ha chiesto un ritorno all’accordo di pace siglato lo scorso agosto, che ha portato alla nascita di un fragile governo di unità.
Pesanti scontri si sono registrati anche ieri a Juba. Testimoni hanno parlato di tank in strada e di colpi di arma da fuoco e di artiglieria. I combattimenti si sono concentrati nel quartiere di Jebel, dove risiede il vice presidente Machar. Il suo portavoce, James Gatdet, ha confermato che le forze fedeli a Kiir hanno attaccato le milizie filo Machar in questa zona.
La missione Onu in Sud Sudan, intanto, ha annunciato che entrambe le sue sedi a Juba sono state colpite sia da armi leggere che pesanti, mentre ieri sera il dipartimento di Stato Usa ha ordinato la partenza di tutto il personale non necessario dall’ambasciata a Juba, consigliando massima cautela ai cittadini statunitensi rimasti nel Paese.
Onu. Il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite ha “condannato con forza” gli scontri a Juba e ha costituito una commissione d’inchiesta per indagare sugli episodi di violenza e adottare misure opportune per porre fine ai combattimenti e ridurre le tensioni. La dichiarazione del Consiglio è arrivata dopo la ripresa dei combattimenti il 07 luglio. I combattimenti sono scoppiati dopo l’escalation di conflitti in altre parti del Paese nelle ultime settimane. “I membri del Consiglio di sicurezza hanno chiesto alle parti di accelerare l’attuazione di tutti gli aspetti dell’accordo, comprese le disposizioni chiave sulle misure di sicurezza di transizione, come mezzo per riportare la pace in Sud Sudan”, si legge in una nota.
Indipendenza e conflitto. Il Sud Sudan ha ottenuto l’indipendenza dal Sudan il 9 luglio 2011, dopo più di due decenni di guerra. Il Paese fu di nuovo travolto in un conflitto nel dicembre 2013, dopo che il presidente Salva Kiir accusò il suo vice, Riek Machar, di tramare per mettere in atto un colpo di stato. Lo scontrò portò a un ciclo di omicidi di ritorsione. Il presidente Kiir e l’ex capo dei ribelli Machar hanno firmato un accordo di pace nello scorso agosto, spianando la strada per la formazione del governo di transizione di unità con lo scopo di mettere fine a due anni di lotte civile.