Intolleranza verso i russi
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Intolleranza verso i russi

Prendendo ad esempio un’intervista di un esperto militare polacco, colma di pregiudizi contro la Russia, un politologo avverte che simili opinioni sono piuttosto diffuse in Europa<br>

Intolleranza verso i russi
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3 Luglio 2015 - 10.47


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Numerosi intellettuali europei, impegnati in prima linea nella lotta contro pregiudizi razziali e blandi stereotipi, sembrano mutare drasticamente atteggiamento quando l’oggetto dell’analisi diventa la Russia o il suo popolo. A sostenerlo è un giovane politologo polacco, Kuba Benedyczak, in un lungo articolo pubblicato per la rivista accademica “Nowa Europa Wschodnia” (Russofobia o razzismo?), assicurando che la portata del fenomeno non è affatto trascurabile e basando la sua riflessione sulla discutibile intervista rilasciata al quotidiano di Varsavia “Rzeczpospolita” dall’esperto militare del Centro di Studi orientali Andrzej Wilk, zeppa di pregiudizi anti-russi.

Stando alle dichiarazioni di Wilk, infatti, “il punto debole della Russia è la Russia stessa, visto che qualsiasi cosa in questo Paese si trasforma in un pasticcio” e la corruzione è addirittura “radicata nei loro geni”. Dunque, la conclusione dell’analista polacco è una sola: “qui il punto debole è il fattore umano”.

Benedyczak ricorda che gli strali razzisti dell’esperto militare non rappresentano un caso isolato né in Polonia né in Europa, dove “in questi anni molti studiosi ed opinionisti hanno espresso opinioni del tutto simili”. “L’articolo di Andrzej Vilk è importante per comprendere realmente la natura delle relazioni – sottolinea il politologo – fra polacchi e russi. Ogni giorno leggiamo o sentiamo notizie che ritraggono i russi come un popolo di ubriaconi e di ultra-nazionalisti”. “Peraltro i media russi si scagliano quotidianamente contro l’Ue e gli Stati Uniti – osserva Benedyczak -, ma risparmiano la Polonia, che nonostante i nostri preconcetti egoistici e megalomani non viene bersagliata da emittenti televisive e quotidiani della Russia”. In conclusione, Benedyczak esorta gli intellettuali europei a “lasciarsi alle spalle” i “facili preconcetti”, “totalmente inutili soprattutto quando si tratta di comporre un analisi seria ed efficace di una determinata problematica”.

(Fonte: Sputnik)

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