Si è aperto oggi a Mosca il processo contro le punk femministe del gruppo Pussy Riot. Chiedono scusa, ma non accettano l’accusa di “teppismo”, le tre esponenti della band femminile russa finite dietro le sbarre cinque mesi fa per aver inscenato una “preghiera punk” contro Vladimir Putin nella cattedrale moscovita di Cristo il Salvatore.
Nadezhda Tolokonnikova, Yekaterina Samutsevich e Maria Alekhina, attualmente in carcere, rischiano una condanna di sette anni. Arrestate a marzo, la loro detenzione è stata estesa fino al gennaio del prossimo anno.
La Chiesa russa si è espressa contro di loro, ma il processo sta dividendo l’opinione pubblica dell’ex Unione sovietica.