Ore febbrili per Barack Obama che al G20 di San Pietroburgo cerca sostegno per l’intervento in Siria. Attesa per un eventuale incontro con il presidente Russo, Vladimir Putin, che dovrebbe avvenire solo a margine del summit. “Credo che io e Obama riusciremo a parlare a margine del summit G20” ha infatti affermato il leader del Cremlino.
Tra i due capi di Stato pare essere sceso il gelo e un incontro “a margine” sembra poco indicato per risolvere i pesanti nodi che intricano le relazioni internazionali sulla vicenda siriana. Vicenda che cade nel momento peggiore possibile, dopo l’incrinarsi dei rapporti tra le due superpotenze in seguito al caso Datagate e all’asilo politico concesso dalla Russia a Edward Snowden, un affronto a cui la Casa Bianca ha reagito proprio cancellando il vertice che avrebbe dovuto aver luogo a Mosca in questi giorni.
E la vicenda di Snowden in realtà non è che la punta dell’iceberg di divergenze, incomprensioni e anche sgarbi tra i due leader. Stati Uniti e Russia sono ai ‘ferri corti’ su vari temi: dal controllo delle armi, allo scudo missilistico, dal commercio, ai diritti umani. Fino al disarmo nucleare, all’Iran, o ora sopratutto alla Siria.
La Cina è contraria al blitz – È stata Pechino, da sempre contraria ad ogni intervento militare contro Damasco, ad aprire al G20 la danza delle dichiarazioni sulla crisi siriana: “Un’azione militare avrebbe un impatto negativo sull’economia globale, in particolare sul prezzo del petrolio, causandone un aumento”, ha dichiarato il viceministro delle Finanze, Zhu Guangyao.
Letta: senza l’Onu l’Italia ne resta fuori – Sulla questione Siria la “preoccupazione italiana è al massimo”, e il G20 è “l’ultima occasione perché si trovino soluzioni negoziate e politiche”. Ciononostante, senza il via libera dell’Onu l’Italia, ribadisce il presidente del Consiglio, Enrico Letta, non andrà in Siria. “A me – spiega – non risulta nessun punto di freddezza” con Washington. “Comprendiamo” l’atteggiamento di Obama, ma senza un avallo delle Nazioni Unite l’Italia è “impossibilitata” a intervenire. Anche se “non abbiamo nessuna intenzione di strappare l’alleanza che confermiamo strategica con gli Stati Uniti”.
Lega Araba a Mosca per favorire conferenza di pace – L’inviato speciale della Lega Araba e dell’Onu, Lakhdar Brahimi, è arrivato in Russia per aiutare il segretario generale delle Nazioni Unite, Ban Ki-moon, a spingere a favore della conferenza internazionale di pace in Siria. Lo riferisce un portavoce dell’Onu a San Pietroburgo. Tra le ipotesi che circolano, quella di un tentativo di fissare una data per Ginevra-2 nonostante l’ipotesi di un blitz Usa.
Mauro: la via giusta è l’Onu – “Comprendiamo le ragioni di Stati Uniti e Francia. Crediamo però che in questo momento sia l’Onu il luogo deputato perché venga messa a punto una soluzione adeguata. Questo è un passaggio chiave, ineludibile. E l’Italia ha l’autorevolezza per chiederlo in virtù del nostro impegno nel mondo a sostegno dell’azione di contenimento dei conflitti e della costruzione della democrazia”. Lo ha affermato il ministro della Difesa Mario Mauro.
Sul caso siriano l’Italia intende svolgere “un ruolo di responsabilità. La nostra posizione sull’uso di armi chimiche è netta: si tratta di un crimine contro l’umanità. Così come non c’è da scegliere tra Stati Uniti e Francia da un lato e Assad dall’altro, perché l’Italia ha ben chiaro chi sono i suoi alleati e che cos’è la dittatura di Assad”, ha aggiunto Mauro.
“Il conflitto siriano ha già una caratura internazionale, semmai il ruolo della comunità internazionale deve essere quello di contribuire a far sì che siano i siriani a sedersi attorno a un tavolo, mettendo da parte gli interessi delle potenze regionali, privilegiando invece gli interessi del proprio popolo: pace e convivenza civile”, ha proseguito Mauro, secondo cui “anticipare le conclusioni degli ispettori dell’Onu con azioni militari, per quanto mirate e ristrette, non è nell’interesse di un percorso di pacificazione”.
Le flotte si preparano – Una nave militare italiana, il cacciatorpediniere Andrea Doria, è salpata nelle ore scorse da Taranto per dirigersi al largo delle coste libanesi: scopo della missione, secondo quanto si è appreso, quello di tutelare le truppe italiane della forza Unifil in caso di conflitto siriano. La fregata Maestrale è ancora “in approntamento” e partirà nelle prossime ore, al massimo entro un paio di giorni.
Tre navi da guerra russe, due da assalto anfibio e una da ricognizione, entreranno nel Mediterraneo nelle prossime ore: lo afferma l’agenzia di Stato egiziana Mena citando fonti militari russe. Le tre navi, la Novocherkassk, la Minsk e la SSV-201 Priazovye sono partite dal porto di Novorossiysk e entreranno nel Mediterraneo dal Bosforo.
Idriss: l’intervento sia forte e non limitato alle armi chimiche – Il comandante dell’Esercito siriano libero, generale Salim Idriss, spera che un eventuale intervento americano in Siria sia sufficientemente “potente ed efficace” da porre fine non solo agli attacchi chimici ma anche ai raid aerei e agli attacchi con missili balistici che continuano a colpire le zone sotto controllo dei ribelli.
Il leader dei ribelli, raggiunto telefonicamente nel sud della Turchia, ha fatto notare che l’amministrazione Obama non ha chiesto il parere dell’Esercito siriano libero sui possibili bersagli da colpire, né si è consultato con il movimento dei ribelli sui suoi piani. Per Idriss tuttavia i potenziali “bersagli non sono un segreto”.
La posizione dei quartier generali e delle basi delle unità dell’esercito siriano coinvolti negli attacchi responsabili ogni giorno di tanti morti in Siria sono ben noti all’amministrazione americana, ha affermato, e anche ad altri governi stranieri quali la Francia.