C’è una parola d’ordine che ha guidato martedì 3 luglio, il grande “esame orale” del primo ministro francese Jean-Marc Ayrault, chiamato al suo primo discorso davanti all’Assemblea nazionale: unità. È ad essa che si è appellato, ora che la Francia vive uno dei grandi momenti in cui c’è bisogno non solo di rigore ma, appunto, di qualcosa che avvicini il paese, qualcosa di “unificante”. Quindi niente rotture, è la «cultura dell’accordo» che deve vincere e niente austerità.
È così, in linea con l’idea di cambiamento che ha guidato François Hollande fino alla presidenza della repubblica, che la Francia si può «raddrizzare». I primi annunci parlano di una politica già attiva: si inizia subito, da giovedì 5, con una grande consultazione sulla scuola o meglio sulla «rifondazione» del sistema educativo; poi in autunno sarà la volta di una conferenza in materia ambientale, sulle nuove energie, e il momento di dare il via a un grande piano di lotta alla povertà.
Quanto alle attese ricette di natura fiscale ed economica, tra riduzione del deficit e crescita, l’obiettivo per il primo ministro socialista è di arrivare all’equilibrio di budget nel 2017. In mezzo ci sono proposte di cui si discuterà parecchio: avendo premesso che i dati sulla crescita oggi sono stati rivisti al ribasso, Ayrault ha anticipato che si darà spazio a una riforma fiscale in cui saranno colpiti i più ricchi. Ci saranno poi innovazioni come la possibilità di far votare gli stranieri alle elezioni comunali e si conferma l’annunciata rivoluzione nei diritti: i matrimoni e l’adozione per le coppie omosessuali. Già nel programma elettorale di Hollande, e più volte confermata negli ultimi giorni, con tanto di interviste sui giornali e sfilata al Gay pride parigino, la proposta era stata recentemente confermata anche dal ministro della famiglia, Dominique Bertinotti e sarà legge presto, dal primo semestre del 2013.
Il governo di «responsabilità» firmato dal socialista Ayrault e figlio del programma elettorale di Hollande, sta insomma dicendo che è questo che serve nei momenti difficili. Parla di un’attenzione diversa verso i giovani, dell’esigenza di lottare per risolvere il problema del «grande debito», e anche per questo ha esortato i francesi a «mobilitarsi» perché – il fil rouge che tiene legato il discorso del primo ministro è proprio questo – si può «fare insieme la Francia». Su questo è incastonato il programma della legislatura enunciato in un lungo discorso (durata: un’ora e quaranta, per qualcuno più polemico addirittura «soporifero»), che spazia, appunto, dagli investimenti sulle energie rinnovabili (riducendo l’energia nucleare dal 75 per cento al 50) alle riforme per moralizzare la vita pubblica, anche introducendo una parte di proporzionale e vietando il cumulo dei mandati – passaggi necessari per una classe politica come quella francese ora è coinvolta in polemiche stile “anti-Casta” – passando per un impegno per ridare fiducia alla giustizia. Un “nessuno resti solo” che echeggia in ogni punto del discorso del primo ministro, il quale non tralascia di sottolineare il ritorno delle truppe dall’Afghanistan entro la fine dell’anno e anticipa la presentazione di un nuovo Libro bianco della difesa, oltre a un piano per gli alloggi e per il lavoro.
Con queste linee di indirizzo Ayrault ieri ha infine conquistato la fiducia di Palais Bourbon, in un clima che Le monde definiva prontamente «elettrico», tra fischi e rumorose proteste dell’opposizione, che ha poi votato contro (solo quattro le astensioni tra i nuovi centristi) ed è finita con 302 sì e 225 no, con l’astensione in area maggioranza, del solo Front de gauche. Nessuna sorpresa, lo aveva anticipato lo stesso primo ministro, il programma dei sessanta punti di Hollande c’era tutto (e Ayrault ci è scivolato dentro, direbbe Le Figaro).