Dopo il fallimento dell’idea della costruzione del gasdotto “Nabucco” , l’Unione europea continua a valutare alternative al gas russo ed al gasdotto “South Stream” e la nuova idea si chiama “Trans Adriatic Pipeline” ( TAP ), una condotta che attravarso la Turchia convoglierebbe fino al Sud Italia il gas dell’Azerbairgian. I ministri dell’energia dell’Unione europea ne hanno discusso l’altro ieri in un incontro a Roma.
La crisi ucraina e la possibilità che il gas russo fin dal mese prossimo arrivi ai clienti europei con maggiori difficotà ha dato ulteriore motivazione alla campagna rivolta a trovare una soluzione che rappresenti un’alternativa al gas russo. A Roma oltre alla TAP sono state discusse le opzioni di aumentare l’uso di gas di scisto, di migliorare lo stoccaggio di energia, così come le opportunità per ridurre la domanda aumentando l’efficienza energetica anche attraverso un maggiore utilizzo del carbone.
Mentre all’inizio della crisi ucraina sembrava proporsi come unica alternativa l’acquisto del gas di scisto dagli Stati Uniti, adesso si comincia a pensare che il modo migliore per ottenere indipendenza energetica dalla Russia sia quello di promuovere la costruzione della “TAP”, sostene l’agenzia “Reuter”. La TAP rappresenta in realtà una nuova versione del “Nabucco”, che convince anche i politici. La realizzazione del “Nabucco” non é andata in porto perché non esisteva la certezza che il gadsdotto sarebbe stato rifornito e perché sono venuti meno alcuni potenziali investitori.
Sulle ali di Bruxelles e dei tentativi di ridurre il dominio della Russia come unico, la costruzioni della “TAP” potrebbe cominciare nel 2015, è prevista durare quattro anni, e l’intero progetto costerà 45 miliardi dollari: in realtà la “TAP” pipeline è solo una parte di un progetto che preleverà gas dal giacimento di “Shah Deniz II”, in Azerbaijan, per portarlo in Europa. Nel dicembre dello scorso anno a Baku i membri del consorzio “Shah Deniz” hanno concordato un finanziamento per lo sviluppo della seconda area del giacimento nel Mar Caspio, e rappresentanti di Azerbaigian, Albania ,Bosnia, Croazia e Montenegro, hanno firmato un memorandum sulla cooperazione nella realizzazione del corridoio meridionale di trasporto attraverso l’Europa sud-orientale.
Questi due documenti sono un prerequisito per altri progetti di sviluppo che dovrebbero fare vita a tre “Corridoi” meridionali: il TANAP ( gasdotto transanatolico ), TAP ( Trans Adriatic Pipeline ) e lo IAP ( gasdotto All ). Si tratta di una rete di gasdotti sottomarini da 26 pozzi di gas nel Mar Caspio dovrebbero trasportare ogni anno 16 miliardi di metri cubi di gas ai consumatori europei. Si stima che fra progetti e condotte la costruzione del TANAP e TAP gasdotto avrà un costo di circa 45 miliardi di dollari. TANAP, dunque, inizierebbe in Azerbaigian passando poi attraverso la terra e attraverso Georgia e Turchia per complessivi 1.800 km. Il tracciato del TAP passerebbe invece attraverso la Grecia e l’Albania e il Mar Adriatico a sud d’Italia per 870 km.
Il problema, però, consiste nel fatto che nel progetto del TAP nel flusso di 16 miliardi di metri cubi di gas all’anno, sei miliardi dovrebbero restare in Turchia, mentre gli altri dieci andrebbero verso i paesi d’Europa, così, i restanti dieci miliardi di metri cubi dovrebbero essere suddivisi.
Queste cifre sono sufficienti a dimostrare che TAP non può essere un’alternativa al South Stream, la cui capacità complessiva è prevista di 63 miliardi di metri cubi di gas all’anno. Inoltre, Mosca e “Gazprom”, la società che manda avanti il progetto assieme a gruppi europei fra cui l’Eni, ha appena confermato che i primi flussi di gas avranno luogo nei primi mesi del 2016, tre anni prima che nell’ipotesi più ottimistica possano giungere rifornienti dal “corridoio Sud ” che potrebbe entrare in funzione solo nel 2019.
Oltre ad essere sei volte più grande del gasdotto TAP, inoltre, il progetto “South Stream” e più economico, dato che agli azionisti costerà 160 miliardi di euro, inoltre la condotta russa si alimenterà da pozzi di gas sufficienti al fabbisogno europeo.
Non è difficile concludere dunque che il gasdotto TAP di cui si è parlato a Roma non può sostituire la capacità di “South Stream” ed i nuovi progetti che sono ancora da costruire, ancora non possono sostituire il gas che la Russia manda all’Europa attraverso l’Ucraina. Per queste ragioni diventa particolarmente importante l’incontro che i rappresentanti della Ue e la Russia hanno annunciato a maggio con due rappresentanti di Ucraina, nel tentativo di trovare una soluzione sul pagamento del debito di Kiev a “Gazprom” (quasi tre miliardi di euro).
In caso contrario, Mosca ha annunciato che sospenderà le consegne a Kiev e quindi potrebbe facilmente accadere ciò che l’Europa ha già vissuto fra il 2006 e il 2009 con le ultime due crisi del gas ucraino. Gli ucraini potrebbero poi “succhiare” il gas destinato per l’Europa rendendo particoarlmente incerto il riscaldamento nella stagione invernale 2014/15. Se dovessero avventurarsi in una nuova crisi del gas, i politici di Bruxelles sarebbero sicuramente schiaffeggiati da loro elettori, per nulla interessati al confronto politico fra Unione, Russia e Ucraina.