Ucraina: nessun segno di pacificazione nelle zone dell'est
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Ucraina: nessun segno di pacificazione nelle zone dell'est

Nessuna città in mano a filorussi nelle mani è tornata sotto l'egida del governo. La tensione è ancora alta.

Ucraina: nessun segno di pacificazione nelle zone dell'est
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3 Giugno 2014 - 19.09


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La cosiddetta operazione antiterrorismo lanciata dal governo ucraino all’inizio di aprile va avanti ad elastico, tra improvvisi strappi e momenti di rilassamento, seguendo anche le mosse dei separatisti. Se Petro Poroshenko, appena dopo la sua elezione alla presidenza il 25 maggio, aveva annunciato l’accelerazione decisiva, la matassa nel sudest appare sempre però più imbrigliata, tanto che per Semion Semenchenko, comandante filogovernativo del battaglione Donbass, non è una questione di settimane, ma di mesi.

Nessuna delle città in mano ai filorussi è stata riportata sotto il controllo del governo, che, pur avendo comunicato la scorsa settimana di aver recuperato terreno nelle due regioni di Donetsk e Lugansk e averle ripulite da quelli che vengono definiti terroristi, è ancora lontano dal riportare l’ordine negli oblast indipendentisti.

La situazione sul campo è confusa e si continua a combattere nei pressi in tutte le roccaforti autonomiste. Le autorità di Kiev hanno comunicato oggi che in questi giorni sono stati uccisi oltre 300 militanti filorussi, mentre la procura nazionale aveva detto in precedenza che in morti registrati dall’inizio di aprile sono stati 181, tra cui 59 militari regolari.

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Tutti numeri che sono impossibili da verificare, anche solo per il fatto che nei territori controllati dai separatisti è difficile avere in ogni caso informazioni certe. Nel caos sono spariti da diversi giorni due team dell’Osce, la cui liberazione è stata più volte annunciata, ma mai confermata. Se da Vienna l’Organizzazione per la sicurezza e lo sviluppo in Europa ha ribadito la volontà a continuare la missione di mediazione e monitoraggio in Ucraina, è però giallo sul ruolo dell’ex ambasciatore tedesco Wolfgang Ischinger, che secondo voci non confermate, ma nemmeno smentite, avrebbe lasciato il suo compito di coordinatore già dopo l’elezione di Poroshenko.

Sotto l’egida dell’Osce erano state tenute tre tavole rotonde di riconciliazione nazionale che non avevano dato grandi frutti alla vigilia delle presidenziali e ora Kiev sembra aver scelto la linea dura piuttosto che quella del dialogo. Mentre la Russia continua a chiedere lo stop dell’offensiva e ha chiesto l’apertura di corridoi umanitari, gli Stati Uniti hanno invece dato il via libera all’uso della forza, raccomandando solo, come affermato dalla portavoce del dipartimento di stato Jen Psaki lo scorso fine settimana, “di limitare i danni alla popolazione civile”.

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