Presentarsi per ciò che non si è risulta cosa sgradevole e sbagliata. È una bugia dalla gambe corte, perchè prima o poi il vero volto viene fuori. Per chi non avesse capito quale sia il vero volto della diplomazia “Kerry style” varrà la pena soffermarsi sulla sua visita in Arabia Saudita.
Il “mastino di Obama” tiene una conferenza stampa con il suo omologo saudita e cerca di far credere che i rapporti bilaterali non siano in crisi. Poi gli chiedono del diritto rivendicato dalle donne saudite a guidare. Lui si guarda attorno un po’ smarrito, poi dice grosso modo così: “so che qui c’è questa salubre discussione. Noi in America non poniamo limiti di genere, razza o fede ai diritti individuali. Ma ognuno deve seguire la strada che ritiene e credo che anche questo Paese abbia diritto a decidere autonomamente.”
Forse Kerry non sapeva che il suo illustre interlocutore, il ministro degli esteri saudita, ha dichiarato al riguardo: “io sono a favore della richiesta delle donne saudite, non solo per motivi filosofici ma anche religiosi: infatti in nessuna sura del Corano è scritto che alle donne è proibito guidare un’automobile.”
Kerry non solo ha dimostrato che la sua diplomazia non fa dei diritti umani una priorità, ma ha anche dimostrato di non esservi interessato.
La deduzione è logica: gli Stati Uniti danno ragione ai sauditi su ciò su cui dovrebero dargli torto in cambio di qualcosa. Lo stesso faranno con l’Iran. Ecco perchè Kerry ha tradito i siriani anche dopo l’uso di armi chimiche da pate di Assad. Perchè i diriti umani (altrui) sono una “bargaining card”. Questo ovviamente ci può stare, ma non presentandosi come il tutore delle libertà, il post bushita che cambia faccia all’America. No, meglio direche si è sulla stessa lunghezza d’onda di Kissinger, ma non bravi come lui. Tutto qua…