Oltre un centinaio di alti funzionari dell’amministrazione pubblica fra cui magistrati ed alti gradi della polizia sono stati arrestati in Turchia sotto l’accusa di corruzione, intercettazioni illegali e abuso di potere: secondo la maggioranza guidata dal premier Erdogan si tratta di un’ operazione senza precedenti che punta a ripulire il paese, a giudizio degli oppositori questa invece è soltanto la seconda fase della “grande purga”, ovvero dell’estromissione del personale non sufficientemente “fidato” dal punto di vista del partito islamico al potere.
Alcuni nomi in effetti fanno sensazione: fra quanti sono finiti in carcere c’è l’ex capo dell’unità anti-terrorismo della polizia di Istanbul, Omer Kose e l’ufficio del procuratore di Istanbul fa sapere di avere emesso in tutto 115 mandati di arresto. In questa vasta operazione che su è protratta per giorni la polizia ha effettuato 200 interventi solo nella città di Istanbul ed il tutto é stato accompagnato da un grande supporto mediatico , con immagini televisive che mostravano potenti personaggi ammanettati dalla poliza. Le incursioni sono state effettuate contemporaneamente in 22 città di tutto il paese, e principalemnte ad Ankara, Smirne e Diyarbakir.
“Come potete vedere mi hanno messo in manette legandomi le braccia dietro la schiena – ha detto ai giornalisti un altro dei funzionari arrestati, Yurt Atayun- ma state tranquilli, è tutta politica”. Alcuni degli arrestati sono accusati di spionaggio, intercettazioni illegali, contraffazione e uso di documenti ufficiali falsi, violazione della privacy, fabbricazione di prove e violazione del segreto istruttorio. La maggior parte di essi aveva ricoperto posizioni chiave nella lotta alla corruzione ch aveva avvolto “AKP”, il partito conservatore del primo ministro Recep Tayyip Erdogan e il suo intero éntourage.
Durante l’indagine dell’autonno scorso le conversazioni di migliaia di persone ,- fra cui lo stesso Erdogan , membri del gabinetto ed il capo dell’Organizzazione National Intelligence della Turchia (MIT) Hakan Fidan – sarebbero state intercettate illegalmente. Questa nuova ondata di arresti di tre mesi dal primo turno delle elezioni presidenziali a molti sembra essere parte della “grande purga” della polizia e della magistratura lanciata alla fine dello scorso contro il movimento religioso del predicatore Fethullah Gulen ed i suoi seguaci. Erdogan ha ripetutamente accusato il movimento del suo ex alleato di aver gestito l’inchiesta per provocare scandalo. In un’intervista televisiva adesso, Erdogan ha ripetuto che la lotta contro il movimento di Gülen continua senza soste, ed anzi agli Statio Uniti é stata chiesta l’estradizione dell’imam. “Mi aspetto che gli Usa prendano una posizione sulla questione Gülen”.
Il predicatore ha 72 anni e dal 1999 vive in Pennsylvania dove dirige un potente movimento sociale e religioso che conta milioni di membri influenti nella polizia e nella magistratura turche. Lui sempre negato di essere responsabile per l’inchiesta contro Erdogan, ma nonostante le critiche e gli scandali il partito islamico della giustizia e dello sviluppo (AKP) guidato dal primo ministro ha ottenuto una vittoria schiacciante nelle elezioni locali del 30 marzo, e oggi Erdoganviene considerato il candidato vincente alle elezioni presidenziali del 10 agosto.