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La storia penosa dei blindati italiani regalati alla Libia

Si tratta degli autoblindo Puma dell'Iveco che il governo Monti ha inviato in Libia. Le milizie di tripoli ne hanno fatto dei lanciamissili letali.

La storia penosa dei blindati italiani regalati alla Libia

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15 Luglio 2015 - 18.00


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Solita figuraccia dell’Italia? Possiamo dire proprio di sì. E tutto per merito dell’ex premier Mario Monti, il quale – appare ovvio – ha sottovalutato ancora una volta il suo interlocutore. “Nel febbraio 2013, per contribuire alla rinascita di un apparato statale dopo la fine di Gheddafi, abbiamo regalato all’esercito libico venti autoblindo Puma. Mezzi moderni prodotti dall’Iveco e acquistati in grande quantità, ma che non si sono mostrati all’altezza delle trappole afghane e sono finiti in parte in magazzino”, si legge su un articolo dell’Espresso.

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I Puma, in realtà, non hanno un’utilità in questi teatri di guerra, visto che non sono mezzi blindati in grado di sostenere e resistere a combattimenti. I militari di Tripoli, però, hanno saputo sfruttare questo costoso regalo italiano usando un po’ della loro fantasia e creatività, trasformandoli in porta missili micidiali.

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Il giornalista dell’Espresso ha scritto: “Le Puma sono state fotografate durante gli scontri per il controllo dell’aeroporto principale del paese. E ora alcuni siti specializzati hanno mostrato questa metamorfosi sorprendente. Tecnici locali infatti hanno installato sui veicoli un lanciatore trinato per missili antiaerei russi Kub: gli stessi che un anno fa si ritiene abbiano abbattuto il Boeing malese sul cielo ucraino, uccidendo 298 persone. Negli arsenali di Gheddafi erano stati accumulati centinaia di questi ordigni, che adesso vengono usati dalle milizie come arma terra-terra, sparandoli a casaccio contro le città rivali”.

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Dalla foto si vede che le modifiche sono rudimentali, rustiche verrebbe da dire, ma efficaci e letali. “La testata contiene cinquanta chili di esplosivo e schegge, mentre è difficile ipotizzarne il raggio d’azione che forse è limitato a una decina di chilometri”. Quante vittime dovremmo portare ancora sulla coscenza visto che questi mezzi sono di provenienza italiana?

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