Combattere il terrorismo è un dovere morale
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Combattere il terrorismo è un dovere morale

Non si esaurisce la riflessione sugli ultimi interventi di papa Francesco. Per il filosofo e politico Massimo Cacciari siamo di fronte ad una svolta epocale da parte della Chiesa.

Combattere il terrorismo è un dovere morale
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21 Agosto 2014 - 13.28


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di Nuccio Fava

In contemporanea Renzi e Obama, l’uno nel campo profughi di Erbil, l’altro in un discorso alla Nazione e al mondo sotto shock per il filmato della decapitazione del reporter americano, hanno condannato il genocidio in atto contro il popolo curdo e il folle obbiettivo del califfato.

Non si può restare spettatori di fronte ad una tragedia di queste dimensioni. Un dovere morale prima che politico, intervenire per bloccare massacri e fanatismi che sono incompatibili con il vero spirito dell’Islam. Nessuna strumentalizzazione è ammissibile, nessuno può assassinare, rapire e sgozzare nel nome di un dio sanguinario e disumano.

”Non vi abbandoneremo, non vi lasceremo soli”, dicono all’unisono Obama e Renzi richiamando i valori civili ed etici a base delle rispettive costituzioni che riconoscono la dignità e il valore di ogni persona e di ogni popolo. Sono principi fondamentali racchiusi nella Carta delle Nazioni Unite e che prevedono il dovere di intervento anche militare per prevenire l’esplosione di conflitti o fermare il clamore delle armi nelle aree di crisi.

Il significato importante delle iniziative in corso, sia di carattere umanitario, sia di sostegno militare, erano stati intanto approvati dal Parlamento dopo l’esauriente illustrazione da parte dei nostri ministri degli esteri e della difesa. Purtroppo non sono mancate polemiche, specie da parte di 5stelle, atteggiamento francamente incomprensibile anche in considerazione del rischio di ripresa del terrorismo nei nostri territori. Il boia che ha decapitato il giornalista americano parla un perfetto inglese, appreso molto probabilmente in uno dei quartieri periferici di Londra, prima di volare in Siria e arruolarsi nei battaglioni fondamentalisti della morte. Rischiare di strumentalizzare per ragioni di politica interna fatti di una tale gravità ci pare francamente grave ed inammissibile.

Non si esaurisce intanto la riflessione sugli ultimi interventi di papa Francesco, compresa l’intervista concessa ai giornalisti durante il volo di ritorno da Seul. Per il filosofo e politico Massimo Cacciari siamo di fronte ad una svolta epocale da parte della Chiesa, un salto irreversibile sulla difficile questione della distinzione tra guerra giusta e guerra ingiusta che ha attraversato e travagliato la dottrina della Chiesa nei secoli. Per Cacciari la posizione di papa Francesco abolisce definitivamente la possibilità stessa di parlare di guerra giusta, categoria che fin dai tempi di sant’Agostino è stata oggetto di dibattito, per non dire delle numerose guerre sante e delle stesse Crociate promosse dai pontefici del tempo.

Per la mia generazione, formatasi a contatto con don Primo Mazzolari e Giorgio La Pira, il chiarimento sottolineato con forza da Cacciari, era già maturato nella stagione del Concilio Vaticano II. Soprattutto con la splendida enciclica “pacem in terrris”che lucidamente sosteneva l’inammissibilità della guerra nell’era dominata dalla minaccia nucleare tra impero sovietico e mondo occidentale. Già nella nostra Costituzione è fissato il ripudio della guerra e la possibile partecipazione solo nel quadro di intese internazionali approvate dal Parlamento. Nella scrittura unitaria di quei principi i costituenti di ispirazione cristiana ebbero un ruolo rilevante.

Altre guerre non nucleari, fortunatamente, hanno devastato il mondo, lacerante soprattutto quella del Vietnam per la cui conclusione si sono mobilitati giovani di tutto il mondo. In certa misura sofferenza analoga abbiamo vissuto per l’infinito conflitto israelo-palestinese le cui periodiche fiammate insanguinano ancora oggi il Medio Oriente. Nella posizione di papa Francesco c’è con chiarezza qualcosa in più, una ferma esplicitazione del dovere morale di intervenire a difesa di popolazioni inermi e deboli. Non solo le minoranze cristiane della chiesa Caldea, ma tutte le genti che praticano il loro credo, la loro cultura e i loro costumi secolari e che, al pari delle minoranze cristiane richiedono con urgenza soccorso, protezione e tutela. C’è ancora un riferimento significativo nella posizione di papa Francesco: azione adeguate e sollecite devono essere compiute nel quadro delle iniziative delle Nazioni Unite. Il dibattito avviato da Massimo Cacciari risulta come sempre acuto e fuori dagli schemi prevalenti. Potrà utilmente essere approfondito e nei nostri limiti cercheremo di seguirlo e di esprimere il nostro contributo.

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