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Tutu: Blair e Bush vanno processati all'Aja

In un articolo sull'Observer Desmond Tutu, premio Nobel per la Pace, parla di un mondo spinto sul precipizio bellico dai due bulli atlantici. [Francesca Marretta]

Blair e Bush
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Francesca Marretta

2 Settembre 2012 - 12.45


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da Londra

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Tony Blair e George Bush dovrebbero essere processati dalla Corte Penale Internazionale (Cpi). La loro scelta immorale di invadere l’Iraq in base a conclamate bugie sulle armi di distruzione di massa ha polarizzato e destabilizzato il mondo più di ogni altro nella storia. Questa la sintesi di un articolo apparso oggi su The Observer a firma del Premio Nobel per la pace, Arcivescovo Desmond Tutu. Il disastro siriano e lo spettro di una guerra con l’Iran sono un’altra conseguenza del “precipizio” su cui siamo stati spinti dai due leader Atlantici, definiti da Tutu “bulli”.

I morti iracheni sono una base più che sufficiente per aprire un fascicolo a carico dei leader delle due potenze Atlantiche. L’anno scorso sono rimaste uccise in media in Iraq più di sei persone al giorno, sottolinea Tutu, ricordando anche gli 110mila morti dal 2003, cui vanno aggiunti 4500 soldati americani e milioni di rifugiati e sfollati.

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Il doppio standard però regna sovrano. Solo capi di Stato africani sono stati condannati dalla Cpi. Il fatto che ancora oggi, di fronte all’evidenza dell’inesistenza di “pistole fumanti” in mano a Saddam Hussein, Blair abbia l’arroganza di dire che l’Iraq è un posto migliore senza il vecchio dittatore, è insopportabile per un uomo integro come Tutu, che, com’è noto, si è ritirato in settimana da una conferenza internazionale a Johannesburg per non sedere accanto all’ex Premier britannico.

Leadership dovrebbe essere sinonimo di moralità secondo Tutu e questo non è certo il caso per gente come Blair e Bush, che hanno portato solo lutti. I fatti lo dimostrano. L’intervento in Iraq non ha attenuato le minacce terroristiche, né aiutato il dialogo tra il mondo islamico e quello giudaico-cristiano.

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Alle parole di Tutu, Blair ha risposto con la seguente dichiarazione: “Dire che il massacro di centinaia di migliaia di iracheni da parte di Saddam è irrilevante rispetto alla moralità di rimuoverlo mi pare bizzarro”.

Blair non coglie l’analogia tra il suo pensiero e quello dell’Arcivescovo. Se la scelta di rimuovere Saddam Hussein trova “moralità” in quei lutti inflitti dal vecchio dittatore agli iracheni (le armi inventate sono un irrilevante dettaglio), l’appello di Tutu per portare l’ex Premier britannico e l’ex Presidente americano alla Cpi si giustifica, appunto, con una conta di morti cui vanno sommate le conseguenze disastrose di un conflitto che ha battuto record dell’orrore senza dubbio imputabili all’ex Raìs di Baghdad. Gli Usa non riconoscono la Cpi, la Gran Bretagna, paese civile, si. Se Blair fosse condannato per crimini di guerra e contro l’umanità per il disastro iracheno, lo aspetterebbe una cella. A Saddam Hussein toccò il cappio.

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