Su Twitter le violenze della polizia di New York
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Su Twitter le violenze della polizia di New York

Le foto delle violenze pubblicate sul profilo ufficiale della polizia americana, con l'hashtag #myNYPD.

Su Twitter le violenze della polizia di New York
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23 Aprile 2014 - 19.35


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Ieri il New York Police Department utilizzando il proprio account Twitter @NYPDnews ha lanciato quella che in gergo viene chiamata “call to action”: l’invito a fare qualcosa collegato a un marchio, una causa, un ideale.
Chi gestisce, probabimente i social media per conto del dipartimento di polizia newyorkino ha chiesto ai propri follower, oltre 97mila al momento delle redazione di questo articolo, di twittare foto fatte in compagnia degli agenti i polizia, accompagnate dall’hashtag #myNYPD.

Quella che doveva essere una operazione di simpatia, di coinvolgimento delle persone, si è immediatamente rivoltata contro trasformandosi in un autogol, un terribile boomerang. L’hashtag è schizzato subito fra i trending topic, i temi caldi del momento ma avendo l’effetto opposto a quello desiderato ed ipotizzato. Infatti le foto postate sulla piattaforma di microblogging da 140 caratteri, nella stragrande maggioranza dei casi, non erano assolutamente favorevoli alla polizia, anzi erano perlopiù di casi di violenza ed abusi da parte delle forze dell’ordine.

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Secondo Topsy, piattaforma di monitoraggio delle conversazioni in rete, a questo momento vi sono stati 81mila tweet e l’ondata di protesta non pare placarsi. L’account ufficiale della polizia di New York ha pubblicato solo quattro fotografie, alcune delle pochissime in suo favore, ignorando tutti gli altri tweet negativi. Commettendo così un errore nell’errore.

Una case study, un caso di campagna di comunicazione social con effetti controproducenti per non aver tenuto in considerazione la propria reputazione e immagine, di cui prendere nota a futura memoria, augurandosi che non sia, come scriveva Alessandro Morandotti, che “La storia insegna che la storia non insegna nulla”.

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