Gorbaciov: "Il virus sono gli Usa"
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Gorbaciov: "Il virus sono gli Usa"

Scambio di cortesie fra premi Nobel: Obama dice all'Onu che nei rischi per il mondo dopo l'ebola viene Mosca e Gorby:"Questa non è politica, è un insulto".<br>

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29 Settembre 2014 - 10.32


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Non l’ebola, ma gli Usa sono “il virus principale”: lo ha detto il premio Nobel Mikhail Gorbaciov ribattendo alle strane affermazioni del presidente Obama dinanzi all’assemblea generale dell’Onu”Abbiamo un virus principale: l’America e le ambizioni della sua leadership”, ha dichiarato alla Radio delle notizie russe (Rsn), commentando l’intervento.

Il presidente Usa aveva definito la Russia come una delle principali minacce al mondo, insieme al virus Ebola. “Questo non è neppure dialogo politico, è soltanto insulto: vogliono ferire e provocare ma la cosa principale è che fanno di tutto perché i contrasti in Europa continuino, gli Usa ambiscono ad avere il monopolio sul mondo, L’Ucraina e altre cose sono solo pretesti”, ha proseguito. A suo avviso, “non c’è alcuna guerra fredda tra Russia e Usa ma ci sono indizi che essa possa cominciare”.

L’ultimo presidente dell’Urss ha difeso il governo russo: “Non dobbiamo perdere la testa e il buon senso. Siamo una nazione forte, abbiamo cose che ci sostengono e abbiamo qualcosa da dire”, ha concluso.

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Proprio sabato la Duma, il ramo basso del Parlamento russo, ha approvato una legge che vieta alle società straniere di possedere più del 20% dei media russi. Per le case editrici straniere, si tratta di una vera e propria stangata, che si inserisce nel giro di vite di Putin contro l’influsso occidentale nel braccio di ferro sull’Ucraina.

La Duma ha approvato oggi in seconda e terza lettura (quella definitiva) il progetto di legge che riduce dal 50% al 20% il tetto delle quote straniere in tutti i media russi (giornali, periodici, tv e pubblicazioni internet), inclusi quelli controllati indirettamente attraverso partner russi. In particolare nel mirino, secondo gli analisti, il quotidiano economico “Vedomosti”e la versione russa di “Forbes,” entrambi spesso critici verso il potere. Ma la tagliola si abbatterà anche sul quotidiano in lingua inglese “Moscow Times” e su colossi come Axel Springer, Ctc Media, Burda, Condè Nast, in gran parte legati a riviste glamour che hanno plasmato i gusti e le mode della nuova élite post sovietica.

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