I social networks e le moderne tecnologie di comunicazione sono diventati strumenti indispensabili utilizzati dai profughi che muovono dal Medio Oriente nel tentativo di venire in Europa, ma sono diventiti preziosi anche per i trafficanti che in questo modo riescono a sviluppare le loro attività.
Attraverso “Facebook” le organizzazioni criminali promuovono il traffico di essere umani e sollecitano la loro speranza di trovare una vita migliore in Europa. Così, paradossalmente, uno dei siti che negli Stati Uniti è diventato strumento di comunicazione quotidiana ed altri “social networks” che una volta erano serviti a instillare nei giovani arabi il germe della rivoluzione oggi finiscono con lo svolgere una funzione opposta ,e si trasformano in strumenti di contatto e guida per mezzi chi fugge dalla guerra civile siriana e dagli altri conflitti nella regione.
Chi si prepara a scappare dalla Siria, dall’Iraq o dagli altri Paesi sconvolti dai conflitti ormai può trovare in rete tutto ciò che gli interessa, a cominciare dal costo di spedizione, tasse, tangenti che si dovranno pagare in un viaggio molto pericoloso.Inoltre, le applicazioni per la messaggistica divengono vera e propria linfa vitale, Viber e WhatsApp consentono ai migranti di contattare i contrabbandieri, restare in contatto con altri migranti che li precedono, mandare notizie ad amici e familiari, segnalare ogni varco nei controlli della polizia.
Il meccanismo funziona così: sulla versione in lingua araba di “Facebook” in arabo, gli utenti trovano i numeri di telefono dei contatti con persone che dicono di poter trasportare i rifugiati dalla costa turca alle vicine isole della Grecia, o anche oltre verso l’Europa. I gestori di questi gruppi sono in grado di offrire molte risposte a coloro che cercano di essere trasportati in Grecia, dettagli su dove è meglio attraversare il confine serbo-ungherese ed i prezzi da pagare per l’intero percorso dalla Turchia alla Germania.
Questa settimana uno degli annunci diffusi su Internet offriva un posto in un gommone che navigano dalla città costiera turca di Izmir, uno dei principali un punto di partenza di profughi siriani per raggiungere la Grecia: prezzo, 1.200 dollari. “Parti domani con il 100 per 100 di sicurezza e ti forniremo anche un giubbotto di salvataggio”, promettono i trafficanti.Per 2.500 dollari si può ottenere invece una “turistic card” di cui però non vengono specificati i vantaggi: forse il trasporto sarà più comodo.
I rifugiati “prenotano” i posti disponibili e rimangono informati sempre attraverso “Facebook” ricevendo una sorta di programma di viaggio prima ancora di abbandonare la Siria, dice Muhammad Salih Ali, capo dell’Associazione per la Solidarietà con i rifugiati siriani ad Izmir. Una volta giunti nella città portuale Facebook consiglia di raggiungere il quartiere di Basmane Izmir, dove stazionano i contrabbandieri ma anche molti migranti che aspettano di intraprendere il viaggio.
“Sempre attraverso Facebook i fuggitivi si mettono in contatto con gli intermediari, e quando arrivano a Basmane trascorrono dai tre ai cinque giorni negli alberghi per esplorare le opzioni, discutere con l’uno o con l’altro per capire quae sia il contrabandiere meno costoso o chi ha la reputazione di essere più sicuro“, spiega l’esperto.
Com’è noto i social media avevano svolto un ruolo chiave durante i disordini della “primavera araba”, nel 2011: allora aiutarono gli attivisti a mobilitare le proteste contro i governanti di Egitto, Libia e Siria, all’inizio dei tumulti, e poi diventarono un mezzo attraverso il quale i cittadini si scambiavano informazioni sulle violenze che ne seguirono.
Ora la rete offre notizie vitali su luoghi, direzioni da seguire, centri di assistenza e praticamente si trasmorma nel primo strumento di aiuto per coloro che viaggiano per la zona Schengen UE dove non ci sono controlli alle frontiere interne.
“Utilizziamo principalmente i nostri smartphone, seguendo il segnale GPS che tentiamo di non perdere mai”, ha detto Ahmad, un rifugiato siriano, alla stazione ferroviaria Budapest, dinanzi alla quale si era accampato la settimana scorsa assieme a diverse centinaia di migranti.
“Utilizziamo i social network per comunicare con le persone che conosciamo, se loro sono già arrivate in Europa occidentale ci trasmettono informazioni che possono aiutare il nostro viaggio”. Secondo la notizia più recente, un’organizzazione offre per 6mila euro il viaggio da Istanbul al territorio tedesco. Il programma è il seguente: “Si passa da
Turchia, poi attraverso Grecia, Macedonia, Serbia, l’Ungheria ed infine la Germania, Sarà a necessario camminare un’ora e poi attraversare un fiume, ma per il resto del viaggio si vieggerà in automobile”, recita il post.
Un utente ha rilasciato un video con un gruppo di persone in giubbotti di salvataggio appena approdati arrivati sani e salvi dopo una traversata in barca all’isola di Lesbo, e la descrizione precisa il numero dei futuri utenti.Altri rifugiati raccontano di aver seguito tutta la strada indicata da un “agente trovato sulla rete sociale:”Abbiamo ricevuto informazioni su agenzie, i prezzi, le tasse, le tangenti da passare ai poliziotti, i numeri di telefono…insomma, tutti i dettagli logistici – ha raccontato Hafez, un rifugiato giunto da Damasco ha detto a Reuters a Belgrado – utilizziamo anche le mappe di “Google” e le persone che attraversano l’ Ungheria ci trasmettono rotte e coordinate dei punti di passaggio. Attualmente ci sono due buoni varchi al confine, mentre un altro potenzialmente è il più problematico”.
L’aggiornamento continuo delle informazioni permette ai migranti anche si scoprire nuove direzioni: adesso per esempio si sta inaugurando un’altra rotta che attraversa Bosnia, Croazia e Slovenia per poi dirigersi verso l’Europa centrale. Secondo alcuno stime gà 10mila rifugiati siriani hanno seguito questo percorso e ci si aspetta che il movimento si intensifichi, perché seguendo quella rotta si risparmiano un centinaio di chilometri di strada. La Slovenia sta cercando di prepararsi, il ministro degli Interni si è incontrato con i rappresentanti di tredici città di confine per mettere a punto un piano di assistenza.
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