Entro 48/72 ore ci saranno bombardamenti chirurgici contro le infrastrutture, gli arsenali, l’aviazione, i palazzi del governo, la televisione e qualche residenza presidenziale della Siria. Questi sono gli obiettivi che gli Stati Uniti punteranno durante l’imminente rappresaglia dopo il presunto uso di armamenti chimici da parte di Assad contro i ribelli e la popolazione. Ma se questo accadesse come sarà realizzato l’attacco?
Il Tomahawk, missile guidato con un raggio di azione dai 1600 ai 1800 chilometri. Il Tomahawk – che deve il suo nome all’ascia di guerra utilizzata dagli indiani d’America – è un missile da crociera di lungo raggio che può essere lanciato sia da un sommergibile sia da un cacciatorpediniere che da un incrociatore della marina. Ha un raggio di azione che varia dai 1600 ai 1800 chilometri per cui può essere lanciato da una nave che si trovi in acque internazionali.
Il Tomahawk è un missile guidato invientato durante la Guerra Fredda dalla compagnia statunitense General Dynamics negli anni ’70. Adesso viene prodotto dalla Raytheon, che ha rilevato la divisione missili della General Dynamics nel 1997. Nel panorama balistico Raytheon è diventata famosa per il suo noto missile Patriot, usato durante la Guerra del Golfo nel 1991.
Il Tomahawk è un missile a cui si possono assegnare 16 obiettivi predeterminati e che viene guidato tramite un sistema Gps; può anche essere riconfigurato all’ultimo istante, poco prima del lacio. La sua ultima versione, Tomahawk Block IV, prevede anche la possibilità di farlo volare sopra i teatri di guerra senza alcun rumore e di fissare l’obiettivo del lacio in secondo momento.
Più di 2000 missili Tomahawk sono stati utilizzati in differenti scenari e alla sua fabbricazione lavorano circa 71mila operai. Il missile Tomahawk 5/6 metri e ha un diametro di un metro e mezzo; è capace di trasportare 450 chili di esplosivo.
Da dove verranno lanciati i Tomahawk: cacciatorpediniere o sottomarino? Lo scorso 19 agosto il gruppo di attacco della [url”portaerei Truman”]http://www.globalist.it/Detail_News_Display?ID=48237&typeb=0&Tre-potenze-militari-e-cinque-scudieri-pronti-a-colpire-la-Siria[/url] è entrato nell’aerea della quinta flotta statunitense che è in base in Bahréin. Il gruppo di combattimento è stato integrato dai cacciatorpedinieri USS “Mason” e USS “Bulkeley” della classe “Arleigh Burke”, che possono lanciare 96 missili da crociera guidati e intercettare missili nemici con obiettivi in Israele. La portaerei è stata accompagnata da due incoraciatori USS “San Jacinto” e USS “Gettysburg” e da un sottomarino.
Oltre a questo gruppo di attacco nella zona, nei prossimi 9 mesi, dopo aver lasciato la base di Norfolk (Virginia) lo scorso 22 luglio, la marina statunitense avrà cacciatorpedinieri con capacità di lanciare missili anche dal mediterraneo, con una base a Napoli che comprende 14 navi da guerra.
Attacco aereo: aerei da combattimento della Truman. La portaerei Truman può ospitare 66 aerei di cui 45 sono aerei da combattimento F18 “Hornet” e F/A-18E/F “Super Hornet”. È poco probabile l’impiego degli aerei da combattimento nella prima fase della rappresaglia contro la Siria, ma può essere questa un’opzione in una fase successiva al conflitto. Gli aerei F18 e F18F sono quelli incaricati di attaccare le postazioni nemiche e anche di contrastare l’aviazione siriana. Questi aerei fanno parte di diversi squadroni: Marine Fighter Attack Squadron 312, Strike Fighter Squadron 32, Strike Fighter Squadron 37 e Strike Fighter Squadron 105.
Utilizzeranno lo spazio aereo della Giordania e dell’Arabia Saudita per accedere alla Siria, ma mai lo spazio aereo di Israele perché gli Stati Uniti vogliono mantenerlo fuori dalla guerra.