Il mondo islamico in rivolta contro l'Occidente
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Il mondo islamico in rivolta contro l'Occidente

Dilaga la rabbia nel mondo arabo. Il consiglio di sicurezza Onu condanna gli attacchi alle sedi diplomatiche occidentali. Almeno 8 vittime in Libano, Tunisia e Sudan.

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15 Settembre 2012 - 12.50


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Il venerdì di preghiera si è trasformato in un venerdì di sangue e rabbia. Dopo aver preso il via in Libia ed Egitto, le violenze e le proteste anti-americane si sono diffuse in tutto il mondo arabo. E sotto attacco ora non è più solo l’America ma l’intero l’Occidente. L’elenco di ieri delle violenze e degli scontri è impressionante: manifestanti infuriati per il film anti-Islam stanno attaccando le ambasciate di Germania e Gran Bretagna a Khartoum. Ancora manifestazioni e scontri in Egitto, Marocco, Indonesia, Bangladesh, Iran, Tunisia. Chiuso per ragioni di sicurezza l’aeroporto di Bengasi.

Nella notte tra venerdì e sabato il consiglio di sicurezza dell’Onu ha condannato gli attacchi contro le sedi diplomatiche in Nord Africa. Nel frattempo, Google ha respinto la richiesta della Casa Bianca di rimuovere da Youtube il controverso filmato. La società di Mountain View ha spiegato di aver già censurato il video in India e Indonesia dopo averlo bloccato in Egitto e Libia, ma non intende invece oscurarlo in altri Paesi.

A Tunisi ieri manifestanti hanno occupata l’ambasciata di Washington che è stata evacuata, mentre le forze dell’ordine hanno sparato ad altezza uomo. I diplomatici Usa sono stati costretti ad abbandonare il paese, mentre sarebbe è appiccato il fuoco alla scuola americana della capitale nordafricana. Due dimostranti sono morti, e altri 29 sono rimasti feriti.

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A Tripoli, nel nord del Libano, le violente proteste contro il film su Maometto hanno causato un morto e 25 feriti. Una folla composta da circa 300 estremisti islamici ha assaltato e dato alle fiamme un Kentucky Fried Chicken, la catena americana di fast food, e poi si è scontrata con le forze di sicurezza. E l’attacco è avvenuto nelle stesse ore in cui il Papa Benedetto XVI iniziava a Beirut una storica visita pastorale nel paese.

Ancora più preoccupante ciò che è successo in Sudan, dove nel mirino non sono finiti solo gli Stati Uniti. I manifestanti infatti hanno preso d’assalto l’ambasciata britannica a Khartoum, mentre hanno sfondato il cordone posto davanti all’ambasciata tedesca: le forze di sicurezza locali hanno risposto con il lancio di lacrimogeni (scontri ancora in corso). Tutto il personale diplomatico di Berlino risulta illeso, secondo quanto riferisce il ministro degli Esteri tedesco. Dopo aver attaccato le sedi diplomatiche dell’Ue, 10.000 manifestanti si sono poi diretti verso l’ambasciata americana.

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Ad Amman, in Giordania, si è svolto un corteo nei pressi dell’ambasciata americana. La polizia anti-sommossa ha allestito un cordone di sicurezza intorno alla sede diplomatica, impedendo ai manifestanti, che gridavano slogan contro gli Usa, di avvicinarsi. Il leader salafita, Abu Mohammad Tahawee ha dichiarato: «Gli Stati Uniti stanno mostrando un doppio volto. Dicono di essere favorevoli alla libertà d’espressione, ma sostengono anche atti che minacciano di fomentare l’odio tra gli occidentali e i musulmani». Il governo ha assicurato che proteggerà da ogni tentativo di assalto l’ambasciata Usa, attorno alla quale gli agenti rimangono di presidio, armati di gas lacrimogeni e idranti.

In Siria si è poi registrato un sit-in a Damasco: scontri anche in India nel Kashmir e a Madras, dove la polizia ha arrestato 86 dimostranti, e in Afghanistan, dove i talebani hanno dato fuoco all’immagine di Obama. Anche in Nigeria, Giordania, Pakistan e Marocco ci sono stati cortei di protesta.

E l’ondata di rabbia per il controverso film anti-islamico The Innocence of Muslims è arrivata anche in Australia. Centinaia di persone si sono scontrate venerdì con la polizia a Sidney, davanti al Consolato americano. I manifestanti, tra cui anche donne e bambini, sono scesi in strada urlando slogan antiamericani.

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Quello che sembrava nata come una protesta per un film blasfemo su Maometto si è quindi trasformata velocemente in un attacco all’intero Occidente. Il rapido degenerare della situazione non può non portare a una riflessione su la Primavera araba e le responsabilità dei Paesi occidentali. Il passaggio da un cieco sostegno alle dittature a un cieco sostegno alle rivoluzioni, come era prevedibile, non ha portato alla democratizzazione dell’area.

C’è poi un altro aspetto evidente per questa ondata di violenza: a lungo soffocato dalle dittature alleate di Washington, il sentimento popolare che vede negli Stati Uniti un nemico soprattutto per l’appoggio a Israele si è unito all’emergere delle frange islamiche più estremiste. E questo preoccupa non solo la Casa Bianca, ma il mondo intero, compresi i milioni di cittadini dei Paesi arabi convinti o fiduciosi, solo un anno fa, che la caduta dei loro raìs fosse l’inizio di una vita migliore, libera.



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