Martedì scorso in Macedonia quattordici emigrati clandestini di nazionalità somala e afghana sono morti, investiti da un treno, mentre stavano seguendo a piedi il tracciato della ferrovia che valicando un’area montagnosa collega Gevgelija e Kumanovo. I clandestini camminavano sulla strada fermata seguendo la direzione che avrebbe dovuto condurli verso la Serbia e quindi in Occidente, il macchinista del convoglio se li è trovati davanti dopo una curva e non è riuscito a frenare in tempo, ma se questo è l’incidente più drammatico che si sia verificato nel Paese negli ultimi anni certo non è il solo: quasi ogni giorno in Macedonia si apprende di qualche clandestino morto per incidente o per denutrizione. E questo perché la piccola repubblica che internazionalmente si continua a designare come Fyrom è divenuta [bb+terreno di passaggio per i flussi umani provenienti da Africa e Medio Oriente[/b].
La ferrovia che si arrampica sulle colline per troppe persone si sta trasforando in un tracciato della morte, e questo per la semplice ragione che rappresenta una pista facile da seguire e nessuno la controlla, visto il percorso tormentato che segue: diversi immigrati sono morti mentre attraversavano le gallerie, altri perché erano troppo vicini ai binari e dall’inizio dell’anno il ministero degli Interni di Skopje calcola che le vittime siano state almeno 27, anche se aggiunge che non si può conoscere il numero di quanti sono stati sbalzati nei precipizi che costeggiano la linea.
JasminRexhepi,capo della ONG umanitaria “Legis” dice che dopo le tragedie che continuano a ripetersi, sarebbe più ragionevole e umano che lo Stato e le sue istituzioni elaborino una strategia al fine di facilitare il libero passaggio dei migranti verso la destinazione desiderata, o in alternativa offra loro un asilo. “Un dibattito su questo tema dovrà pure aver luogo – continua – poiché non si può continare nella politica dello struzzo, per le istituzioni statali è ginto il tempo di elaborare una strategia e affrontare una situazione che sta distruggendo la vita delle persone su base giornaliera. Non dobbiamo permettere che simili tragedie avvengano, se non altro per salvaguardare l’immagine del nostro Paese”.
Gevgelija è il punto di ingresso di emigranti illegali: è solo una piccola città del sud al confine con la Grecia , ma da quella parte atrraversare il confine seguendo piste di montagna non è troppo difficile,e per questo da lì gli emigranti iniziano una maratona a piedi per raggiungere la Serbia, dove la destinazione finale è il villaggio di Llojan, un altro posto di confine. Anche lì, nei dintorni del povero abitato si possono vedere centinaia di emigranti illegali, principalmente afgani, siriani e somali, che trascorrono i giorni ammassati sotto le tende in attesa di poter raggiungere la Serbia e poi i paesi della UE.
I residenti dicono che le autorità statali non reagiscono a questa situazione e temono anche che il gran numero di emigrati possa portare virus e malattie varie: “Abbiamo paura per quel che sta accadendo in questi mesi, in tutto il Paese ormai ci sono centinaia di migranti, li si vede dappertutto: entrano nel villaggio alla ricerca di aiuti o di cibo e molta gente ha paura che possano portare virus come quello dell’ Ebola”, dice Selami Memeti, decano del villaggio. Lui vorrebbe che le autorità statali facciano andar via gi stranieri non permettendo loro di rimanere nella povera tendopoli , anche perché spesso i migranti sono costretti a stazionare per settimane sotto quei ricoveri di fortuna prima di poter passare in terrtorio serbo.
Anche in Macedonia però il traffico di esseri umani si è trasformato in business redditizio: le autorità governative hanno rafforzato le misure di sicurezza e varato anche leggi dure contro il trasporto e traffico di emigranti stranieri, ma nonostante questo ci sono ancora gruppi che si occupano intensamente di questo business criminale. Quasi ogni giorno, il ministero degli Interni arresta trafficanti che trasportano emigranti dal confine con la Grecia verso quello confine con la Serbia, tra loro ci sono cittadini greci e serbi, ed oltre a questo spesso i migranti sono anche vittime di attacchi e rapine da parte di gruppi organizzati.
Il ministro degli Interni, Gordana Jankulovska ripete che la sua istituzione sta facendo il massimo sforzo per controllare i flussi, ma ammette anche che il numero delle persone in transito continua a crescere e i clandestini usano principalmente i territori montani per arrivare alle loro destinazioni.”Il ministero sta prendendo diverse misure per tenere sotto controllo i migranti illegali – spiega – ma il problema è che il loro numero continua a crescere e prr avere successo in certe attività ci vuole tempo. Noi stiamo facendo tutto il possibile, ma purtroppo dobbiamo dire di non vedere il medesimo impegno da parte greca, visto che la maggior parte di questi emigranti proviene proprio da lì”. Secondo i dati ufficiali, nel corso del 2014, sono stati 857 i rifugiati che hanno chiesto asilo in FYROM ma l’accoglienza è stata concessa solo a poche decine di siriani.
La ministra ricorda anche che la maggior parte dei migranti proviene da Siria, Afghanistan e Palestina, mentre sempre più alto è il numero di coloro che tentano di rimanere illegalmente nel Paese. Il centro di accoglienza per i richiedenti asilo a Skopje è strapieno, ma i rifugiati tendono a non rimanere lì per molti giorni: il loro obiettivo è quello di partire al più presto verso i Paesi dell’Unione europea.
(Naser Pajaziti, Ibna)